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Il potere e la sua ombra

Qui di seguito il testo integrale del dramma in due atti
Il potere e la sua ombra
di Francesco Zaffuto © Copyright ottobre 2008 (opera edita a cura dello stesso autore nel numero limitato di 199 copie - con deposito Biblioteca Nazionale di Firenze 8591/08/ACC 07/11/08)

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nota

Ci sono stati diversi dittatori nel novecento, sanguinari in modo diverso, autoritari in modo diverso; tutti pervasi dalla costruzione di un’era nuova, di una società ordinata e lineare, di uomo nuovo. Il dittatore pare come generato dalla delega spirituale degli stessi sudditi. Il personaggio di questo dramma, Osep Loom, non fa riferimento ad uno specifico dittatore del novecento, è solo il tentativo di un’immagine sintetica.
I dittatori sono spesso emanatori di terribili ordini, di conseguenza generano gli esecutori, la coscienza di questi ultimi sta sempre al riparo dell’obbedienza; ma si obbedisce per paura o per accondiscendenza, non può esistere una terza scusa.

Il potere e la sua ombra
dramma in due atti


Personaggi

Osep Loom – il Presidente
Eva Loom – la moglie del Presidente
Iuri Rostov – un ufficiale dell’esercito
Lisa – una giovane donna del popolo
Andrei Rostov – un vecchio rivoluzionario
Autorità 1 – il Vice presidente Linch
Autorita 2 – il Ministro Badday
Autorità 3 – il Ministro Grandi
Dimitri - il medico
Gigori – il sacerdote
Primo Eroe
Secondo Eroe

Un messo
Una infermiera
Un infermiere
Primo giornalista
Secondo giornalista


Musici
Militari
Popolo

ATTO I

Scena 1°
Quadro di scena: una grande piazza con al centro un pozzo. Fondale un palazzo, con in particolare una finestra in evidenza. La finestra e illuminata dall’interno.
La scena si apre con una giovane donna; Lisa, che si adopera a tirare acqua con un secchio dal pozzo. Lisa canta una nenia. Iuri, con un vecchio pastrano militare, entra in scena e si avvia lentamente verso di lei


Lisa: (felicemente sorpresa di vederlo) Iuri! Sei tornato!

Iuri: Sono arrivato oggi.

Lisa: Hai visto Alenka?

Iuri: (con un velato timore) No. Non l’ho visto

Lisa: Ma non siete nello stesso reggimento?

Iuri: E’ stato trasferito di reggimento.

Lisa: Da quando?

Iuri: (con titubanza) Da maggio.

Lisa: (con una velata preoccupazione) Sta arrivando l’autunno e non ricevo più lettere da lui. L’ultima lettera portava la data di maggio ed è arrivata molto tempo dopo.

Iuri: (con tono grave) Ti scriverà…vedrai che ti scriverà. Sta a nord.

Lisa: (come subito di nuovo rasserenata) Nell’ultima lettera mi parlava del futuro, di come saremo felici insieme. A volte ci rido sopra per le stupidate che dice. Vorrebbe che io dia alla luce nove figli. Te lo immagini una specie di chioccia. Poi si mette a parlare della nostra casa, dell’albero che nascerà di fronte alla porta. Ci pensi… non abbiamo ancora un mattone per quella casa.

Iuri non dice nulla e c’è un breve silenzio.

Lisa: E tu?

Iuri: (come sorpreso) Io?

Lisa: E tu come stai?

Iuri: (con aria attonita) Come sto io? Esisto anche io per te?

Lisa: (con tono scherzoso e amicale) Ma che dici!? Come faccio a non interessarmi di te? Siamo amici da tanti anni: tu, Alenka, io. Lo sai quanto sarei lieta che tu fossi felice?

Iuri: Io posso essere felice?

Lisa: E perché non potresti esserlo?

Iuri: Ci sono persone destinate a non esserlo. Pare che le stelle abbiano disegnato per loro un destino disperato. Loro stessi costruiscono la loro stessa disperazione.

Lisa: Come puoi dire una cosa così brutta? Ad ogni essere è data una speranza.

Iuri: Sì, una speranza o almeno una possibilità. Fino a quando non si pone di fronte a loro, come per gioco: una scelta. E a causa di quella scelta, viene distrutta ogni possibilità ed ogni speranza si perde.

Lisa: Ne può sorgere un’altra ancora più grande. E poi un’altra ancora.

Iuri: Quando un filo si spezza, si può ripararlo con un nodo, ma non è più un filo liscio che scorre e il nodo può restare in gola e strozzarci.

Lisa: (con amorevolezza) Sei nero Iuri. Oggi sei proprio nero. Sarà meglio che io vada. Ci vedremo stasera quando ci sarà la tua premiazione. Perché ho saputo sarai premiato. Dicono che sei un eroe della Nazione. L’ho sempre detto che tu sei il giovane più geniale di questo paese. Ed oggi nel giorno del tuo trionfo ti permetti di essere nero. Sei proprio bizzarro Iuri. Forse sono io che ti faccio diventare nero, vado via.

Lisa si avvia con il suo secchio verso l’uscita
Iuri: Aspetta Lisa.

Lisa si ferma

Iuri: (quasi con timore) Tu sai che io ti amo.

Lisa: Iuri!.... Me lo hai già detto un anno fa. Pensi che me lo sia scordata. E sai pure che ti voglio un gran bene. Sai che non mi posso dividere tra te ed Alenka. Io tengo tanto alla nostra amicizia. Ti prego Iuri, non mi mettere a disagio. E poi ci sono almeno dieci donne in questo paese, una più bella dell’altra che aspettano un tuo gesto che non arriva.

Iuri: Tu sai come sia raro l’amore?

Lisa: (quasi sbuffando per il tono melenso della conversazione) Sì, lo so. L’amore acceca…. e tutte quelle cose che si dicono.

Iuri: Ma non acceca solo l’amore.

Lisa: Che vuoi dire Iuri?

Iuri: (come vaneggiando) Dico che si può rimanere accecati per amore…. per odio…. per disonesta…per grande merito …per codardia. Dico che si cerca la luce e si trova il buio….dico che navighiamo a vista in una tempesta di disperazione.

Lisa: (ha già posto il secchio per terra e si avvicina verso di lui) Cosa dici? Dici frasi sconnesse, stai vaneggiando. (Si avvicina e lo abbraccia maternamente) Hai la febbre, stai male.

Iuri sta lì impalato, il suo corpo è irrigidito come una statua.

Lisa: Vai a casa. Riposa un po’. Ora io debbo andare. (Si stacca da lui e riprende il suo secchio)
Lisa è già uscita.

Iuri : (come se lo dicesse a se stesso) Lisa, ricordati che ti amo


Scena 2°


Iuri è rimasto solo in scena e si siede in prossimità del pozzo.
Si sentono rumori e musica fuori campo e poi passano musici e popolo festante. Attraversano la piazza con gran baldoria ed escono di scena.

Rimane dietro il vecchio Andrei che si avvicina a Iuri.

