Home page -Comunicazioni Questo blog non rappresenta un testata giornalistica e non viene aggiornato periodicamente – raccoglie opere © di francesco zaffuto

ariel




della dipartita del mio amico Michele Romano ho saputo da una pagina di facebook , ho trovato la cosa molto triste anche perché ci sentivamo almeno un quattro volte l’anno per telefono. Michele era un poeta particolare, era giardiniere e ci teneva tanto a questa qualifica che aveva raggiunto con determinazione, era fondamentalmente estasiato dalla natura, si era rifugiato nella maremma toscana scappando dai rumori ferrosi della Lambrate milanese.
Voglio proporre in lettura alcune sue poesie che ho trovato ieri in un cassetto; Michele Romano preferiva firmarsi ariel (come lo spirito che Shakespeare tratteggia nella Tempesta)

Sarebbe bello una volta incontrare Antigone
Chissà, un mattino di Sole? Presso l’Eretteo
Con la luce che gioca nelle pieghe delle figure
sulla loggia del tempio
Sconfiggere l’Ybris, il Minotauro che ci ha
fissato con gli occhi di brace, dal buio.
Ci piacerebbe incontrare Antigone sopravvissuta all’offesa,
con le mani piene di sabbia, di terra,
raccogliere il fulgore dei doni in quel tempio
della promessa.
Solo i viandanti nani ci hanno lasciato le loro
impronte scavate nella sabbia, i carichi lasciati
presso il mare. Al sole di levante negli occhi
abbagliati, sul viso screpolato di sale.
Un altro viaggio occorre adesso, verso il porto che era
agli inizi della memoria …
(ariel)
Fragmenta … in sol minore
La solitudine è come il basso continuo di ogni esistenza
Ce ne storna la capacità di ascolto dell’altro, che ci
sfiora
ogni tanto e con noi risuona e vibra per un breve tratto
(ariel)
Abitare il cuore del mondo
è vivere nel canto intraducibile
delle cose
(ariel)

La libertà è un luogo così assolato che tutti
si rifugiano all’ombra della frazione univoca
dell’io
(ariel)
Immagine – “La tempesta” nell’adattamento di Strehler

C Curriculum (Non dizionario)


Curriculum, parola spesso accompagnata da “vitae” , che è rimasta in uso nella sua forma latina; la traduzione diventerebbe drammatica: corso della vita. Restando in latino sembra qualcosa di lontano, se poi si arriva alla simbolica abbreviazione usata nel mondo del lavoro CV, si può pensare all’insegna di un servizio, confonderla con qualcos’altro, un WC o qualche altra sigla.
Tutti i nostri giovani che cercano lavoro sono alle prese con la scrittura di questo CV, devi mandarlo ad una ditta che ha ben evidenziato che chiede esperienza e tu non ce l’hai, sei verso i trenta anni e sembra di non avere vissuto … (e di quei CV ne devi scrivere almeno mille e inviarli … perché uno su mille ce la fa…)
Wislawa Szymborska, poetessa che ci ha lasciato molto recentemente (il 2 febbraio 2012), descrive con delicatezza e grande drammaticità lo stato d’animo di chi sta scrivendo un curriculum; riporto i suoi versi che ho trovato giorni fa in rete. (f. z.)
Scrivere il curriculum

Cos'è necessario?
E necessario scrivere una domanda,
e alla domanda allegare il curriculum.
A prescindere da quanto si è vissuto
il curriculum dovrebbe essere breve.

È d'obbligo concisione e selezione dei fatti.
Cambiare paesaggi in indirizzi
e ricordi incerti in date fisse.

Di tutti gli amori basta quello coniugale,
e dei bambini solo quelli nati.

Conta di più chi ti conosce di chi conosci tu.
I viaggi solo se all'estero.
L'appartenenza a un che, ma senza perché.
Onorificenze senza motivazione.
Scrivi come se non parlassi mai con te stesso
e ti evitassi.

Sorvola su cani, gatti e uccelli,
cianfrusaglie del passato, amici e sogni.

Meglio il prezzo che il valore
e il titolo che il contenuto.
Meglio il numero di scarpa, che non dove va
colui per cui ti scambiano.
Aggiungi una foto con l'orecchio scoperto.
È la sua forma che conta, non ciò che sente.
Cosa si sente?
Il fragore delle macchine che tritano la carta.

G Guerra (Non dizionario)


Origine della guerra
Come puoi fare la guerra?
Se la notte ti coglie il sonno
Se c’è un nemico che ti può cogliere nel sonno
Come puoi pensare la guerra?
Dovrai affidare il tuo sonno a una sentinella
Un uomo che ha bisogno di dormire non può generare una guerra
Il perfido connubio di più uomini genera la guerra

(immagine - Malevic - guerra)

dalla raccolta Parole nel tempo

Buon 2012

Buon 2012


Si alza come una nuvola di fumo
un volo di scarafaggi verso il cielo
i fratelli senza guardarsi si consumano in guerre
nella mia terra riscaldata la carezza della pioggia diventa diluvio
Non voglio nutrirmi di apocalissi
amo la notte e il giorno
rincorro la mia frazione di felicità
senza conoscere il suo volto
tra le erbacce del mio piccolo orto
coltivo un filo di speranza
Rinsavire


