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La pentola degli ultracorpi



(una favola nucleare)

Era una sera dei primi giorni del maggio 1986, dopo avere ascoltato le notizie del telegiornale , ero andato a salutare i miei bambini, la solita richiesta: “ci racconti una favola?” Cosa raccontare se avevi sentito poco prima che era meglio evitare di comprare la lattuga per via del cesio? Cominciai …. stentatamente….

C’era una volta …. sì, una volta, in una parte di mondo, un paese chiamato … chiamato … Paese di … di… Lillibabbuzzi. Gli abitanti di quel paese erano alti un palmo di mano ed avevano la testa grande quanto una noce, eppure credevano di essere molto alti e molto intelligenti; non avevano mai visto uomini più alti di loro e si meravigliavano delle tante cose che riuscivano ad inventare. Erano riusciti a costruire tante macchine e si divertivano a costruirne sempre nuove, sempre più complicate, e con le ultime macchine costruivano altre macchine ancora.
La prima macchina l’avevano costruita per lavorare un po’ meno e stare tutti meglio, ma poi ne costruirono altre e per costruirle continuarono a lavorare tanto e più di prima, ma erano tutti convinti che questo era il miglior modo per stare bene ed essere felici.
Ma sebbene avessero inventato tante cose non erano ancora riusciti ad inventare lo specchio. Sì … proprio lo specchio a loro mancava. La mattina per riuscire a capire se si erano ben vestiti, lavati e messi in ordine, appena uscivano fuori dal portone di casa domandavano al primo che incontravano: “Come sono ?” E ricevevano la solita risposta: “Sei bello. E io come sono?” “Sei bello anche tu.”
Queste erano le frasi che si rivolgevano di prima mattina allo stesso modo di dire buon giorno.
Tranne lo specchio gli abitanti di Lillibabbuzzi avevano inventato di tutto e tra le tante cose che avevano inventato ce ne era una a cui tenevano in modo particolare: “la Pentola degli Ultracorpi”.
Era una grande pentola che conteneva dentro delle strane sostanze che bollivano da sole senza bisogno di stare sul fuoco. La tenevano sempre a bollire e a sbuffare, la pentola continuava a buttare fuori tanto vapore che veniva utilizzato per fare camminare tantissime altre macchine. “Che bella pentola che abbiamo inventato, che bella pentola che abbiamo inventato”; dicevano spesso nei loro discorsi.
Un giorno passò dal Paese di Lillibabbuzzi un vecchio, aveva una lunga barba bianca e camminava appoggiato a un bastone; si fermò sulla piazza del paese e disse agli abitanti: “State attenti. Quella pentola scoppierà, gli ultracorpi si scateneranno per il cielo e tutti rimarrete con la faccia piena di cacca”. Ma gli abitanti del Paese di Lillibabbuzzi non credettero a quelle parole. Dissero che era impossibile e cacciarono il vecchietto tirandogli dei sassi.
Dopo qualche anno, una notte, mentre tutti nel Paese dormivano, la Pentola fece uno sbuffo di vapore più forte, saltò via il coperchio della pentola con un botto e uscirono tutti gli ultracorpi. La maggior parte degli abitanti non sentì il botto e continuò a dormire; alcuni sentirono lo scoppio e andarono alle finestre e videro in cielo tante luci di diversi colori. “Che bello!” “Che bello! Sarà una nuova invenzione.” E quando le luci cessarono andarono a dormire di nuovo.
Il giorno dopo il primo degli abitanti di Lillibabbuzzi si svegliò e come tutti gli altri giorni si lavò, si vestì ed uscì fuori di casa. Appena uscito incontrò un altro abitante che lo guardò in faccia e si mise a ridere.
“Perché ridi?”
“Rido perché hai la faccia piena di cacca.”
L’altro, che prima si era un po’ arrabbiato, cominciò a ridere anche lui.
“Ma sei tu che hai la faccia piena di cacca, brutto imbroglione e parli male di me.”
“Non è vero sei tu e poi l’ho detto prima io.”
Cominciarono a litigare e a prendersi a pugni e a calci.
Intanto si avvicinavano altri abitanti di Lillibabbuzzi che guardavano i due litiganti e dicevano: “Ma guardate quei due che litigano con la faccia piena di cacca”.
Intanto chi stava vicino al suo prossimo cominciò a dire: “Ma anche tu hai la faccia piena di cacca.”
“Non è vero, sei tu che…”
“Bugiardo!”
“Imbroglione.”
E tutti cominciarono a litigare per tutte le strade del paese finché si sentì un urlo: “E’ scoppiata la pentola degli ultracorpiiiiii!!!!”
Tutti capirono ed ebbero una grande paura. Per tanto tempo non uscirono fuori di casa, continuavano a lavarsi, ma dopo pochi minuti la faccia si riempiva nuovamente di cacca.
Furono giorni tristi per tutti, ma poi uno dei Lillibabbuzzi inventò la Mascherina bianca, bastava attaccarsela al volto e nessuno si vergognava più. Fabbricarono tantissime mascherine e ognuno ne poté comprare una con appena un soldino e attaccarsela in faccia prima di uscire. Ora appena si incontravano dicevano: “Come sono?” “Hai una bella mascherina.” “Anche tu.” “Anche tu” . La pace e la concordia ritornò nel paese di Lillibabbuzzi e ripresero al lavorare: costruirono un’altra Pentola degli Ultracorpi ancora più grande. Dicevano che era più forte e sicura, ed era impossibile che si potesse rompere o che potesse saltare in aria il coperchio.
Quando dal paese passò di nuovo quel povero vecchio con la barba bianca, prima ancora che potesse pronunciare una sola parola lo presero a sassate. Il vecchietto voleva dire che anche questa pentola sarebbe scoppiata e che tutto il paese sarebbe rimasto distrutto e tutti gli abitanti sarebbero morti.
“Ed è scoppiata pure questa pentola?” chiese mio figlio.
“No, ancora no”; risposi.
“Si salveranno?” chiese di nuovo.
“Forse, ma occorre che uno dei suoi abitanti sia capace di inventare lo specchio, in questo modo potranno guardarsi e accorgersi di quanto sono stupidi, e smetteranno con la loro Pentola degli Ultracorpi.”
“E non si chiameranno più Lillibabbuzzi? “ aggiunse mia figlia.
“Come si chiameranno?” chiese mio figlio.
“Con un altro nome, con un altro nome. Chissà?” Risposi.
Si addormentarono tranquillamente. Come potevo aggiungere che il Paese era il nostro pianeta e che eravamo noi che ancora non avevamo inventato uno specchio per la nostra coscienza.
04/05/1986 francesco zaffuto