Andrei: (come parlando con tono ironico con Iuri, in parte da solo e in parte con il pubblico) Da come stai fermo pare che tu non abbia nessuna intenzione di divertirti. Eppure oggi è il giorno dedicato al divertimento o al ringraziamento o come altro accidenti lo chiamano:… dedicato alla baldoria.
Non so cosa bisogna ringraziare ma in ogni caso pare che sia estremamente necessario, che bisogna divertirsi. Tutti si divertono. Perfino io, che non ho nessuna ragione per farlo, mi diverto. Mi diverto nel guardarli divertire.
Sto dimenticando tutti i miei acciacchi. Come mi diverto! Mi è scomparso il mal di schiena. Però sta ritornando. Oibò..!
Tu invece… proprio niente. Te ne stai imbronciato, non ti importa dell’anniversario.
Oggi il nostro paese compie gli anni, perciò tutti quanti compiamo gli anni. Quanti sono? Dicono trent’anni. E’ come se avessimo tutti trent’anni. Pensa un po’ anch’io ho trent’anni. Anche tu. Beh… per te non cambia molto. Ma per me cambia. E cambia anche per lui.
(e indica verso la finestra del palazzo, illuminata)
Siamo diventati vecchi io e lui. Abbiamo cominciato trent’anni fa.
Io mi sono da tempo offuscato, nascosto, e lui là, sempre presente a preparare grandi benefici per questo paese. Certo non si sono realizzate tutte le premesse iniziali, ma si sono raggiunti risultati positivi specie in campo produttivo.
Certo qualche testa è caduta. Ma può succedere se si lavora a un grande fine.
Il fine? ….Il diritto di essere felici.
Ci pensi il diritto alla felicità. Un fine chiaro e luminoso come la luna.
Cosa vuol dire? Non è chiaro? Come raggiungere questa felicità? Con quali mezzi? Quelli appropriati. Giustificati e appropriati.
Un grande fine giustifica tutto. Pensa ad un fine grande come la felicità.
La felicità di chi? Di tutti, di tutti. Behh ….non proprio di tutti; diciamo… della moltitudine.
La moltitudine è un cosa grande, ma a un certo punto… si scopre che ci sono alcuni che no ne fanno parte.
Sei moltitudine tu? Nooo. E allora resta infelice.
Quelli che sono passati poco fa erano moltitudine e di conseguenza erano felici. Allora per la felicità della moltitudine può essere anche necessario che cada qualche testa. Quante teste? Quante bastano al consolidamento della felicità della moltitudine.
Tu sei un uomo e dovresti far parte della moltitudine degli uomini; ma un certo punto, ti accorgi che la moltitudine degli uomini è un’altra cosa e tu pensi di non essere più un uomo.
E come un non uomo non puoi accampare diritti, perché non fai parte della moltitudine.
Allora l’infelicità di pochi settori della popolazione o addirittura di pochi individui, la si può ben giustificare per consolidare la felicità della moltitudine collettiva.
Allora non sei un uomo, sei un settore, un circuito difettoso.
Ma tu insisti a volere essere uomo e diventi oppositore, un essere che si oppone alla felicità della moltitudine.
Tolleranza, tolleranza, siiii … ci vuole tolleranza.
Se ti opponi garbatamente sei tollerato. Se eccedi con le critiche no. C’è un limite alla tolleranza. E plim, cade una testa, la testa di un criminale.
Come è fatta la testa di un criminale. Ovale come quella dell’uomo ma è un non uomo.
Un non uomo che non crede nella felicità. Perché la felicità esiste e ci sono prove incontrovertibili della sua esistenza.
Vedi… si può mettere in discussione la legge della gravitazione, ma non si può mettere in dubbio la felicità. Essa è misurabile. E’ misurabile dal prodotto interno, dalla crescita dei consumi, dalla globale crescita del godimento.
Cresci e godi.
Quelli che passavano poco fa, erano in godimento. Anch’io che li ho visti passare mi sono divertito. Sono un vecchio e quando vedo passare i giovani mi si riempie il cuore di speranza. Quando vedo delle fanciulle che intrecciano fiori ai capelli mi si riempie il cuore di gioia: vado in godimento.
(si rivolge nuovamente verso la finestra illuminata)
Hai costruito tu le fanciulle che intrecciano fiori ai capelli Osep Loom?
Debbo ringraziare te per il godimento dei miei occhi?
Tu saresti capaci di dire di sì. Sono floride perché hanno consumato il cibo che fa parte del globale prodotto interno lordo. Prodotto interno lordo che tu sei riuscito a sviluppare grazie al taglio di alcune teste.
Vero, vero, ….ma c’è un tarlo che mangerà anche la tua testa.
Quando la festa finirà calerà la malinconia in quella moltitudine e qualcuno riprenderà a pensare; si sentirà non felice. Più o meno come quest’uomo.
(Si avvicina di più a Iuri)
Su, che hai? Dammi una mano che ti tiro su. Io non riesco a sedermi con te per terra, sono troppo vecchio.
Ma sei Iuri? Il mio caro nipote Iuri. Sei tornato in paese e ti sei preso di malinconia. Come va al fronte Iuri?

Iuri: Vecchio zio Andrei, sei proprio tu? Non sono riuscito al seguire il tuo discorso?

Andrei: Non importa, non importa. Come va al fronte?

Iuri: Ma non c’è nessun fronte. Non siamo in guerra, siamo in pace.

Andrei: Siamo in pace e non me ne sono accorto. Eppure tu sei vestito con un pastrano militare e questo pastrano un po’ contrasta con la pace?

Iuri: (con aria stanca) Forse non siamo in pace….

Andrei: Forse siamo apparentemente in pace…

Iuri: Siamo come il diavolo ci consente di essere. Ecco come siamo.

Andrei: Iuri, tu dici cose più tremende di quelle che io oso pensare.

Si sentono fuori campo dei rumori e poi un distinto rumore di tamburi che segnano un passo di marcia.

Andrei: Ecco, arrivano altri. Ritorna la moltitudine. Tirati su. Ti accompagnerò a casa o meglio sarai tu che accompagnerai me e non ti tedierò con le mie prediche.

Iuri si alza e insieme escono di scena.

Scena 3°
Entra un drappello di militari accompagnato dal suono di tamburi.
Entra il popolo.
Alcuni dispongono su un lato della scena un pulpito adatto ad insediare le autorità.
La prima autorità prende posto, la seconda autorità prende posto, la terza autorità prende posto. C’è come un clima di attesa.
La luce di scena inquadra il pulpito e le autorità parlano tra loro.

Autorita 1: Arriverà?

Autorità 2: Certo che arriverà.

Autorità 3: Ci è stato detto che oggi non sta bene.

Autorità 2: Sììì, ma arriverà lo stesso. In trent’anni non è mai mancato.

Autorità 1: Sì, non è mai mancato. Anche l’anno scorso non stava bene e poi è venuto. Vi ricordate come doveva trattenere la tosse.

Autorità 2: Sì, mi ricordo. Ha una tempra indistruttibile.

Autorità 1: Sìì…, indubbiamente indistruttibile.

Autorità 3: Ma il tempo passa per tutti e l’ultimo bollettino medico è di: “Stato da destare preoccupazione”.

Autorità 2: Cosa vorresti dire, che si pone un problema di successione? Un inaspettato problema di successione?

Autorità 3: Non voglio dire niente. Mi sono limitato a citare il bollettino medico. Per il resto ci penserà il Partito e il Parlamento. Io parlavo solo della natura che fa il suo corso.

Autorità 1: La natura farà il suo corso, ma il Partito e la Nazione sapranno come porre rimedio.

Autorità 2: Certo, un rimedio istituzionale. Forse lui stesso ci sta pensando.

Autorità 1: In che senso stai dicendo: ci sta pensando?

Autorità 3: Non penserai che Badday stia dentro il pensiero del nostro presidente e possa darti una risposta? Suvvia.

Un messo si avvicina verso il pulpito e bisbiglia qualcosa a bassa voce all’Autorità 1, poi si allontana.

Autorità 2: Cosa c’è?

Autorità 3: Cosa è successo?

Autorità 1: Non verrà. E’ a letto. Il medico ha insistito molto perché rimanga a letto.

Autorità 2: (con aria desolata) Non verrà.

Autorità 3: Dobbiamo eseguire lo stesso la cerimonia e tocca a te (indicando l’autorità 1).
Autorità 2: Certo bisognerà comunicare i motivi dell’assenza. Gli eroi della Nazione ci tenevano molto alla sua presenza.

Autorità 1: Era una giusta aspettativa per questa importante premiazione.

Autorità 3: Sarà meglio che procediamo senza indugiare ancora.

Autorità 2: Si, procediamo.

Si accendono le luci su tutta la scena, sulle truppe e sul popolo.

Autorità 1: Mi duole. (Colpo di tosse) Mi duole di fare uno spiacevole annuncio. Il nostro presidente non può venire.

Un oohh dispiaciuto si leva dalla folla

Autorità 1: Nessun motivo di preoccupazione. Niente di grave. Il medico lo ha solo scongiurato di non esporsi al freddo per guarire al più presto. Un ordine del medico. Ecco come vedete; il nostro Presidente, anche Lui, deve seguire i consigli del medico. E lo deve fare nell’interesse vostro e della Nazione, perché presto dovrà riprendere il lavoro con rinnovata energia. E anche se non si può affacciare alla finestra perché è al letto, ci comunica che è qui con noi con lo spirito e che bacia la fronte ai nostri eroi. Lunga vita al nostro Presidente.

Ovazione e rumori tra la folla

Lunga, lunga vita
Lunga vita al Presidente

Autorità 1: Noi dobbiamo tutto a Lui. Sono commosso quanto voi, ma ora dobbiamo proseguire con la premiazione. Chiamerò nell’ordine i tre eroi. (Alza il tono della voce) Stefano Corsi direttore dell’Ospedale di San Quintino che l’anno scorso tanto si è prodigato per le cure ai nostri militari feriti in guerra. Una guerra lontana ormai, ma che ha visto il sacrificio del nostro popolo. Oggi grazie alle cure del dottor Corsi tanti nostri giovani hanno ripreso in pieno la loro attività.