29/12/2011 francesco zaffuto

dalla raccolta Parole nel tempo

Natale, una festa particolare

Natale, una festa particolare

Una bevuta augurale per inverdire
o annegare la memoria
Se si guarda oltre le luci
si scoprono le assenze
la nostalgia può diventare struggente
ci assale l’infinito precipitandoci
Uno squarcio di materia
qualunque esso sia
ci riporta al presente gradevole o doloroso
Il Natale è il trillo di un bambino che nasce
qualunque sia questo mondo


22/12/2012 francesco zaffuto


dalla raccolta Parole nel tempo

La sorte


Dal 4 dicembre 11, è disponibile la versione cartacea di questa commedia in una tiratura limitata a 199 copie. Qui la copertina con la composizione a cura di Liborio Mastrosimone.
Chi vuole ordinare una copia può farlo inviando una mail a zafra48@gmail.com
Il costo è di € 8,00 + 3,00 per la spedizione

L’opera è fruibile integralmente di seguito in questo post. Per rappresentazioni o adattamenti va contattato l'autore  francesco zaffuto zafra48@gmail.com

La sorte

Personaggi

D Disoccupato e Disoccupati (Non dizionario)


Non esiste il non fare, facciamo tutti qualcosa e in capo a sera spesso siamo stanchi e distrutti, ma mentre alcuni hanno un riconoscimento per quello che hanno fatto altri non hanno alcun riconoscimento e sono considerati disoccupati.
La disoccupazione è uno stato sociale di mancanza di riconoscimento una specie di disprezzo per l’essere umano.
L’uomo con il suo lavoro è riconosciuto nella società non solo come singola esistenza ma anche per le sue azioni e per le sue capacità.
La condizione di disoccupazione, con il mancato riconoscimento delle proprie capacità crea a chi cerca lavoro un grande malessere. Se alla condizione di disoccupazione si somma anche la mancanza di mezzi per sopperire ai bisogni primari l’insieme che si viene a creare è capace di dilaniare un singolo individuo e la stessa collettività. La condizione di disoccupazione emargina uomini e intere famiglie; crea sacche di attività ai margini della legalità; colpisce la vita affettiva; può provocare gravissimi squilibri psichici; e in casi estremi può portare al suicidio.
Quando i disoccupati sono pochi vengono considerati strutturali al sistema, quando dono tanto come sintomo di grave malessere per la società; ma alla disoccupazione occorre guardare per gli effetti devastanti che si producono in ogni singolo essere umano. Chi offre la propria disponibilità al lavoro va riconosciuto in sé come membro della società e va pagata la disponibilità al lavoro; anche se il pagamento non può avvenire nella stessa misura del lavoro effettuato almeno deve colmare i bisogni essenziali. Chi ha dato la disponibilità al lavoro può essere utilizzato in tutti i lavori socialmente utili. Qui non si tratta di socialismo o di capitalismo, si tratta di società umana o non umana.
Immagine tratta da internet http://www.gazzettadellavoro.com/disoccupazione-sud-allarme/72379/

Ciclo

Fiori che s’aprono all’alba
ali che tagliano il cielo
colori che lambiscono il guardo

Il sole è già alto
pronto a cadere

Scarne pietre colorano le ceneri
e gli arti fermi

Ai vivi il ripetersi teatrale delle parti
Le idee chiedono ai tempi
Tremolanti lampade resistono al vento

Poesia tratta dalla raccolta Vento da queste parti di Francesco Zaffuto (1966/1969)
Per maggiori informazioni sulla raccolta
clic su raccolta di poesie “Vento da queste parti”

A Accattone e Accattoni (Non dizionario)


Chi vive elemosinando. Mendicante abituale Sin. : barbone
“và a laurà … a laurà barbun”.
Ma che cazzo ne sai della sua vita, di quello che gli è successo? Ti sembra piacevole starsene all’angolo della strada e chiedere l’elemosina, dipendere dall’atto di grazia di chi passa? Sei disposto a sentire la sua lunga storia e aiutarlo a trovare un lavoro? E allora è meglio dar via quella stupida monetina e sentire anche un po’ di vergogna quando gliela consegni.
La monetina leva dall’impiccio, ma può bastare per il primo e forse per il secondo accattone, ma quando se ne incontrerà un terzo e poi altri dieci anche il più caritatevole dovrà abituarsi all’esercizio del no.
E’ sul plurale che la tragicità individuale diventa tragicità sociale. Il plurale Accattoni agli inizi del secondo millennio è un plurale di ordine mondiale; i poveri sono proprio tanti e solo una sorta di ritegno morale degli stessi poveri frena l’esercizio della pratica di accattonaggio. La società planetaria a capitalismo selvatico è accompagnata dal plurale Accattoni.
Accattone nel cinema di Pasolini
testamento di accattone
immagine tratta da

La giostra

Uomini
con un fardello più o meno grave
vanno
I forti tengono la strada
il magro carco cede il passo
sudato
senza respiro
s’accascia
cade
Guardano e passano
alcuni calpestano
Col capo senza vita
bacia la terra e muore
Ora si fermano
guardano
si commuovono
qualcuno piange
nessuno si sente colpevole
“E’ sempre stato così”
Frase fatta
d’inumana saggezza
Rea giustizia ammantata di fango
Sopportare
Una bara in paradiso
.
Poesia tratta dalla raccolta Vento da queste parti di Francesco Zaffuto (1966/1969)
Per maggiori informazioni sulla raccolta
clic su raccolta di poesie “Vento da queste parti”

eseguita la pena di morte su Troy Davis

La pena

Da qualche parte del mio paese
nelle città annerite
in campi di fango
c’è chi parla della giustizia come morte

