Home page -Comunicazioni Questo blog non rappresenta un testata giornalistica e non viene aggiornato periodicamente – raccoglie opere © di francesco zaffuto – ed è collegato in rete con i blog:

sosta d'inverno

Ai passeggeri che intenzionalmente
o per caso
sono passati da qui
auguro un buon Natale e buon anno

Claude Monet - Treno nella neve o la locomotiva", 1875- Olio su tela 78 x 59 cm Musée Marmottan-Monet, Paris

buona castagnata


buona castagnata

come eri piccola
con lei mano nella mano
ora sei nonna tu
come passa il tempo
presto è arrivata l’umida stagione
a consolare la sete di antichi alberi
vogliamo essere castagni anche noi
vecchi e duri
capaci di mettere al mondo
per ogni autunno
migliaia di piccoli occhi lucenti
dicendo
assaporate la terra

21/10/2013  francesco zaffuto
dalla raccolta Parole nel tempo
da alcune frasi scritte per fare l’augurio a un amica in rete

la invio a tutte le nonne

Com'ero e come eravamo


...di niente

e so di non sapere
non voglio una parte delle cose
e so di sperare
e voglio tutto

Mi si può negare il sole?
se gli sorrido
e distendo in aria le braccia

La notte senza odio
è parte di me
quando nel buio ascolto
il latrare dei cani
nella paura mi sento meno solo


Ira

Ira barbara
tormenta
le membra
e le viscere
del corpo

Orrendamente
pacata
sta muta

Non guerra
aspetta
ma amore
E intanto
tantamente soffre


Ovunque 

Ovunque c’è un bambino che gioca
Dove gli uomini asciugano il sudore
Dove sorridono gli occhi di una donna

Ovunque s’alzi il sole al mattino
là è la mia terra



la  Comune

Si socchiude il vecchio mondo
dietro gli angoli degli evi bui

Si riaprono i fiori
a respirare l’aria del mattino

    Domani giorno
    potrò abbracciarti
    negli occhi il luminoso risveglio di una  primavera
    a far festa al mondo

Ancora interminabili momenti
Le case tremeranno
le strade saranno violente

Correremo ancora tristi sentieri di pianto
Nell’ansia di costruire la nostra storia ritorta
consumiamo i giorni nel desiderio della nostra utopia

     Poi taglierai
     rossa
     l’azzurro del cielo 




Poesie tratte dalla raccolta Vento da queste parti di Francesco Zaffuto (1966/1969),  chi 
Per maggiori informazioni sulla raccolta
 clic su raccolta di poesie “Vento da queste parti”

pareva non ci fosse più tempo d’aspettare

Anche questa volta


Sole che tramonti
in mezzo alle acque di un oceano
o fra  aridi o verdi piani
squarciando il cielo  con fiamme roventi
e colorando le nubi con bagliori di fuoco
Anche questa volta
ti porti via un giorno


Attesa

Aspetto un giorno
Un giorno che sia più chiaro degli altri
Un giorno dal tardo vespro

 

Verità

Occhi cercano la luce
strati di nebbia avvolgono il sole
Un’anima sta muta tra le foglie
S’ode il suo corpo che cerca calore
Silenzio attorno
Occhi non trovano la luce
Il tempo attecchisce le foglie

 

 Pensiero

Velocissimo volatile
spazi correndo nelle menti
dei sapienti
dei potenti
degli ignoranti
Frettolosamente diffondi
illusioni e verità
cospargi veli
e poi li strappi
rinnovelli
e poi riponi
in un meandro della memoria

 Dopo


Cadenti ali del giorno

la notte incombe all’avvenire

L’alba resta lontana

Triste risveglio
dalla droga della giovinezza



Poesie tratte dalla raccolta Vento da queste parti di Francesco Zaffuto (1966/1969),  
Per maggiori informazioni sulla raccolta
clic su raccolta di poesie “Vento da queste parti”

consapevolezze



Dietro la porta

Un pianto affogato nell’aria
si sente
da dietro la porta
Un colpo di chiave
Si ritorna a dormire


Il buio a due passi

Il buio a due passi
Ci guardiamo attorno
Un debole chiarore lentamente sfoca
Oscuro rimane l’angusto cerchio
Possiamo tutti
illuminare intorno
Almeno per un attimo
vedere altri due passi
Ma nessuna luce  attorno

Ecco una
Altri soffiano
Spengono


Guerra

Il sole se ne va
andiamo a guardarlo per l’ultima volta
domani sarà buio


Dissenso

 La terra brucia
sotto il callo dei piedi
Si guarda avanti
Si avanza senza
Perché?
Mentre la terra ha già gelato
fin le caviglie


La pace

Seduti con un bicchiere in mano
continuare a dire

“bello”

Attorno tutto imputridisce
il puzzo si scaglia violentemente alle narici

“inevitabile”

Dolore per i meno fortunati
fame per i denutriti

“pace”

Chi può biasimare coloro che muoiono
per riscattare un’infame destino?