Dalla folla esce il dott. Corsi che si avvia verso il pulpito, riceve la premiazione e l’ovazione della folla. Poi ritorna nei ranghi della folla.

Autorita 1: Ora sono onorato di chiamare (Alza di nuovo il tono della voce) Teodor Fak , direttore della fabbrica di Link, che è riuscito in un solo anno, con le stesse macchine e con lo stesso personale, a raddoppiare,… dico raddoppiare la produzione. Teodor, grande stratega della produzione, fatti avanti.

Dalla folla esce Teodor Fak che si avvia verso il pulpito, riceve la premiazione e l’ovazione della folla. Poi ritorna nei ranghi della folla.

Autorità 1: Ora il mio onore si completa chiamando un militare, un servitore della Nazione, un giovane valente, che si è distinto nella Bonifica di maggio.
La nostra Nazione ha rischiato di essere travolta per mano di un manipolo di congiurati che si annidavano nel nostro stesso esercito. Grazie a questo valoroso militare, che ora mi accingo a premiare, la congiura è stata sventata. I responsabili sono stati puniti con estremo rigore e la nostra Nazione riprende la sua strada gloriosa con l’appoggio di un esercito fedele. Ora chiamo ad alta voce questo nostro eroe (alza la voce) Iuri Rostov vieni a vanti a ritirare la meritata ricompensa.

Ma dalla folla non esce nessuno.

Autorità 1: (a voce alta)
Iuri Rostov puoi avvicinarti.

Autorità 2: (a voce alta) Iuri Rostov

Mormorio tra la folla, le autorità confabulano tra loro.
L’autorità 3 scende tra la folla, prende per il bavero uno dei militari lo scuote, ma non si sente cosa dicono. Poi ritorna sul pulpito. Confabulano di nuovo le autorità tra loro, infine arrivano a un veloce accordo per un comunicato.


Autorità 1: (con voce alta verso la folla) Ascoltate…mi è giunta la notizia che anche Iuri Rostov sta male e non può essere con noi. Anche lui come il nostro Presidente. Sarà il gran freddo che abbiamo nella nostra Nazione in questo periodo già in settembre. L’autunno è arrivato anzi tempo. Un augurio a Iuri Rostov e lunga vita al nostro Presidente. Ora potete continuare i festeggiamenti con musica e balli nella grande piazza di Rull. I festeggiamenti continueranno per tutta la notte.

Ovazioni e gridaViva il nostro presidente

La folla comincia a defluire verso l’uscita. La luce di scena ritorna sul pulpito delle autorità.

Autorità 1: Non ha avuto neanche la compiacenza di avvertirci della sua assenza. Mi sono dovuto arrampicare sugli specchi con queste ultime mie parole. Cosa ti ha detto quel militare che tiravi per il bavero?

Autorità 3: Mi ha detto che non si è visto in reggimento. E non si sa niente di lui.

Autorità 2: Non si sa niente?

Autorità 1: Eppure lo sapeva di questa grande onorificenza.

Autorità 2: Non ci sono scuse per questo comportamento.

Autorità 3: A meno che non gli sia successo qualcosa di grave e inaspettato.

Autorità 1: Me lo auguro che gli sia capitato qualcosa di grave. Me lo auguro per lui.

Si chiude il sipario

Scena 4°
Cambio quadro di scena.
Una grande sala a foggia di studio, una finestra con un piccolo tavolo attaccato alla finestra e una sedia. Poi un tavolo grande su un altro lato della scena. Scaffali libri.
Seduti al tavolo grande ci stanno Eva Loom (una donna di mezza età ma ancora particolarmente bella, di una bellezza aggressiva) e l’anziano Medico Dimitri.


Eva L. : Riuscite a fare previsioni dottor Dimitri?

Dimitri: Nessuna. Lo stato febbrile è altalenante. In questo momento la febbre sembra diminuita tanto, ma poi si alzerà probabilmente di notte. Anche ieri c’è stato lo stesso fenomeno.

Eva L. : In questo momento è in grado di…

Dimitri: Sì, sì, vi dico che è in grado perfettamente di intendere. Ha chiesto di venire in questa stanza e io ho insistito che restasse a letto. Potete andare di là e constatare il suo stato personalmente.

Eva L. : Non vuole vedermi. Si agita e inveisce contro di me. Pare che io sia diventata l’artefice di tutti i suoi mali.

Dimitri: Non dite così. Sapete che non gli piace di essere visto nello stato di prostrazione.

Eva L. : Ma sono sua moglie, non sono certo un’estranea.

Dimitri: Certe battaglie, specie quelle contro la malattia, alcuni uomini preferiscono combatterle da soli.

Eva L. : Da soli!? Da soli ed ha chiesto l’assistenza di padre Grigori al suo capezzale. Un sacerdote! Chiede la presenza di un sacerdote,… Lui…, il teorico dell’ateismo. Domani se ne parlerà in tutta la Nazione.

Dimitri: Padre Grigori è molto discreto. Ma sono cose che possono succedere quando si è vicino….

Eva L. : Vicino a cosa? Dottor Dimitri voi dite e non dite. Vicino a cosa?

Dimitri: Vicino a un possibile trapasso.

Eva L.: Ieri l’avete escluso

Dimitri: Oggi non lo escludo. E quello che importa è che non lo esclude neanche lui.

Scena 5°


Entra un messo

Messo: Ci sono il vice presidente Linch e padre Grigori.

Eva L.: Eccoli puntuali. Padre Grigori viene a salvare l’anima della Nazione. (rivolgendosi al messo) Falli entrare.

Esce il messo ed entrano: l’autorità 1 Vice presidente Linch e padre Grigori.
Autorità 1: Buona sera Eva e buona sera a voi Dottore. Ho condotto qui con me padre Grigori. Ho saputo che Lui desidera vederlo.

Padre Grigori saluta con un breve cenno della testa

Dimitri: Venite padre Grigori, vi accompagnerò di là.

Escono di scena padre Grigori e il dott. Dimitri.
Autorità 1: Tutto mi sarei aspettato da lui tranne quello di accompagnare un prete al suo capezzale. (Prosegue in tono declamatorio verso Eva Loom)
“Noi dobbiamo liberare il popolo dalla superstizione religiosa”. Ricordo bene queste sue parole. “Solo così il popolo potrà rivolgersi al presente, ai suoi bisogni, alle sue necessità, ricercare in questo mondo la felicità e non rinviarla nell’aldilà. Riscoprire il presente significherà dedicarsi alla produzione dei beni necessari. Dobbiamo liberarci della PACCOTTIGLIA RELIGIOSA perché ….”

Eva L.: (stizzita lo interrompe) Basta Linch. Cosa fai, ti diverti a ripetere a memoria tutti gli sproloqui atei di Osep Loom? Li ricordo bene anch’io.
Ora la PACCOTTIGLIA necessita al grand’uomo…per il suo trapasso. Vuole un posto nell’aldilà. Fino a ieri l’aldilà non c’era, perché non l’ipotizzava per sé, mentre oggi lo vede come una possibilità. Ti meravigli che il tuo eroe oggi rinneghi tutto quello che aveva detto prima.
Non gli basta più l’immortalità della Nazione, la cosiddetta immortalità storica, collettiva. Oggi vede la sua morte e cerca la sua immortalità individuale. E questa immortalità individuale gliela può promettere solo padre Grigori.

Autorità 1 : Ma io mi chiedo. Cosa può accadere se si viene a sapere all’esterno di queste mura di questo gesto?

Eva L.: Si verrà a sapere in qualche modo. Padre Grigori dovrà in qualche modo uscire e andare via e parlerà fuori con qualcuno. Per ogni evenienza Grandi sta studiando un comunicato.

Autorità 1: (Con voce alterata). Grandi! Grandi, sta studiando un comunicato e io sono l’ultimo a saperlo.

Eva L. : Non ti alterare. Ho detto: sta studiando un comunicato, non sta emettendo un comunicato. E poi in ogni caso il Presidente è vivo e senza la sua autorizzazione non può esser divulgato alcun comunicato. O tu pensi che da qui a poco possa morire e già ti senti pronto ad insediarti al potere? E’ questo che..?