Sento lo stridio dei denti
che allontana la pietà per l’ innocente boia

Non mi resta che cercare una fascia nera
un crisantemo bianco
e cancellarmi



francesco zaffuto


dalla raccolta Parole nel tempo

Pezzi

Camminare sempre
senza fermarsi
correre verdi piani
aride sabbie
monti

Senza fermarsi
passi
paesi
genti

Non sostare
per parlare
Solo vedere
senza guardare

Passerà il giorno e la notte
senza mostrarsi diversi

Tentativo di fuggire
oltre
i pungoli ticchettii del tempo

Vagabondare senza meta

Sognare un’isola
una radura dove fermarsi

Riposare le ossa stanche
e riprendere a sognare
un altro mondo

Poesia tratta dalla raccolta Vento da queste parti di Francesco Zaffuto (1966/1969)
Per maggiori informazioni sulla raccolta
 clic su raccolta di poesie “Vento da queste parti”

La mia fronte

La mia fronte
collina di desideri
di dirupi
di dune
di dinieghi
di disperanti
nel suo deliberare rugosamente s’aggrotta
caduco si fa l’ambire
.

dalla raccolta Altra età

A Abbastare ed Abbisognare (Non dizionario)


A

Abbastare ed Abbisognare
Lu picca m’abbasta e l’assà m’assuperchia(proverbio siciliano che può tradursi in: il poco mi basta e l’assai si soverchia)

Il proverbio può essere inteso per rabbonire quelli che hanno poco ad accontentarsi, come può essere inteso per porre un limite alla ricchezza. La misura delle cose certo varia se esse si guardano da un punto di vista individuale oppure da un punto di vista collettivo. Ma si può individuare almeno un metodo: prima di fare l’elenco di ciò che può Abbisognare è giusto fare l’elenco di ciò che può Abbastare.

Abbastare
Abbastare, come parola, mi sembra più forte di bastare, forse per via della A posta dinanzi che gli conferisce la sonorità della primaria vocale.

Prima di abbastare agli occhi del mondo occorre abbastare a se stessi, ragionare sui propri bisogni, desideri e limiti. Si può arrivare a convenire che i bisogni essenziali sono limitati e distinguere tra bisogni necessari e quelli superflui.

Abbisognare
L’uomo sociale ed economico viene descritto come un pozzo inesauribile di bisogni, eppure l’uomo in natura ha bisogni limitati; una società attenta all’uomo dovrebbe avere cura dei bisogni necessari.

.

Su abbastare e abbisognare vale la pena di leggere la Terza Satira di Ariosto, nota per alcuni versi come

In casa mia mi sa meglio una rapa

ch’io cuoca, e cotta s’un stecco me inforco

e mondo, e spargo poi di acetto e sapa,


che all’altrui mensa tordo, starna o porco

selvaggio; e così sotto una vil coltre,

come di seta o d’oro, ben mi corco.

.

immagine - pomodori su un balcone

Le croste

Le croste

Lascio a chi vuole
il giorno memorabile
lussurioso di potere
salato di morte
cimentoso nei sensi
maleodorante di gloria

Carico di croste di passato
le dispongo a mosaico perenne
per ricordare
anche un solo lamento


Roma gennaio 1980
dalla raccolta Altra età

A Abbaglio (Non dizionario)

A Abbaglio


Se cerchiamo velocemente su un dizionario troviamo: errore, fraintendimento SIN svista. Qualche dizionario ci dice anche: raro, Abbagliamento, splendore abbagliante. E ancora: alterare momentaneamente la vista con luce troppo viva.
L’abbaglio allora è un errore molto particolare che può derivare dall’oggetto osservato che presenta una qualche qualità lucente; come anche derivare dal soggetto che osserva e che reggendo poco alla luce facilmente cade in confusione e chiude gli occhi immaginando realtà che non esistono.
E’ facile lasciarsi abbagliare dal bello o da ciò che percepiamo come bello, allora gli abbagli in amore possono essere tanti.
C’è un particolare abbaglio che accade in politica quando le masse cominciano a guardare all’uomo del destino, all’uomo che potrebbe risolvere tutti i loro problemi. Quell’uomo assume una particolare qualità, anzi pare possedere tutte le qualità che tu vorresti avere; anzi tutte le tue qualità che pensi di avere e che per mala sorte non riesci ad esprimere. Affidarsi a quell’uomo diventa la possibile soluzione di tutti i problemi. E da qui gli abbagli dell’umanità che la Storia ci narra. Per uscire dall’abbaglio politico spesso si impiegano diversi decenni, anche perché l’abbaglio lo avevano preso in molti. La tecnica per uscire da questo abbaglio politico potrebbe essere: cominciare a capire che tutte quelle qualità in fin dei conti tu stesso non le hai, che le qualità non si racchiudono tutte in un solo uomo e che è necessaria la faticosa collaborazione di tanti uomini per far fare un passo all’umanità.