13 commenti:

  1. Complimenti! davvero una storia delicata, che fa molto riflettere sulle nostre pecche e sulle nostre mancanze.
    Silvana.

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  2. Bellissima, veramente grande. Grazie davvero

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  3. Talmente ben congegnata da essere da veri brividi.

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  4. Una storia per riflettere.Saluti a presto

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  5. E' davvero bella... credo che dovresti fare dei disegnini di questi hobbit bassi e pelosi che si credono adoni e che a un certo punto hanno la faccia piena di cacca e pubblicarla!

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  6. Basterà uno specchio? E se chi si autoproclama autorevole dice che la cacca è bella e che il cattivo odore lo sente solo chi ha cattiva coscienza?
    Salvaci scrivendo, Francesco.

    Sari

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  7. Una buona storia per far comprendere la scelleratezza del nucleare,in Giappone è stato decretato il livello 7 da Greenpeace,come a Chernobyl.

    Sul delirio De Mattei

    Per ciò che riguarda l'eventuale pena descritta dal sommo poeta,non ne ho idea,è sufficiente che non ricopra certe cariche.

    Saluti

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  8. Ciao Francesco,grazie del commento,a proposito una risposta che se potesse,l'avrebbe già interpretata alla grande.

    Non disperate,don verzè al S.raffaele è già a buon punto per la clonazione,così tanti nani caimani potranno prendere x il c... a raffica!

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  9. Ti lascio il commento qui, anche se la parabola per i bimbi, con troppa "morale", un po' come se si sentisse ancora l'eco del marxismo integralista, mi è piaciuta meno dell'autobiogrfia bidimensionale a cui sono arrivato in fondo. Bellissima: ripensamenti, inciampi, delusioni, prospettive. Se arriverà la terza dimensione, sarà un romanzo meraviglioso.

    Ti suggerisco "Soldati di salamina" di Javer Cercas. Bella rilettura della Spagna franchista e bella meta-riflessione sul perché del racconto della storia.

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  10. A parte il primo d'aprile sulle spiagge di Lampedusa,stiamo verificando giorno dopo giorno quanto siamo governati da un ciarlatano,e continua a piacere agli italiani,almeno a maggioranza,un incomprensibile incantesimo,davvero strano.

    Saluti

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  11. Hai fatto benissimo a linkare,meglio diffondere il più possibile sulle mostruosità del nucleare.

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  12. In risposta dal post "emorragia dal Pd al Sel"

    Tocca dare una svolta,la stagnazione con l'aggiunta del porcilaio seminato dal caimano personalmente risulta intollerabile,manco in America latina di alcuni decenni fa.

    Che sia più a sinistra o meno,non importa,ma la rincorsa harakiri del voto moderato,deve finire.

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