Autorità 1: Non mi far dire cose che non voglio dire e non mi far fare la parte dello stupido.

Eva L.: Tu non sei Osep Loom. Tu sei il vice di Osep Loom in vita e questo non significa che diventerai Osep Loom dopo la sua morte.

Autorità 1: E’ questo che frulla nella tua testa e in quella di Grandi? Io non sono Osep Loom ma in tutti questi anni ho portato avanti tutti i suoi progetti per la Nazione e conosco bene lo spirito della Nazione.

Eva L. : Hai avuto sempre una straordinaria capacità. Quella di dire sempre di sì.
E di dirlo in tanti modi: il sì compiaciuto, il sì interessato, il sì deferenziale, il sì contristito e….. sì ….sì.

Autorità 1: Basta, sei insopportabile. Comprendo bene perché Osep non ti sopporta più.

Eva L. : Non ti permetto di parlare di me e delle mie relazioni con Osep.

Il diverbio viene interrotto dal rumoroso ingresso del messo

Scena 6°

Messo: Ci sono i Ministri Badday e Grandi.

Eva L. : Falli entrare così saremo al completo.

Entrano l’autorità 2 Badday e l’autorità 3 Grandi. Ed esce di scena il messo.

Eva L.: (rivolgendosi ai nuovi arrivati) Voi sapete che padre Grigori è di là.

Autorità 2: Sì, lo sappiamo.

Autorità 1:
Il padre Grigori, quello che tre anni fa si salvò per un soffio. Vi ricordate? Stava per essere cancellato con un colpo di penna, Osep aveva già predisposto tutto. Tu Grandi ti prodigasti per salvarlo e oggi prepari un comunicato. Ce lo leggi per favore.

Autorità 3: Sono poche parole. Ma deve approvarle Osep.

Autorità 1: Possiamo tutti quanti sentire queste parole frullate dal tuo Grandi cervello.

Autorità 2: (sbuffa a ridere per il gioco di parole) Grandi cervello uuhh oohh!

Eva L.: (stizzita) Basta, siamo alla fiera dell’imbecillità Badday; ridete per le geniali scemenze di Linch. Leggete ministro Grandi, per favore.

Autorità 3: (tira fuori un minuscolo foglietto legge). Da rendere pubblico solo se dovesse essere divulgata la notizia di questa visita. Le parole sono queste: “Grande gesto di distensione del Presidente, ricevuto padre Grigori per migliorare i rapporti tra Stato e Chiesa.” Tutto qua, secco e laconico.

Autorità 1: Ma anche politicamente molto rilevante. Ti stai preparando a un grande salto Grandi? E’ un salto per Osep in vita oppure per Osep in morte? Lo potresti velocemente modificare aggiungendo: “In punto di morte, grande gesto di distensione ….bla.. bla… Ma se malaguratamente……..

Eva L. : Basta Linch.

Scena 7°
Rientrano nella sala il dott. Dimitri e padre Grigori, salutano i presenti

Padre Grigori: Scusatemi ma debbo proprio andare. Vi benedico tutti.

Padre Grigori rapidamente esce di scena

Autorità 1: Siamo stati tutti benedetti in un sol colpo.

Si sentono rumori nell’altra sala il dott. Dimitri esce velocemente anche il vice presidente Linch e il ministro Badday lo seguono.

Autorità 3: (si avvicina ad Eva L. e bisbiglia in modo che il pubblico senta) Cosa sta accadendo?

Eva L. : Pensa di essere vicino alla morte. E quando ci si sente vicini alla morte spesso essa arriva.

Autorità 3: Accadrebbe troppo velocemente. Tutto il potere andrebbe automaticamente a Linch. Non è stato predisposto altrimenti.

Eva L.: L’hai visto? Si presenta contrito e nei fatti spera che accada al più presto. Osep non si fidava di lui, l’aveva sempre considerato un imbecille, ma lo ha fatto diventare il suo vicepresidente. Dovevi esser tu e invece.

Autorità 3: Invece, invece. Non siamo stati prudenti Eva. Osep sa bene da tempo di quello che c’è tra noi due. E se non ci ha eliminati è solo perché è stanco e vecchio. Fare Linch vicepresidente è diventata una carta vincente per Osep. Noi non possiamo augurarci la sua morte con tale vicepresidenza. Noi paradossalmente dobbiamo avere cura della vita di Osep.

Eva L.: Hai preparato il decreto?

Autoritò 3: Sì, che l’ho preparato. Ma non lo firmerà mai.

Eva L. : Non Importa, tienilo pronto e con tutti i sigilli di Stato.



Scena 8°
Un po’ di rumore ed entrano in sala di nuovo il vice presidente Linch, il Ministro Badday.
Poi, accompagnato a braccio dal Dott. Dimitri e da un infermiere, lo stesso Osep Loom.
Un silenzio pesante si diffonde nella scena.
Osep Loom va a sedersi sulla sedia vicino la finestra.


Osep L.: Ecco, questo posto mi si addice. E’ l’unica possibilità che ho di dimostrare al mio popolo che sono vivo. Mi possono osservare dalla piazza, sono al lavoro, studio per il mio popolo, lavoro per il mio popolo. Il popolo è contento ch’io sia ancora vivo. Non so voi? (si ferma e li scruta ad uno ad uno) Ma forse anche voi state pensando al bene del popolo e in questo pensare per il bene del popolo, pensate alla mia successione. E’ così….?
Sì, è così, Linch pensa alla successione.
E voi due (indirizzando lo sguardo alla moglie e al ministro Grandi) chissà cosa state tramando. E il povero Badday, anche lui pensa alla successione, forse addirittura più di voi perché non sa con chi mettersi: con Linch o con la coppia.
Linch ohh Linch devi sapere che il potere ti farà subito scoppiare la testa, specie a te che ti è piovuto addosso.
Non sei andato sulle montagne Linch, non sei venuto da un sogno come me, non hai desiderato ardentemente giustizia, eguaglianza, felicità per il tuo popolo sofferente.
Tu potresti caro Linch metterti a sedere qui alla finestra e scrivere o fingere di scrivere.
Io seduto a questo tavolo ho continuato a coltivare quel sogno iniziale, dovevo trovare una strada per realizzarlo. Il tempo mi incalzava, sentivo la fretta di realizzare qualcuna di quelle cose che erano state promesse e le mille difficoltà. Volevo superare gli ostacoli. Ma gli ostacoli spesso erano uomini in carne ed ossa.
E cominci a pensare che per una volta si doveva….. che fosse necessario. Per dare un esempio. E scorre il primo sangue.
Ma questa volta il sangue non era quello visto sulle montagne, non era rosso, non fuorusciva dalle ferite. Era nero, si scioglieva con la mia firma su un ordine, imbrattava e induriva il mio cuore.
Poi c’erano i risultati, i traguardi. C’erano tanti che ti dicevano che era giusto e riuscivi presto a dimenticare.
Poi di nuovo la paura di perdere tutto, la paura di vedere cadere tutta la Nazione, il sospetto di essere tradito e ancora una volta l’inchiostro nero diventava sangue.
Cosa ne puoi sapere Linch, tu che non vieni da quel sogno?
Cosa ne puoi sapere tu Grandi che vieni solo dall’intrallazzo del potere e dall’alcova?
Cosa ne puoi sapere tu Badday che ti sei limitato a contabilizzare i morti che io producevo con il mio inchiostro?
Forse tu Eva ne puoi sapere qualcosa perché mi sei stata vicina in qualche mia notte insonne.
Aprite questa finestra (ordina all’infermiere) Fatemi vedere la piazza. Fate che io possa pungere il mio volto con il primo freddo autunnale, forse potrà svegliarmi da questo nuovo orrendo sogno che si avvia a diventare un incubo.

Nonostante il diniego del dottore Osep apre la finestra e si affaccia. La piazza è vuota.

Osep L.: (grida ) Dov’è la festa? Dov’è il mio popolo?

Autorità 1: Festeggiano nella piazza di Rull.

Osep L.: Sei stato tu l’imbecille che ha fatto spostare la festa da questa piazza a quella di Rull?

Autorità 1: L’ho fatto per non farti disturbare visto che stavi male.

Osep: Fai spostare la mia festa per non disturbare le mie orecchie. Come posso io sentire disturbo per il mio popolo che festeggia, io che ho vissuto per il mio popolo. Io che sono dannato perché volevo essere il padre del mio popolo. Come puoi pensare di me così miseramente.
Pazienta, pazienta ancora Linch, non sono ancora morto poi regnerai tu con la tua imbecillità.