.
Immagine – l’uomo del destino – acquarello

Per le altre parole vai al link NON DIZIONARIO

A Abbassarsi (Non dizionario)

un'altra parola con la A di questo Non dizionario

A
Abbassarsi



Se serve per raccogliere qualcosa è un gesto sicuramente utile.
Ma abbassarsi di fronte alla prepotenza di un superbo, di fronte a una norma ingiusta … abbassarsi per sopravvivere è un atto doloroso e umiliante.
Nell’abbassarsi ci si può irrimediabilmente spezzare, oppure rialzarsi come un giunco appena è passata la piena delle acque.
L’essere giunchi e abbassarsi di fronte a qualcosa di più forte e di più autorevole (anche per il suo portato di forza della natura o di forza divina) può essere una qualità necessaria per procedere nel proprio cammino.
I giunchi erano le uniche piante che Dante vide sulla spiaggia del Purgatorio, e Virgilio, per indicazione di Catone, cinge Dante di un giunco prima della salita del monte.
Allora abbassarsi ma solo per nuovamente erigersi.
.
Immagine i giunchi sulla spiaggia del Purgatorio – acquerello

Per le altre parole vai al link NON DIZIONARIO

A Abbandonare ( Non dizionario)

Con questo post inizio una specie di un "Non dizionario". Una specie di grande viaggio nei grovigli delle parole.


Comincio dalla A

A



Abbandonare



In ogni caso dovremo abbandonare anche le persone e le cose più care. Dovremo abbandonare anche le cose non fatte, le aspirazioni più celate, gli ultimi impegni e le ultime promesse. Abbandonare, partire, morire. Dopo un abbandono o in seguito a una partenza ci può cogliere la nostalgia, un sentimento struggente, una miscela di piacere misto a dolore. A volte quella nostalgia riesce a produrre momenti poetici e versi e a volte crea una vertigine di struggimento che ci impedisce ogni azione. Quale tipo di nostalgia ci può cogliere dopo la morte? Percependo la nostalgia Omero descrisse l’Ade nel suo aspetto struggente. Se facciamo riferimento ai Veda quella nostalgia può crearci un nodo capace di riportarci ad una nuova reincarnazione impedendoci di raggiungere l’assoluta liberazione, Brahman ( l'unità cosmica da cui tutto procede). In ogni caso dobbiamo abbandonare.
Immagine – papaveri rossi tra le colonne dell’Acropoli di Atene

Per le altre parole vai al link NON DIZIONARIO

La fame

La fame

Cavalli
irti sulle zampe
in una stalla senza luce
Non dormono
Con gli occhi aperti
guardano fuori
Non c’è fieno
L'hanno rubato gli uomini

Uomini smagriti
incavati nell’osso
con gli occhi guardano le piaghe
che coprono le carni
Con la mente gridano in silenzio

Le mani oggi vuote
il giorno dopo al ferro
.

Poesia tratta dalla raccolta Vento da queste parti di Francesco Zaffuto (1966/1969)
Per maggiori informazioni sulla raccolta
 clic su raccolta di poesie “Vento da queste parti”

E’ arrivata l’estate


E’ arrivata l’estate. Capiterà a tutti di stare in giro cercando un ristorantino dove riposare, mangiare qualcosa, magari bere anche qualcosa. Attenti al bere!

Ricomincio

dedicata

a mio figlio


e a tutti i giovani


senza lavoro e precari




Ricomincio

Dopo aver finito ricomincio

Sento che posso essere finito
ma ricomincio

Tralascio il prima e rinnovo il dopo

Ricomincio e un’ansia nel cuore
mi sospinge la mente
a cercare di nuovo qualcosa

Ricomincio e si rinnova la fredda persuasione
di non aver fatto

Ricomincio e mi ribolle il sangue

Gli occhi s’alzano innanzi

.

Poesia tratta dalla raccolta Vento da queste parti di Francesco Zaffuto (1966/1969)
Per maggiori informazioni sulla raccolta
clic su raccolta di poesie “Vento da queste parti”

Un’amara conquista

Cosa vorranno dire gli uccelli che virano al mare
quando l’acqua salata scompare
a forma di schiuma e si stagna?
Forse quegli uccelli
tramuteranno le loro ali
a forma di code di serpi
Lacrime scendono
al volto degli uomini
per la gioia di un’amara conquista




 Poesia tratta dalla raccolta Vento da queste parti di Francesco Zaffuto (1966/1969)

Per maggiori informazioni sulla raccolta
 clic su raccolta di poesie “Vento da queste parti”

Uomini e topi



Uomini e topi

C’è chi ha comprato un rifugio antiatomico
Lo ha sistemato sottoterra nel giardino della propria villetta
Morirò
“trafitto da un raggio di sole”
ai primi timidi bagliori dell’alba
moriremo guardando il cielo
disintegrati nell’azzurro
Pochi altri vivranno
chiusi come topi nei cunicoli dei loro bunker
contando i giorni
masticando scatolette di vecchie carni
tenendo stretto il gruzzolo d’oro
salvato all’ultimo momento
nascosto tra l’ispida pelle di ratto


giugno 1986
dalla raccolta Altra età

Il nucleare che sia di pace o di guerra è una forma di negazione della vita.
Oggi alcuni giovani di Greenpeace per protesta stanno chiusi in un bunker sottoterra fino al giorno del referendum.
http://www.ipazzisietevoi.org/public/?vid=vttWH7cJaw4

Immagine – l'entrata di un vecchio bunker antiatomico

Passaporto



Passaporto

Abbiamo bisogno tutti
di un passaporto

Chi non ce l’ha
corra a farselo
...presto

Perfettamente vidimato
bollato
vistato
pronto per una terra lontana

E’ estremamente necessario
sia per il paradiso
che per l’inferno

Poesia tratta dalla raccolta Scritti selvaggi di Francesco Zaffuto (1976/1978)
Per maggiori informazioni sulla raccolta 
clic su raccolta di poesie “Scritti selvaggi”


Immagine – posto di frontiera

La pentola degli ultracorpi



(una favola nucleare)

Era una sera dei primi giorni del maggio 1986, dopo avere ascoltato le notizie del telegiornale , ero andato a salutare i miei bambini, la solita richiesta: “ci racconti una favola?” Cosa raccontare se avevi sentito poco prima che era meglio evitare di comprare la lattuga per via del cesio? Cominciai …. stentatamente….