Posso nutrirmi di questa pace?


Ciglia

Alati che virano verso il cielo
colori che vanno al vespro
La sera cala anzi tempo
le ciglia chiudono le luci
Buio
Con gli occhi aperti
sotto le ciglia si soffre



Poesie tratte dalla raccolta Vento da queste parti di Francesco Zaffuto (1966/1969),  
Per maggiori informazioni sulla raccolta
clic su raccolta di poesie “Vento da queste parti”


Immagine - Coercizione - di Liborio Mastrosimone - da  http://libomast-digiart.blogspot.it

disperazioni


Alla fonte


Luci incastonate nel nulla
reggono alla fonte
L’acqua salata è fetida
E’ forse meglio berla
e riferir per nuova
o perire la sete?
La verità sta lì al fondo
Marciscono le membra
Fuori spira un vento secco
le foglie cadono quando la primavera arriva
Sembra assurdo il vero


Decisione

Ali di pioggia battute dal vento
illuminano l’aria intorno
Si perde il suono dei passi
Solo impronte scomposte sul fango dei viottoli
Con tanto di perduto
ricerco il tuo volto nel verde della primavera
Fragile novella
muta commedia senza trama
recitata ignorando la fine
temendola
Ora scoppia dentro
La notte fredda avanza
solitudine immensa
Quasi cogli la morte
precipitando
ti attacchi a un cespuglio
ti salvi guardando un fiore



Poesie tratte dalla raccolta Vento da queste parti di Francesco Zaffuto (1966/1969),  chi 
Per maggiori informazioni sulla raccolta

l'incontro con la città


Metropoli

Oscuro silenzio della città

Giochi di luci
chiassosi locali
rumori lontani

Oscuro silenzio della città


Mattino  d’inverno


Ad est lentamente
dietro le cenerognole nubi
appare
una debole luce

Il giorno è fatto

Lentamente
a sbucare cominciano
da porte e vie
le stanche genti



Poesie tratte dalla raccolta Vento da queste parti di Francesco Zaffuto (1966/1969),  chi 

Per maggiori informazioni sulla raccolta
clic su raccolta di poesie “Vento da queste parti”

sensi


Senso


Parole vuote
senza senso
Il vento s’alza
solleva la foglia nell’aria
sale scende
poi cade

Alcool


Fumosi eteri colorano le pareti del cielo
trasformando le smorfie in sorrisi
cercando


Fumo


Fumo
penso
guardo
lentamente sale su
si dilegua
Guardo
un pezzo di cielo



Poesie tratte dalla raccolta Vento da queste parti di Francesco Zaffuto (1966/1969),  chi 
Per maggiori informazioni sulla raccolta
 clic su raccolta di poesie “Vento da queste parti”

miraggio e desideri



Miraggio

Prati verdi
come il verde di un sogno antico

Chiarore dell’erba
col suo ondeggiare al vento

I pascolanti dalle irte corna
stanno ruminanti


Desideri

Desideri nutriti al vento
volano lontani nel tempo
come uccelli
che migrano alla fine della stagione
Desideri alati ricongiungono gli uomini
di costa in costa

e l’oceano tra noi


Poesie tratte dalla raccolta Vento da queste parti di Francesco Zaffuto (1966/1969), 
Per maggiori informazioni sulla raccolta
clic su raccolta di poesie “Vento da queste parti”

Il silenzio e le voci


ricordo il silenzio e le voci di una mia lontana gioventù


Silenzio


Con cupa grandezza
al di qua e al di là
dei mondi padroneggi
Tra mute parole
scorrono le ombre



Lontano

Lontano spazia nel tempo
calore sperduto nell’aria
gelida
arida
o peggio
E spazia nel tempo
ascoltando lontanamente
un grido di solitudine


Latrato

Latrato nella notte
sveglia l’animo
ai vivi notturni
adorna il silenzio
di singolare monologo



Una voce

Da lontano
s’ode qualcosa
non si distingue
forse un suono
o una voce
Ora nulla
Ora di nuovo
insistentemente
E mentre
ancora una volta
si allontana
dolorosamente
non si placa



Poesie tratte dalla raccolta Vento da queste parti di Francesco Zaffuto (1966/1969)