Autorità 1: Non potete parlare così, vi ho sempre servito con dedizione.

Osep L. : Non posso parlare così? Tu mi indichi come io posso parlare? Accampi diritti solo perché hai servito con dedizione. Allora se sei un servitore e io sono il padrone devi solo stare zitto.

Autorità 1: Padrone!?

Osep L.: Sei stato tu a qualificarti come mio servitore e… di conseguenza io sono il tuo padrone.
Ma non ti crucciare, anch’io sono stato servitore.
Servitore di un’idea e il popolo è stato il mio padrone. Tu Linch non dovevi essere mio servitore, mi dovevi essermi amico. Ma io non ho amici in questa stanza e neanche fuori di questa stanza. Nessuno. Nessunoo
(Si butta sulla sedia disperato e si copre la testa con le mani.)
E come sarebbe possibile altrimenti. Ho ucciso tutti i miei amici, tutti, tutti.

Eva Loom : (si avvicina come mossa a compassione del suo stato, ma Osep la caccia con un gesto )
Osep: Vai via,… vai dal tuo ministro. E’ tardi per manifestare pietà per me. E non si può manifestare pietà per un tiranno. Andrò all’inferno indipendentemente dalla vostra pietà.

Autorità 2: Inferno?

Osep L. : Sì, inferno e dove vuoi ch’io vada Badday (e ride). (Poi nuovamente incupito). Inferno. Sono già sulla porta, e voi siete i primi demoni e mi state accompagnando. (Riprende di nuovo a ridere) Tip, tap, prenda di qua, prego si accomodi…

Autorità 3: (Rivolgendosi solo ad Eva L.) Quel prete non ha sortito nessun effetto.

Osep L.: Sìììììì, parla pure con lei. Ma ti ho sentito sai. Cosa vuoi che potesse fare per me padre Grigori? Lui aveva trovato una strada anche per un possibile perdono di Dio. Ma sono io che non riesco a perdonarmi, sono io che non riesco a perdonare me stesso per tutti i miei errori.

Eva L.: Ci pensi solo ora che sei sull’orlo del baratro. Avevi perso presto il tuo sogno Osep Loom, ma continuavi ad andare avanti. Non ti coglieva timore e pietà per quello che stavi facendo. Ti guardavi allo specchio e ti sentivi tu l’unico depositario della Rivoluzione. Ti sentivi investito da un ineluttabile destino. Ti dicevo:… calmati Osep, lascia che il tempo faccia il suo corso, non accelerare gli eventi.
Ma tu ascoltavi solo il tono della tua voce. Eri invaghito di te stesso al punto di commuoverti per la tua straordinaria sensibilità di amare il tuo popolo. Ma quale popolo, non quello che era in realtà ma quello che forgiavi tu con i tuoi decreti e con le tue mani.
Ti ricordi il discorso del ventesimo anniversario, arrivasti a dire che ti facevi carico dei delitti per il bene del popolo.
La felicità della moltitudine, la costruzione dell’uomo nuovo, la santa Nazione, la santa razza di non so quali eletti che prefiguravi e l’unico eletto eri sempre tu. L’orgoglio, l’ubriacatura di te.
Eri tu la Nazione, tu la Rivoluzione, e vedevi congiure in ogni luogo, nemici, tradimenti.
Siamo noi ora i traditori?
Stai preparando l’ultimo dramma: ucciderci tutti questa notte stessa e portarci all’inferno con te? Tu saresti capace di un simile disegno.

Osep L.: Non ho dimenticato Eva. Non ho dimenticato i miei errori e i miei orrori. Anche tu sei stata un mio errore. Ti ho amata tanto, sei stata la puttana più intelligente che mi sia capitato di avere. Ma su una cosa oggi sbagli: mi descrivi più forte e più perverso di quello che io sono in questo momento.
Ora sono solo il più misero dei miseri. Il mio inferno è dentro la mia mente e brucia.
E’ vero che ho sbagliato tutto, sono stato una fiamma incendiaria, eppure c’era un vento che mi alimentava.
Non cerco scuse alle mie colpe, vorrei solo capire perché quel vento mi alimentava.
Perché mi applaudivano anche quando dicevo cose tremende? Perché mi obbedivano tutti? Perché si inchinavano tutti? Perché facevano la fila giorni e giorni per parlarmi? Perché dicevano di amarmi senza amarmi?
O forse mi amavano veramente ed erano ubriachi come me, caduti nella girandola di un gioco perverso?
In questo inganno io cadevo ogni giorno e quei pochi amici che mi dicevano che stavo sbagliando li guardavo con sospetto e pensavo volessero ostacolarmi per invidia o per calcolo.

Eva L.: Cosa vuoi dire, che eri un burattino nelle mani del tuo popolo?
Tu eri il burattinaio.
Preparavi tu con cura le manifestazioni, studiavi per bene le frasi ad effetto, pensando quelle più truci per alimentare quel fuoco. Tu avevi instaurato un sistema di controllo e di paura per chi esprimeva pareri diversi dal tuo vangelo rivoluzionario. Distribuivi prebende, regali, e quando non potevi: tante promesse.

Osep L.: Ti amo ancora Eva, per la tua capacità di scrutare nel buio. Non pensi che quello che ho fatto, l’abbia potuto fare anche per piacere a una donna, per piacere a te.

Eva L.: Nooo Osep, no. In quel caso ti saresti fermato. Tu lo facevi per piacere a stesso e in quel gioco è più difficile fermarsi.
E non eri ignaro, lo eri solo in certi momenti, per il resto eri vigile.
E’ per questo che brucia il fuoco della tua mente. Ora tu non trovi un Dio a cui rivolgerti perché per tanto tempo sei stato dio a te stesso.

Osep L.: Sei terribile Eva. Sei tu l’angelo vendicatore che con la spada taglia l’aria e fa brillare la sua lama al sole. Sei tu che ti accingi a recidere la mia testa con le tue parole.
Ti ringrazio. Ma forse io ho un destino ancora più lungo e più cupo: dovrò espiare per tutte le mie colpe, una ad una.
E voi… voi. (Si rivolge a tutti gli altri) . Non dite nulla voi?
Non ci siete più voi? (un breve silenzio)
Badday, vieni avanti. Tu che sei lo storico, tu che hai scritto e riscritto la storia più volte, dimmi chi è rimasto.

Badday gli sta davanti confuso e non dice nulla.
Osep L.: Ti ho chiesto, chi è rimasto? Eravamo in quindici del comitato rivoluzionario. Tu sei a capo dei servizi segreti e tieni i conti segreti della Storia, saprai chi è rimasto di noi?

Badday: (inizia a parlare con la difficoltà di contare) . Morin, Durat, Dudovic, e Marrà , furono gli artefici della prima congiura e furono giustiziati.
Viandi e Fioren morirono in un…. un incidente.
Kaspar, Stratos, Gival, e Koren furono deportati ma poi sappiamo che via via sono deceduti tutti. Costantin, Lovinka furono fucilati per l’insurrezione di tre anni fa.
Havez morì proprio di morte naturale. Tu sei qui.

Osep L.: Bene, sono quattordici, e allora ne hai perso uno.

Badday: Sì… manca… Andrei Rostov. Andrei si mise subito da parte da solo, subito dopo la tua presa del potere. Se ne andò a vivere in campagna. L’abbiamo sorvegliato con una certa discrezione. Parlava solo con le pecore.
Ora è ritornato in città da un anno, perché è vecchio ed ha bisogno di cure. Vive con i suoi nipoti. Ogni tanto beve un bicchiere in più e sproloquia, niente di più.
Anzi , ora che mi ricordo, quel giovane, Iuri Rostov, che dovevamo premiare oggi, che si è distinto per la Bonifica di maggio, è uno dei suoi nipoti.

Osep L.: La Bonifica…. di maggio. Chiami tecnicamente Bonifica: una ventina di morti fucilati. Sei un poliziotto spiritoso Badday. Il mio terrore, tu lo hai chiamato Bo ni fi caa.

Badday: L’hai ordinata tu stesso, contro gli ufficiali del reggimento Tiz che erano insorti e congiuravano per un arrivo dei carri armati in città in protezione del Parlamento. Bene questo giovane Iuri Rostov, nipote di Andrei, ha condotto l’inchiesta ed ha comandato il plotone di esecuzione.