C’era una volta …. sì, una volta, in una parte di mondo, un paese chiamato … chiamato … Paese di … di… Lillibabbuzzi.

La vitturina del ‘56


Oggi mio padre avrebbe compiuto gli anni, 106, gli dedico questo racconto che ha origine da un suo racconto che mi narrò tanti anni fa. Mio padre era frenatore delle ferrovie dello Stato, un giorno io gli chiesi: “Perché non hai fatto carriera, visto che un po’ di scuola ce l’avevi?”. Mi rispose: “Il mio successivo avanzamento di carriera sarebbe stato quello di controllore e io voglia di controllare no ne avevo, sapessi quanta gente negli anni cinquanta prendeva il treno senza biglietto, dovevi pigliarli e accompagnarli nella stazione successiva al comando di polizia …”. E mi narrò una storia che dopo tanti anni ho cercato di scrivere. (nota - ho preferito chiamare quel treno vitturina, storpiatura popolare che è rimasta nella mia memoria di ragazzo, nelle ferrovie la chiamavano littorina)

La vitturina del ‘56

casa del diavolo (la)


LA CASA DEL DIAVOLO

Tanti anni
giorni
notti
soprattutto notti
di studio
a bruciare gli occhi
Con la mente e il cuore
colmi di desideri
Con il cranio pieno
di analisi
analisi

Ora so dove sta
di casa il diavolo

Ci giro attorno
senza osare
bussare alla sua porta

So dove sta
di casa il diavolo

Il terrore mi percuote le notti
Il coraggio
la mia primitiva violenza
perduti
negli occhi concilianti
e subalterni
di gente buona
che lavora e suda
per consumare
per tacere
e per essere sfatti dalla Storia
La mia primitiva voglia
di distruggere
per amare
riposta
La mia spada
nascosta sotto il cuscino
non mi fa dormire
e mi punge le orecchie
nella notte
La notte diventa
lunga
Sopportare
tollerare
un’immobilità eterna
Ripetendo nulla
nulla
fino agli spasmi

So dove sta
di casa il diavolo

Distruggerlo
in un a sola notte d’inferno
liberare la Storia
sentire un fragore di sorrisi
librarsi con il vento
girando per il mondo

So dove sta
di casa il diavolo
e diventa un dio
la sua casa
si fa grande
una fabbrica immensa
una catena lubrica
che riproduce il segno
Ogni giorno
i conti con lui
alla cassa
negli occhi gialli del mercante
alla cassa
negli occhi subalterni
e in quelli concilianti
E le lunghe notti
percorse dai dilemmi
diventano quasi un’oasi di pace

Ora mi riposo
e piango
Mi aggrappo
a uno scompigliato groviglio di versi
provo
a disegnare
tratti d’amore scivolando
su volti di madonne
e allargando il canto
tento
di abbracciare ancora una volta
il mondo.

.

dalla raccolta Alla ricerca di un dopo

A FORMA DI BESTIA


Avrei preferito nascere
aquila
e solcare il cielo preparando giacigli
su inaccessibili cime

Avrei preferito nascere
serpente
e strisciare velenoso
ammaliando ogni animale

Lupo
e rifuggire ogni contatto con il civile
incutendo nell’ululare paura
nelle notti

Sono nato uomo
e tra tanti
non mi riconosco
e rimango a brandelli
cercando nei sociali spazi
un ordine governato d’amore
.
.
dalla raccolta Alla ricerca di un dopo

Uomo

UOMO

Poco più di una pietra
bruciata nel sole a mezzogiorno

Poco più di un albero
che affonda le radici
e si scuote ai venti bisbigliando

Poco più di una scimmia
alla riva di un lago
fa i versi alla sua immagine
che si scorge appena
fra le acque increspate
.
.

dalla raccolta Alla ricerca di un dopo

7+2 nove parole per la sinistra


(il testo che segue può essere liberamente scaricato e fatto circolare, si tratta di idee che volentieri si vogliono avere in comune - la versione cartacea è stata pubblicata in un microlibro che può esser richiesto a € 10,00 + € 3,00 spese spedizione) scrivendo a zafra48@gmail.com )

7+2 nove parole per la sinistra

Oggi nella Sinistra si fanno prove e si cercano programmi. Forse è necessario ricominciare dalle parole, da quelle più antiche della sinistra, trovarne il significato per i nostri giorni, iniziare un dibattito su ciò che si vuole. Ci sono in alcune vecchie parole significati profondi e urgenze. Una società migliore la si può costruire se ci si intende su almeno sette parole: pane, lavoro, libertà, uguaglianza, giustizia, fratellanza, laicità. L’intesa su queste prime sette parole potrà farci scoprire il senso delle due parole che l’umanità attende da secoli: pace e felicità.