Per maggiori informazioni sulla raccolta
 clic su raccolta di poesie “Vento da queste parti”

immagine -  il silenzio – Johann Heinrich Fussli

terra aspra



sul finire degli anni sessanta la mia terra la sentivo così, e bruciavo anch’io come le risctucce

Terra

Terra mia ca si suli abbrusci
terra ristucciusa e scarna
‘ngrassata di focu e di petri

Curri intra lu giallu la strata
terra di sulu terra fatta


Fiumara

Intenso gorgoglia
dal monte e scende a valle
lieto ricurva tra dolci pendii
par morto alla piana
 Non giunge al mare
fangosamente sparisce



la rabbia

La rabbia che io
nascondo in cuore
si spande
tra  gli aridi colli della mia terra
Sta secca
come le ristuccie
in luglio
già falciate
Aspetta i fuochi d’agosto

Antica
muta
scontrosa
tra le calde pietre
a mezzogiorno


Poesie tratte dalla raccolta Vento da queste parti di Francesco Zaffuto (1966/1969)

Per maggiori informazioni sulla raccolta
 clic su raccolta di poesie “Vento da queste parti”

Lontanissime



Dai sedici ai venti anni le mie donne erano lontanissime

Immagine

Immagine avulsa in un tocco di luce
tra due filari di nebbia si spegne
lenta
Vago ricordo di dolci sembianze

Sogno

Sogno di un amore che sfoca
Il caldo fa soffrire le membra
mentre la mente si gela
Occhi non vedono occhi
Ora stanno soli
dispersi nell’immenso


Lei

Reale
calda
viva visione
che trapassa dal pensiero
e s’incarna in colore
sapore
e luce

Iris

Due strani occhi
d’intarsiato quarzo
limpido
zurognolo
come gorgoglianti acque in piena di un ruscello
Colori che  s’incrociano in una celeste armonia
Occhi
che meraviglia danno
a chi solo li guarda
e confuso tormento
a chi in loro cerca qualcosa



Poesie tratte dalla raccolta Vento da queste parti di Francesco Zaffuto (1966/1969)
Per maggiori informazioni sulla raccolta
clic su raccolta di poesie “Vento da queste parti”

Mangia la luna


 Nicuzzu arrancava dietro il passo degli uomini che dopo una dura giornata di lavoro nei campi tornavano in paese, stava appresso all’ultimo della fila che era suo padre. Quel giorno Nicuzzo aveva tanto insistito per recarsi nei campi insieme a lui e il padre per quella volta non era riuscito a dire di no. Per l’intero giorno tagliò curvo con la falce e il bambino per l’intero giorno stette a correre dietro le farfalle e alle serpi e poi scoprì i gelsi neri.
“Pà, si mangianu chissi?”
“Prova”
Nicuzzo provò  a mangiarne uno,  ed anche se il sapore inizialmente era aspro poi spandeva in bocca una piacevole dolcezza. In poco tempo le sue mani divennero di sangue bluastro e anche il suo volto si disegno della strana guerra d’aver mangiato tanti gelsi neri.
“Ora basta,  se no ti viene il mal di stomaco” gridò suo padre.
 Sulla strada del ritorno Nicuzzo si attardò a raccogliere delle nespole amare nonostante il padre lo richiamasse a camminare e a non perdere tempo.
 “Pà, si mangianu chissi”
 “Prova”
Diede un morso ad una delle nespole e:  “ … puu … pu …. su' allappusi”.
“Ora su' allappusi, ma fra un paio di mesi saranno dolcissime”
“Ci voli tiempu!”
“Bravu ci voli tiempu. E ora camina ca si sta faciennu scuru” disse il padre stanco di badare alle soste di Nicuzzu.
“Si  ci fai perdiri tiempu, la prossima vota ti lassu cu tua matri”. 
 Gli uomini che stavano davanti ridevano nel vedere l’ultimo della colonna alle prese con le sciocchezze del suo bambino.
 Intanto imbruniva e una grande luna si alzò dalla collina, piena  e luminosa. E Nicuzzo guardò il suo splendore e gridò: “Pà , si mangia la luna?”
E il padre rispose: “Sì, si mangia, a feddi a feddi”.
 Gli uomini della colonna risero tutti e per tutta la vita Nicuzzo si chiamò  “Mangia la luna”.
Ma Nicuzzo quella sera non disse più niente ed accettò  la spiegazione del padre,  coincise per qualche anno con la sua fantasia;  ne era certo per le diverse fette che andavano mancando come se gli invisibili angeli nel cielo si nutrissero di quel pasto; e poi Dio ogni volta lo ricostruiva per loro.

francesco zaffuto  - “dai racconti di mio padre”