Osep L.: Un sanguinario come me questo Iuri, un giovane sanguinario. Badday voglio che tu trovi il vecchio Andrei Rostov e digli di venire.

Badday: Bene, ve lo condurremo presto qui ad ogni costo.

Osep L.: No, Badday, devi dirgli che io sto per morire e che voglio parlargli. E lo porti qui solo se lui vuole venire.

Osep Loom si appoggia al piccolo tavolo e scivola con la mano e cade per terra come svenuto.
Il dottore e l’infermiere intervengono.


Dimitri: Una nuova crisi, una nuova crisi, sarà una brutta nottata.

Chiusura del sipario




ATTO II

Scena 1°
Quadro di scena, lo stesso secondo quadro di scena del primo atto.

Eva L. in scena da sola è seduta accanto al tavolo grande ed entra subito il dott. Dimitri.

Eva L.: Cosa accade dottor Dimitri.

Dimitri: E’ stata una notte difficile. Ha cessato di delirare solo verso l’alba. Ora sta riposando serenamente.

Eva L.: Andate a riposare anche voi dottor Dimitri. L’infermiera vi chiamerà se ce ne sarà bisogno.

Dimitri: E’ vero anche a me occorre di riposare. E se il medico non riposa rischiano gli stessi pazienti: si possono confondere gli unguenti con i veleni.

Il dottore esce di scena e un attimo dopo entrano in scena: l’autorità 3 il ministro Grandi e l’autorità 1, il vicepresidente Linch.

Autorità 1: Novità?

Eva L.: Nessuna o almeno nessuna che possa fare il tuo comodo.

Autorità 3: Perché ha chiesto di vedere Andrei Rostov.

Eva L.: Non preoccuparti anche tu di cose strane. Vuole vedere Andrei per cominciare ad espiare i suoi delitti. Vuole che Andrei gli ricordi tutti i volti dei suoi vecchi amici. Vuole piangere prima di morire.

Autorità 1: In questo momento cruciale ci vuole unità, unità per il bene della Nazione.

Eva L.: Ti stai sciacquando la bocca con parole ad effetto stamani o prepari il discorso per la tua investitura?

Autorità 1: Ricominci ad attaccarmi?

Eva L. : Io ricomincio ad attaccarti? Ti sei dimenticato di quello che ha detto di te ieri? Di come ti ha considerato servo, di come ti ha sputato in faccia? Di come ha descritto la tua incapacità?

Autorità 1: Mi state chiedendo che debbo farmi da parte? E’ questo che mi state chiedendo? E Badday, dov’è Badday? Ha già fatto la sua scelta? E chi dovrebbe firmare il decreto per la mia sostituzione?

Eva L. : Osep solo lui può farlo, solo a lui sono legati i destini della Nazione. Solo lui è il centro motore della Nazione. Il “centro motore” (ripete biascicando) , te le ricordi queste due belle parole. Sono tue Linch, queste due belle parole.
Vo – mi – te – vo- li parole.
Bene, ora il centro motore si ammala, non funziona più come prima, si danna perché sta per lasciare tutta la sua grande fabbrica al suo servo. Non si fida delle capacità del suo servo, tornerebbe volentieri sui suoi passi. Può in punto di morte firmare un decreto di sostituzione. Magari lo farà.

Autorità 1: Un decreto per insignire chi? Te Grandi, dovrebbe insignire te che gli hai rubato la donna sotto i suoi occhi? Lo credi possibile questo? Allora Badday, sì certo Badday. Preferite Badday a me. Possibile? Voi preferite Badday a me? Badday, il capo dei servizi segreti, l’uomo capace di contarvi uno per uno i peli che avete sotto le vostre ascelle, capace di costruire su di voi le calunnie più veritiere.
Volete Badday? Incredibile, incredibile.

Eva L.: Tu l’hai detto e non noi. Sai bene che tra te e Badday noi non preferiremmo certo Badday. Caro Linch, non siamo così stupidi.

Autorità 2: Allora chi? Uno sconosciuto, un nuovo arrivo? E quale forza avrebbe un nuovo arrivo?

Eva L.: Bisognerebbe leggere il decreto.

Autorità 1: E voi avete letto questo decreto.

Eva L. : Tu pensi che Osep Loom ci faccia leggere un così importante decreto.

Autorità 1: E dove sarebbe nascosto questo importante decreto? In mezzo ai fogli di uno di questi libri?

Eva L
.: Ordina pure una perquisizione alle carte del tuo Presidente se vuoi.

Autorità 1: (sorride) No, no… allora non c’è nessun decreto. Osep Loom pensa solo al suo inferno in questo momento. L’avete sentito voi stessi ieri.

Il vice presidente Linch, ride nervosamente e poi esce di scena

Scena 2°

Eva L. : (si avvicina a Grandi) E’ vero Osep Loom non pensa più alla Nazione, la Nazione era lui stesso e il suo futuro è la morte. Osep pensa al passato, ai suoi delitti. Il futuro della Nazione è per lui qualcosa di vago, d’indefinito. Non gli importa più, non riesce più a giocare con essa.
Potrebbe perfino firmare il decreto, ma solo distrattamente come qualcosa che non lo riguarda.

Autorità 3: Tu pensi che potrebbe farlo?

Eva L. : Sì, potrebbe farlo ma potrebbe anche non farlo. In preda alle sue lunatiche crisi tutto è possibile. E se non lo firma, dopo averlo letto per noi sarebbe molto rischioso. E’ meglio che non lo veda neppure.

Autorità 3: E allora a cosa serve un decreto senza firma?

Eva L.: Ernesto Grandi mi meraviglio di te; qualsiasi sgorbio alla fine di un foglio rappresenta una firma. Basta che non ci siano contestazioni. E’ la forza del circostante che fa valere una firma su una legge. La forza della legge è data dalla valenza del dei suoi mezzi e nient’altro. E’ pronto il decreto?

L’autorità 3 tira fuori un foglio dalla sua tasca

Autorità 3 : Sì, sono poche parole. (legge ) Decreto della Presidenza della Nazione. Articolo unico – A partire dalla data di promulgazione del presente decreto la carica di vicepresidente della nazione diventa elettiva, tramite voto del Parlamento. La stessa carica della Presidenza della Nazione diventa elettiva con voto del Parlamento subito dopo la morte dell’attuale presidente. Firmato …. Tutto qua. Non ho voluto aggiungere altri inutili dettagli.

Scena 3°Entra in scena il messo

Messo: Sono arrivati il ministro Badday e un ufficiale, un certo Iuri Rostov.

Autorità 3: Iuri Rostov? E per quale motivo arriva qui?

Eva L. : (rivolgendosi al messo) Dì di aspettare un attimo, ti dirò io quando farli entrare.

Il messo esce

Autorità 3: Doveva arrivare Andrei Rostov e arriva Iuri Rostov. Che significa?

Eva L. : Lo vedremo che significa facendoli entrare subito.

Autorità 3: E’ meglio che Iuri Rostov non incontri Osep.

Eva L.: Di che ti preoccupi, Osep sta dormendo profondamente ed Osep non sa nemmeno chi sia Iuri Rostov. Aveva solo chiesto di vedere Andrei.


Scena 4°
Eva L esce per chiamare i nuovi arrivati e rientra subito dopo con l’autorità 2 ministro Badday e l’ufficiale Iuri Rostov che indossa il vecchio pastrano della prima scena del primo atto.

Autorità 2: Certo vi meravigliate che non ci sia con me il vecchio Andrei e ci sia il nipote Iuri, valente nostro ufficiale che ieri doveva essere premiato. Ma le disgrazie spesso si legano ad altre disgrazie e il vecchio Andrei, proprio mentre il nostro Presidente pensava di rivederlo, è morto. Certo la sua età e i suoi acciacchi lo hanno portato al destino che tutti ci accomuna. E’ morto dicono i familiari; subito e serenamente.

Eva L.: E perché conduci qua il nipote? Non ti aveva certo chiesto questo Osep Loom. C’è un qualche tuo motivo particolare?

Autorità 2: Pare che morendo Andrei abbia lasciato un messaggio di poche parole per il Presidente. Messaggio che può riferire il nipote stesso e che lo ha raccolto nel momento della morte.

Eva L.: Osep è di là che sta riposando, dopo una crisi violentissima che lo ha perseguitato tutta la notte. Vi sembra che sia in grado di ascoltare messaggi da parte di altri defunti?

Autorità 2: Potremmo aspettare che si svegli.