Donna



Donna
                                            a Maria Luisa

Sei qui
terra di collina
dolce nei tuoi archi
leggiera nei pendii

Sento il tuo respiro
quando con gli occhi e con le mani
ti accarezzo in silenzio

Senza te
non potrei sentire
l’avanzare delle forze e il loro fuggire
ciò che chiamo amore
questo spazio
e questo tempo
.
.
dalla raccolta Canto alla terra

Mutazioni


E guai se non mutassi
come il vento
prima scirocco
poi bora di tempesta
per poi arrivare
a leggiera brezza
e carezzare
l’erba dei pensieri
.
.
.
dalla raccolta Altra età

L’uomo nuovo


L’uomo nuovo
può essere solo il più vecchio degli uomini
quello che ha sbagliato
che nei suoi errori non si è pietrificato
che non si è inacidito nel gusto
che ha scrutato nella perfidia del suo bene
ed è ritornato alla fonte nel desiderio di limpide acque
I suoi dubbi non sono tarli
ma piccole luci che illuminano il cammino
Nel cadere
non avrà paura di rompersi
non era fatto tutto d’un pezzo
infinite esistenze percorrono le sue cellule
Attende la morte
e gli vive dentro il desiderio di un sorriso


1987 dalla raccolta Altra età

Mare



IL MARE

Il respiro delle acque
si rompeva continuamente
tagliando la pietra nel tempo
arrotondando ogni spigolo
sciogliendo nell'abisso ogni contraddizione

Si riposava al sole nelle sue tinte verdi
ora azzurre
ora rubate al cielo
ora ai segreti fondali

Un suggerito turbamento del vento
ne scopriva il suo intenso malore
e turbinava col cielo nelle notti senza stelle
disperdendosi in flutti

Alla fine di ogni tempesta
una nuova quiete
.
.
dalla raccolta "canto alla terra" Canto alla terra - Ascoltando

STORIA DI UN NIÑO

Qui di seguito il testo integrale del dramma in due atti

STORIA DI UN NIÑO


di Francesco Zaffuto © Copyright ottobre 2008 (opera edita a cura dello stesso autore nel numero limitato di 199 copie - con deposito Biblioteca Nazionale di Firenze 8591/08/ACC 07/11/08)
La copia in versione cartacea può essere richiesta scrivendo a zafra48@gmail.com (prezzo recupero stampa e spedizione € 7,00 + € 3,00 spese spedizione - tramite bollettino c/c postale)
La presente versione può essere liberamente fruita e fatta circolare per uso personale e non a scopo di lucro - Per eventuale rappresentazione dell'opera scrivere all'autore alla mail di zafra48@gmail.com

notaCi sono ancora i desaparecidos. Ci sono ancora i figli di quelle vittime prima torturate e poi uccise, che sono rimasti ignari di un terribile passato. Ci sono ancora madri di Plaza de Mayo, diventate nonne, che sperano di ritrovare il figlio del figlio. Oggi, 2010, i figli di genitori desaparecidos potrebbero avere dai 28 ai 34 anni. Ci saranno alcuni che non conosceranno mai di essere figli di quei genitori scomparsi; quelli che lo hanno saputo portano dentro il segno di una tragedia iniziata con la loro nascita.
Ho costruito la vicenda di questo dramma sulla base di un "possibile storico" che io conosco solo per le notizie riportate dall'informazione storica, ma che potrebbe essere anche accaduto; è un contributo al ricordo di una pagina di Storia che non va dimenticata, l'Argentina negli anni della dittatura militare tra il 1976 e il 1983. Se vogliamo costruire un mondo migliore non possiamo dimenticare quella pagina di un così vicino passato.


STORIA DI UN NIÑO

Dramma in due atti

Il potere e la sua ombra

Qui di seguito il testo integrale del dramma in due atti
Il potere e la sua ombra
di Francesco Zaffuto © Copyright ottobre 2008 (opera edita a cura dello stesso autore nel numero limitato di 199 copie - con deposito Biblioteca Nazionale di Firenze 8591/08/ACC 07/11/08)

La copia in versione cartacea può essere richiesta scrivendo a zafra48@gmail.com (prezzo recupero stampa e spedizione € 7,00 + € 1,50 spese spedizione - tramite bollettino c/c postale)

La presente versione può essere liberamente fruita e fatta circolare per uso personale e non a scopo di lucro - Per eventuale rappresentazione dell'opera scrivere all'autore alla mail di zafra48@gmail.com

nota

Ci sono stati diversi dittatori nel novecento, sanguinari in modo diverso, autoritari in modo diverso; tutti pervasi dalla costruzione di un’era nuova, di una società ordinata e lineare, di uomo nuovo. Il dittatore pare come generato dalla delega spirituale degli stessi sudditi. Il personaggio di questo dramma, Osep Loom, non fa riferimento ad uno specifico dittatore del novecento, è solo il tentativo di un’immagine sintetica.
I dittatori sono spesso emanatori di terribili ordini, di conseguenza generano gli esecutori, la coscienza di questi ultimi sta sempre al riparo dell’obbedienza; ma si obbedisce per paura o per accondiscendenza, non può esistere una terza scusa.