Eva L. : Non vi sembra più semplice che il nipote riferisca a noi il suo messaggio e che noi possiamo successivamente riferirglielo in un momento di calma, magari con la vicinanza del dott. Dimitri. (Poi rivolgendosi all’ufficiale) Dite, vi ascoltiamo con attenzione.

Iuri, sta come al centro della scena con le mani distese e non parla. Un breve pesante silenzio pervade la scena.

Autorità 2: Vedete Eva, Iuri non può parlare perché Andrei gli a raccomandato di riferire personalmente ad Osep Loom quelle poche parole, sono parole di commiato di un vecchio che hanno una valenza umana solo se riferite da questo giovane, altrimenti non servono.

Eva L.: Valenza umana…. In bocca a voi queste due parole in altri momenti hanno fatto sentire a i condannati a morte la pelle d’oca.

Autorità 2: Cosa c’è Eva? Non volete che Osep Loom incontri questo giovane eroe che ha spazzato via una congiura.

Eva L.: Badday, questo tu lo stai dicendo, io ho solo detto che necessita la presenza del medico Dimitri. Ti sembra strana questa mia precauzione oppure nascondi tu altri fini?

Rumore fuori ed entra in scena un’infermiera


Scena 5°

Infermiera: Signori arriva….

Non arriva a finire la frase ed entra Osep Loom appoggiato ad un altro infermiere

Osep L.: Là, là, fatemi sedere là. ( indicando la sedia vicino alla finestra). Ci sta più luce là.

Eva L. : (rivolgendosi al ministro Grandi) Vai a chiamare subito il dott. Dimitri

Grandi esce velocemente di scena e Badday si avvicina ad Osep

Autorità 2: Ecco, Osep, ho cercato di portare a compimento quello che mi hai chiesto ieri sera.

Osep L.: (confuso) Ho chiesto qualcosa?

Autorità 2: Volevi vedere il vecchio Andrei Rostov, mi hai detto di cercarlo.

Osep L.: Sì,.. il vecchio Andrei. E lo hai trovato. Ma non è qui…. Certo non vuole più vedermi. Lo capisco… lo capisco.

Autorità 2: Non è così. Il fatto è che proprio ieri sera il vecchio Andrei è morto.

Osep L.: Morto, il vecchio Andrei. Appena io l’ho pensato, lui è morto.
Sì, è così…. ricordo le sue ultime parole: “Tu non mi devi più cercare, io per te sono morto, andrò a seppellirmi in campagna e cercherò di starti il più lontano possibile”. (si guarda attorno come a fare l’inventario dei presenti e poi). Chi è quel giovane al centro della sala avvolto in quel pastrano che ha il sapore di una guerra perduta?

Autorita 2: E’ Iuri Rostov il nipote di Andrei, è stato vicino al vecchio prima di morire ed ha raccolto delle parole che lo stesso Andrei vuole che siano riferite a te personalmente.

Osep L.: Parole di Andrei per me. Per me, per il suo odiato nemico, che un tempo fu un amato amico.

Entrano nello stesso momento Grandi, il vicepresidente e il dott. Dimitri.

Osep L.: (gridando) Via tutti. Via Lasciatemi solo con questo giovane. Viaaaa

Autorità 2: E’ opportuno che resto almeno io per la tua sicurezza.

Osep L. : Viaa, bastardo cane da guardia. Pensi che io possa avere paura di questo giovane. E se dovessi avere paura di un traditore, l’avrei di te, l’avrei di questa coppia di amanti.
E poi io paura…come faccio ad avere paura di questo giovane? Potrebbe uccidermi per qualche strana congiura? Potrei solo ringraziarlo per aver posto fine alle torture che mi porto addosso. Come faccio ad avere paura, io che viaggio da giorni con la morte accanto?

Eva L. : Usciamo via tutti. Rispettiamo la sua volontà.

Escono tutti lentamente. Restano soli Osep Loom e Iuri
Scena 6°

Osep L.: Vuoi sederti qui vicino?

Il giovane non si muove

Osep L.: Fai come vuoi. (Poi dopo un attimo di silenzio) Cosa ti ha detto di riferirmi il vecchio Andrei?

Iuri: Poche parole. Mi ha detto di riferirti che: “L’autunno arriva per tutti, anche per le foglie più alte che stanno in cima, quelle foglie si renderanno conto che il loro destino era solo quello di concimare la terra”.

dopo un breve silenzio
Osep L. : Ha detto solo questo?

Iuri: Sì, solo questo.

Osep L: E il mio autunno è più gravoso, perché so di non poter essere un buon concime…. E dimmi, cosa diceva di me in vita Andrei?

Iuri: Poco. Si lamentava delle cose del mondo. Biasimava molto la mia scelta di arruolarmi nell’esercito.

Osep L.: Non voleva che tu servissi la Nazione.

Iuri: Diceva che c’è una sola Nazione ed è quella di tutti gli uomini e gli uomini che portano armi vogliono solo uccidere altri uomini.

Osep L. : E tu non lo hai ascoltato e sei divenuto un valente ufficiale.

Iuri: E io oggi mi pento di non averlo ascoltato. Io da valente ufficiale ho commesso gravi delitti. Sono stato io che ho condotto la Bonifica di maggio.

Osep L.: Tu hai salvato la nazione da una congiura.

Iuri: Io ho ucciso tanti uomini.

Osep L.: Hai solo obbedito a degli ordini, tu non hai colpa. Tutto ricade su di me, sono io l’origine, sono io il padre di questi delitti. Io che mi ero posto come amorevole padre e sono diventato un tiranno.

Iuri: Ma è stata mia la mano, miei gli occhi che hanno visto la morte procurata, mio il cuore che si è indurito.
Potevo disobbedire ai tuoi ordini tremendi e per vigliaccheria non l’ho fatto.
E per la mia vigliaccheria tu mi insignivi del titolo di eroe. Eroe io? Io che da codardo obbedivo ai tuoi ordini, ordini che contrastavano con la mia coscienza. Ci fu un momento che tutto mi apparve chiaro e che potevo pronunciare un no, nossignore. Ma non lo feci. Ora la coscienza della mia miseria mi tortura e porto l’inferno dentro la mia mente.

Osep L.: (atterrito per l’ultima frase) Cosa hai detto? Anche tu, così giovane, porti dentro la mia stessa tortura.

Dopo un breve silenzio Iuri comincia a raccontare

Iuri: L’inchiesta di maggio consisteva nello scoprire perché era stato dato l’ordine di spostare il reggimento di Tiz in città. Il reggimento doveva essere posto con i suoi carri armati a protezione del Parlamento. Il Parlamento doveva decretare l’eleggibilità della cariche di presidente e vicepresidente. Io scoprii tutti i congiurati dell’esercito, di alcuni avevo prove certe e di altri labili prove. Poi arrivò un ordine di fucilarli tutti, quell’ordine l’hai firmato tu stesso. E’ vero, non lo puoi negare.

Osep L.: No, non posso negarlo. Era la sorte che potevano aspettarsi. Fu tua l’iniziativa dell’inchiesta?

Iuri: Mi avevano ordinato di condurre l’inchiesta e il servizio segreto mi fornì i primi indizi. Io la portai a termine, ma avevo qualche incertezza, e allora ti supplicai con una mia lettera di aspettare nel comminare le fucilazioni, perché non c’erano le prove per tutti, perché c’era qualcuno innocente e perché ancora non sapevamo chi fosse stato l’artefice politico che aveva ordito quel disegno.
Non poteva essere solo il generale Insk a inventarsi il passaggio alla democrazia, ci doveva essere un qualche artefice politico che si nascondeva nei tuoi palazzi.

Osep L.: Io non ho mai ricevuto quella supplica. Era ragionevole che io l’accogliessi. (Si ferma un
attimo come per cercare nella sua mente stanca)
Nella nebbia dei miei ricordi ora scorgo quei fatti.
In aprile io ero ammalato e qualcuno certo pensò che sarei morto. Poi miracolosamente guarii. E allora tutto il disegno doveva essere velocemente smantellato. Ora capisco…. qualcuno era interessato alla fretta. Una volta individuati i congiurati dovevano sparire definitivamente come possibili testimoni della congiura.
Chi poteva avere questo interesse? Certo, i congiurati a me più vicini.
Stanno sicuramente di là, nell’altra stanza, sono quelli che abbiamo cacciato poco fa per potere parlare io e te da soli?
Grandi e mia moglie probabilmente?
Fanno nascere una democrazia e già sono disposti, anche loro, ad affrettare un sacrificio di sangue. Questa volta il delitto ricade su di loro.

Iuri: Era un tuo ordine che io eseguivo Osep Loom. Un tuo ordine. Gli altri ci hanno solo messo la fretta. Se ti avesse colto per un attimo la pietà non sarebbe stato possibile quel delitto. Il loro delitto è stato possibile per la tua mancanza di pietà e per la mia codardia.

Osep L.: (come mormorando a se stesso) Si spande, il mio sangue nero si spande. Il mio amore…. Il mio sogno tramontato… è diventato solo un grande lago nero di sangue.

Iuri: (in forte stato di agitazione) Sono stato io che ho eseguito il delitto. Sono stato io che ho comandato il plotone di esecuzione e che ho gridato “Sparate”.
Sono stato io che visto piangere Alenka, gridare che era innocente, ed io ho gridato “sparate”. Sono stato io che non mi sono fermato.
Io che ero amico di Alenka. Io che amavo la stessa donna che amava Alenka. Io che ora non riesco a guardare più in faccia quella donna.
Sono io che porto l’inferno nella mia mente. (Va a cadere in ginocchio in un angolo della scena)

Osep.: (Si alza dalla sedia, si porta al centro della scena gridando un AAAAAAAHHHH che violentemente si ripercuote in tutto il teatro)

Scena 7°Accorrono tutti attori che si dispongono in semicerchio lontani da Osep Loom che ha già raggiunto il centro della scena.

Osep L.: I miei delitti si espandono, dilagano, generano un male oggettivo, generano altri delitti, altri colpevoli.
Chi poteva essere innocente è travolto.

Osep cade e il suo corpo presto appare disteso in forma di morte.
Silenzio.

Si avvicina al cadavere il vice presidente

Linch: E’ morto (poi si alza e si mette in angolo distante dagli altri)

Si avvicina ora Eva L., con la mano gli sfiora la fronte.

Eva L.: Non è morto. (Poi si alza e ritorna con gli altri nel semicerchio).

Si avvicina Grandi, appena poco distante da Osep.

Grandi: Non è morto. (Poi si alza e ritorna con gli altri nel semicerchio).

Si avvicina titubante Badday, guardando gli altri, consapevole dell’importanza della sua decisione, sfiora la mano destra di Osep.

Badday: Non è morto. (Poi si alza e ritorna con gli altri nel semicerchio).
Si avvicina il dott. Dimitri tasta il polso e ascolta il cuore di Osep, guarda prima di parlare il semicerchio.

Dimitri: E’…..ma….non è morto. (Poi si alza e ritorna con gli altri nel semicerchio).

Si avvicinano i due infermieri e ripetono: Non è morto. Non è morto

(Poi si alzano e ritornano con gli altri nel semicerchio).

Iuri avanza verso il pubblico e come parlando a se stesso: Neanche io sono morto, ma non sono neanche vivo.

Sipario

Scena finale
Quadro scena, il primo del primo atto, di sera.
La piazza è vuota e la finestra è illuminata.
Dalla finestra illuminata è ben visibile l’ombra di Osep Loom intenta al suo tavolo e l’ombra della sua mano pare poggiarsi su dei fogli.
La piazza si comincia a riempiere di una folla di silenziosi cittadini.


Due giornalisti, con vestiti di foggia europea e con cappelli a falda larga, si pongono al lato della scena come se parlassero tra loro.

Si sente nell’aria una sigla musicale come di un giornale radio.
Una voce stentorea maschile legge un comunicato

“Il parlamento ha approvato un decreto d’urgenza proposto dallo stesso Presidente della Nazione Osep Loom. In base a questo nuovo decreto la carica di vicepresidente della nazione diventa da oggi stesso una carica elettiva con votazione da effettuare nel Parlamento. La stessa carica di presidente diventerà elettiva nel caso venisse a mancare il presidente. Lunga vita al presidente. Il presidente Osep Loom ha voluto imprimere un’accelerazione al processo democratico che già avanzava nel paese.

Il comunicato via radio continua con una voce stentorea femminile.

Altre notizie. L’aviazione ci segnala che al nord della Nazione è stato abbattuto un aereo che, precitosamente e senza alcun benestare, della stazione di comando, stava abbandonando il nostro paese.
Erano a bordo dell’aereo l’ex Vicepresidente Linch e due generali dell’esercito Horsen e Karel; la banda aveva tentato un golpe ai danni della Nazione per impedire il passaggio verso la democrazia sancito con il decreto del presidente Osep Loom. Il golpe è stato scongiurato. Lunga vita al Presidente Osep Loom.

La folla di astanti inneggia ad Osep.

Lunga, lunga vita
Lunga vita al presidente.

La folla dopo avere inneggiato comincia a defluire.

Rimangono in scena i due giornalisti. Uno sta scrivendo sul suo taccuino

Giornalista 1 : Cosa stai scrivendo così di buona lena.

Giornalista 2: Il solito pezzo serale. Una folta folla si è riunita sotto il palazzo del nostro Presidente. Erano più numerosi del solito, centomila, si va behh… centomila, ed hanno a lungo acclamato per ringraziarlo della svolta verso la democrazia. Dalla finestra del palazzo presidenziale si è potuto scorgere il Presidente intensamente occupato nel suo lavoro, sicuramente altre leggi di valenza storica sono in arrivo.

Giornalista 1: Meglio la grande ombra storica del Presidente intensamente occupata nel suo lavoro. Melenso come sempre. Perché non aggiungi? Era così intento a scrivere che non si è accorto dei centomila e non si è affacciato.

Giornalista 2: (ridacchiando) Fossi matto.

Giornalista 1: La sai la voce che circola?... Il Presidente è morto da diversi giorni e la figura che si vede alla finestra può essere: quella di un fantoccio o quella di Grandi che si avvia ad essere eletto come vicepresidente o quella, addirittura, della salma imbalsamata dello stesso Osep Loom.

Giornalista 2: La so…circola, svolazza. Ma perché non la pubblichi tu?

Giornalista 1: Certo…e a chi potrebbe fare piacere questo tipo di verità?

Giornalista 2: A nessuno. A nessuno.

Anche i due giornalisti escono di scena.

Subito dopo entra Iuri che comincia a vagare come perduto e poi va a sedersi vicino al pozzo come nella prima scena del primo atto. Poi entra Lisa ed ora è lei a vagare:

Lisa: (con aria svagata) Iuri non mi parla più. Non dice più che mi ama. Alenka non mi scrive più. Non dice più che mi ama. In paese dicono tutti che sono diventata un po’ matta. Dicono che non potrò mai avere nove figli perché la mia pianta si è prosciugata.

Sipario


Fine

3 commenti:

  1. Buonasera Professore,
    ammiro molto la sua persona e il suo lavoro.
    Saluti.
    A. Santese

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  2. Con alcuni adeguamenti, mi pare che il canovaccio sia applicabile a tutti i regimi, compresi quelli apparentemente democratici.
    Avanzando nella lettura, mi sono trovato a sostituire i suoi personaggi con nomi noti, le situazioni descritte con fatti attuali.
    Edulcorato dalle esecuzioni fisiche, nella mia mente (contorta?), ho pensato che i golpe, oggi, possono essere soffocati sul nascere con una accorta azione giudiziaria e mediatica.
    L'Osep Loon, per il bene del suo popolo, è diventato coriaceo, tanto da assumersi la responsabilità dei delitti da lui ordinati, resistendo agli scandali e agli attacchi dei suoi stessi fedelissimi (ex).
    Questi fedelissimi vengono epurati in modo incruento: già il fatto di essere (o essere stati) suoi accesi sostenitori, fa supporre che abbiano i cosiddetti scheletri nell'armadio.
    E' sufficiente che l'armadio venga aperto al momento opportuno, e, senza versamento di sangue, il traditore viene eliminato.
    Sì, credo proprio che questa stesura sia valida per tempi e luoghi a noi molto vicini.
    Un po' come la poesia sul Belice che, senza modificare una virgola, è risultata adeguata a L'Aquila 2009.
    Bellissima quella e bellissimi questi due atti, purtroppo tanto teatrali quanto reali.

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  3. Sì, c'è un certo modo di esercitare il cosiddetto "carisma" che avvolge popolo-fedelissimi e capo. Nelle nostre apparenti democrazie si può aggiungere l'ingrediente denaro.
    grazie dei commenti, francesco

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