Il potere e la sua ombra
dramma in due atti

utopia



UTOPIA
Siamo andati a dormire
con gli occhi pieni della nostra città
Disegnata fra gli alberi
riposava sulle colline
modulando piana le sue linee
contornando leggera le anime




“Utopia” dalla raccolta Alla ricerca di un dopo
di francesco zaffuto

Altra età


Questa raccolta “Altra età” mette insieme una specie di scarno diario in versi in ordine cronologico come dei passi che corrono dai trenta ai sessanta anni. Velocemente dal dicembre del 1978 al gennaio 2009. Una raccolta che resta non conclusa, in sospeso come la vita stessa.
A margine di questa raccolta sono inserite un gruppo di poesie che ero incerto se chiamare preghiere o solitudini; ne ho iniziato la stesura nel 1999, ho voluto inserirle in questa raccolta sospesa perché non so quale potrà essere la mia ultima preghiera e il mio ultimo pensiero.
f.z.
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Altra età - poesie – di Francesco Zaffuto © Copyright Aprile 2010   - pag. 70  € 10,00 + € 3,0 (spese spedizione)  per richiedere copia scrivere a zafra48@gmail.com

Canto alla terra - Ascoltando


Nella presente edizione sono inserite due distinte raccolte: Canto alla terra e Ascoltando.
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Canto alla terra
quando smetteremo di essere dei voraci dinosauri riusciremo ad elevare un canto alla terra
La breve raccolta di poesie Canto alla terra l’ho iniziata nel 1978 e completata nel 1988. La dizione di “Canto” è impropria, sta solo ad indicare il filo conduttore della raccolta. (f.z.)
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Ascoltando
La raccolta “Ascoltando” nasce da una mia esperienza di ascolto di alcuni brani sinfonici di Mahler. Questi versi non hanno alcuna pretesa traspositiva; sono soltanto parole e immagini che si producevano in me durante ripetuti ascolti di quei brani musicali. Il loro contenuto può essere lontano o vicino al senso di quella musica per un accidente del sentire umano.
I primi appunti risalgono al 1977, sono rimasti in un cassetto, e quando mi capitava di riascoltare quelle sinfonie, li riprendevo e subivano un qualche cambiamento. La decisone di chiudere la loro stesura l’ho presa nel gennaio del 2009.
I versi fanno riferimento:
alla sinfonia n. 7 “Canto della notte”
alla sinfonia n. 1 “Il gigante”
al primo movimento della sinfonia n. 5 “Funeral march”.
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Canto alla terra – Ascoltando - poesie – di Francesco Zaffuto © Copyright Aprile 2010 € 8,00 + € 3,00 (spese spedizione) (pagamento tramite bonifico online o bollettino c/c postale inviato insieme alla copia) per richiedere copia scrivere a zafra48@gmail.com

Sparsi e dispersi


“Sparsi e dispersi” è una miscellanea di poesie tratte da diverse mie raccolte, stanno insieme come il percorso di una vita.
La definizione di sparsi vuole riferirsi ai versi, la definizione di dispersi è un riferimento esistenziale. (f. z.)


selezione antologica di poesie dal 1966 al 2010, tratte dalle raccolte: Vento da queste parti, Scritti selvaggi, Alla ricerca di un dopo, Canto alla terra, Ascoltando, Altra età, Preghiere o solitudini.

Sparsi e dispersi - poesie – di Francesco Zaffuto © Copyright Aprile 2010 € 10,00 + € 3,00 (spese spedizione) (pagamento tramite bollettino c/c postale inviato insieme alla copia) per richiedere copia scrivere a zafra48@gmail.com

Teatro dei burattini – Pulcinella tre


Pulcinella tre - tre brevi atti unici per il teatro dei burattini

Pulcinella tre - tre brevi atti unici per il teatro dei burattini - di Francesco Zaffuto © Copyright Aprile 2010 € 7,00 + € 3,00 (spese fotocopie spese spedizione) (pagamento tramite bonifico online o bollettino c/c postale inviato insieme alla copia) per richiedere copia scrivere a zafra48@gmail.com


per la versione fruibile in rete ecco i link





Questi tre brevi atti unici recitabili da burattini sono un ricordo molto caro del teatrino che si preparava in casa per i bambini.
Li abbiamo costruito insieme in casa con mia moglie e i miei figli, una battuta alla volta e adattati ai pupazzi che avevamo.
Lo scopo fondamentale era ridere un po’ insieme ai bambini e non era cosa di poco conto . (f.z.)

LA VACANZA

Qui di seguito il testo integrale del dramma in un atto unico
- La Vacanza -

di Francesco Zaffuto © Copyright febbraio 2009 (opera edita a cura dello stesso autore nel numero limitato di 199 copie - con deposito Biblioteca Nazionale di Firenze 2165/09/ACC 26/03/09)

La copia in versione cartacea può essere richiesta scrivendo a zafra48@gmail.com (prezzo recupero stampa fotocopie e spedizione € 7,00 + € 3,00 spese spedizione - tramite bonifico online o bollettino c/c postale)

La presente versione può essere liberamente fruita e fatta circolare per uso personale e non a scopo di lucro - Per eventuale rappresentazione dell'opera scrivere all'autore alla mail di zafra48@gmail.com

Liberamente ispirato ai fatti di Mumbai del novembre 2008, arrivati all’onore della cronaca per pochi giorni e poi subito dimenticati.
Il breve dramma si svolge in una sala di hotel; due coppie, una di turisti e una di terroristi rimangono relegate in attesa di comprendere la loro sorte, in una permanenza che supera la soglia della vita stessa...


LA VACANZA
Personaggi

Giovedi santo a Caltanissetta


in un luogo della Sicilia la settimana santa assume una veste grandiosa, dalla domenica delle palme fino al venerdì santo; in particolare, il giovedì santo, vengono portati in processione sedici gruppi statuari, di notevole rilevanza scenica, per le strade della città, per tutta la notte: si tratta di Caltanissetta. Ricordo quell'evento con particolare affezione, tanti anni fa scrissi dei versi sulla notte del giovedì santo a Caltanissetta
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Via Crucis


(Giovedì santo a Caltanissetta)


Vare trasecolanti passano alla curva
mogie
dondolandosi su un fianco
lucide
lustrate
contornate di lampade
di fiori
di musica
e dal mormorio dei passi
Si sgranocchiano noccioline e semenza
con gli occhi ora qua
ora correndo
ora Gesù
l’orto
l’amaro calice
ora una ragazza in strettissimi jeans
Un formicolare continuo
interrotto a tratti da sedici bande
ecco i clarini
ora la tromba
ecco il tamburo
e i piatti
i piatti
Migliaia di sguardi
parole quasi uguali
commenti
Poi a bere in gruppo
alla taverna
come gli altri anni
Gocciola dentro il vino
si ride raccontando
Lui sarebbe morto domani
per poi rinascere sicuramente a Natale
nessuna preoccupazione
E ridere è come piangere
Perché non ridere?
E poi di nuovo fuori
in quella miriade di passi
di spinte
di rumori
d’immagini
e il mogio procedere di secolari tormenti di una civiltà
fondata sulla crocifissione del proprio Dio
Incrociare continuo di sguardi
poi due occhi di un dolce viso conosciuto
visti per un attimo
e poi scomparsi dopo un cenno breve
Incolmabili desideri d’amore
navigare nel più dolce degli angoli
domani l’avrei rivista ancora
senza tanta confusione
domani il tempo di parlarle
di toccarla
di sentire il suo respiro
Ed è quasi notte tarda
le aste dell’orologio grande della cattedrale si toccano
Mezzanotte
Ancora mogie vanno
l’una appresso l’altra
e sedici volte
sedici tormenti
Caifas e i suoi farisei
“sepolcri imbiancati”
i borghesi
i giudici
il potere
Pilato e le sue mani lorde di sangue
E le colpe
le colpe di nessuno
si rinnovellano
in un interminabile continuo
Il diavolo sotto terra
perfetto alibi
accarezza la sua barba di capra
Quel bisogno di gridare che si perde
nel mormorio delle cose inutili
e senza ascolto ascrivi nella mente
con colore di sangue la tua rabbia
Ora la sosta
I portatori le hanno lasciate
protette dalla folla
e sono corsi a lenire col vino la fatica
Fermo l’Ecce Homo
con la canna a mo’ di scettro in mano
si lascia rimirare dalla folla
ascoltando gli augurali strali
i fischianti giochi d’artificio
il frastuono della maschiata
ritto senza batter ciglio
sorride con amara tristezza
a due millenni di un presente che non passa
Re involontario di tante crociate
prigioniero di sacrari adorni di diademi ascolta un
lontano lamento
E’ notte tarda
e il giorno dopo avanza
l’odore degli spari si dissolve nell’aria
i portatori sono tornati
la musica riprende coi clarini
e ora insieme
con l’ultima parte di folla
alcuni un po' assonnati
ed altri ancora in cerca
riprende l’ultimo passo
Ora mogie
tirate su in salita
chi sul camion corre
e chi a braccia arranca tremolando
E’ notte tarda
l’Addolorata in lacrime segue le altre
e con le mani giunte tiene il pugnale che la trafigge
corre nel suo manto nero
come l’ultima delle nostre donne
corse alla miniera a raccogliere le membra del figlio
per riporle nell’urna dell’amore
E’ tardi
mogie son giunte
manca poco all’alba
.

Poesia tratta dalla raccolta Vento da queste parti di Francesco Zaffuto (1966/1969)
Per maggiori informazioni sulla raccolta
clic su raccolta di poesie “Vento da queste parti” 
.
(foto di uno dei più belli gruppi statuari portato in processione "la scinnenza" deposizione del Cristo dalla Croce)
(un link sulla festa con rare immagini degli anni cinquanta, ma per molti versi la tradizione si è conservata : http://www.youtube.com/watch?v=pRrfXYOUcDQ )

Un treno soppresso


Apprendo dalle notizie che è stato definitivamente eliminato il treno la Freccia del sud, il diretto Milano - Agrigento. Qualche riflessione sul presente l'ho inserita sul blogl la crisi 2009 al link



Qui voglio lasciare spazio al passato e sono andato a rintracciare alcuni versi scritti mentre stavo su quel treno nel 1968


...e nuda scorre

Le mani salutano
un treno va via
inquieto fischia
la mano resta stanca
disegnando

Fragorosamente si allontana
e scoppia dentro
bagliori negli occhi
tra le buie gallerie impregnate di fumo

Nuda e gialla scorre alla vista
la mia terra
vapora al sole il sudore dei compagni
la donna porta sul capo la gregna
e canta
canta
lamentoso scorre il suono della voce fra i campi


Poesia tratta dalla raccolta Vento da queste parti di Francesco Zaffuto (1966/1969)
Per maggiori informazioni sulla raccolta
 clic su raccolta di poesie “Vento da queste parti”

il punto



il punto

Il mio paese è odoroso di zagare
e chiamo patria quella parte di mondo
distesa tra le cime bianche
e il giallo a mezzogiorno

Il mio amore gira attorno al sole
e luccica e spegne d’altra parte

L’amare cosa più grande
non s’opprima







Poesia tratta dalla raccolta Vento da queste parti di Francesco Zaffuto (1966/1969)
Per maggiori informazioni sulla raccolta 
clic su raccolta di poesie “Vento da queste parti”