Home page -Comunicazioni Questo blog non rappresenta un testata giornalistica e non viene aggiornato periodicamente – raccoglie opere © di francesco zaffuto
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A Agnostico (Non dizionario)


A come Agnostico
deriva dal greco antico ἀ- (a-), "senza", e γνῶσις (gnōsis), "sapere", "conoscenza"
E’ stato già detto tanto sulla posizione dell’agnosticismo, da Protagora a Huxley. In queste  note non intendo fare una esposizione di riflessioni di vari pensatori, faccio solo qualche mia considerazione su cosa intendo per agnosticismo e sul mio modo di essere agnostico.
 Agnostico vuol dire: essere consapevole di non avere conoscenza su una questione. Se la questione è la deità, l’agnostico è colui che è consapevole di non avere conoscenza della deità. L’agnostico non è indifferente alla questione della deità, e non può essere confuso con l’atteggiamento dell’indifferenza. L’agnostico non nega la ricerca della conoscenza, afferma soltanto di non essere arrivato con la sua conoscenza. L’agnostico lascia aperta la porta della ricerca  e non chiude a nuovi spunti di conoscenza.
 Si è voluto spesso confondere agnosticismo ed ateismo, ma l’agnosticismo è in antitesi con l’ateismo, l’ateismo ha delle sue certezze in materia di negazione della deità, l’agnosticismo non ha certezze. L’agnosticismo altresì non è la religione del dubbio ma è il dubbio nel suo contingente, in un particolare momento e stadio della conoscenza. Se l’agnostico dice che non si potrà mai conoscere la deità in qualche modo chiude e nega la sua posizione agnostica, la posizione agnostica deve mantenere aperta la ricerca. 
 Ateisti e credenti in una fede in qualche modo si somigliano perché hanno delle certezze, l’agnostico è disposto ad ascoltare e a ragionare e non ha delle certezze, aggiunge che è difficile avere delle certezze ma non afferma che è impossibile. L’agnostico sa di non sapere, ha consapevolezza del suo limite. Essere agnostici è una condizione individuale e provvisoria, un agnostico non può appartenere al partito degli agnostici, perché il partito degli agnostici è in contrasto con lo stesso agnosticismo.
 L’agnostico, per il particolare stadio in cui si trova, vogliono assorbirlo da una parte quelli che professano una fede e dall’altra gli atei. L’agnostico sovente è disprezzato come mancante di coraggio o come chi ha scelto una posizione comoda; non è né l’uno né l’altro, spesso necessita del coraggio di restare isolato e la sua posizione di continua ricerca può essere spesso scomoda e faticosa.
 Nel mio essere agnostico ho letto diversi testi di religioni e continuo farlo,  ho potuto vedere come il tempo ha cancellato tante credenze, e come il tempo ha lasciato in vita, e insoluti,  i nodi più forti. Ho potuto vedere anche che verità scientifiche che in passato si consideravano vere poi sono state superate da nuove verità scientifiche. Religioni e scienza vagano come comete nel tempo, e il tempo di ogni singolo uomo è breve e spesso deve rispondere a quotidiani e miseri bisogni.
 Sono arrivato nel mio percorso solo a una breve considerazione: se Dio non c’è, continuerò a vagare senza un dopo; se Dio c’è, è sicuramente più buono di me.
 francesco zaffuto

Altre parole su NON DIZIONARIO 

R RARITA’ (Non dizionario)


Per definire un evento raro, che difficilmente poteva accadere o che poteva accadere con tanta distanza nel tempo, a Roma si diceva::
“ad ogni morte di Papa”.
Da oggi si di dirà “ad ogni dimissione di Papa”.
Grazie all’annuncio di Benedetto XVI di voler lasciare la carica papale il 28 febbraio 2013  si può dire che è cambiato il modo di definire la RARITA’.
La Rarità è qualcosa di possibile ma che difficilmente accade. Oggi tutti i giornali e TV parlano di rivoluzione e rinnovamento e chiosano e spettegolano su un gesto bello e di buon senso di un uomo che si rende conto della sua vecchiaia e dei limiti della materia del corpo.
Parlano di gesto rivoluzionario, ma se leggiamo il diritto canonico era ben previsto, ecco l’articolo che sta applicando il Papa:
Can. 332 - §1. Il Romano Pontefice ottiene la potestà piena e suprema sulla Chiesa con l'elezione legittima, da lui accettata, insieme con la consacrazione episcopale. Di conseguenza l'eletto al sommo pontificato che sia già insignito del carattere episcopale ottiene tale potestà dal momento dell'accettazione. Che se l'eletto fosse privo del carattere episcopale, sia immediatamente ordinato Vescovo.
§2. Nel caso che il Romano Pontefice rinunci al suo ufficio, si richiede per la validità che la rinuncia sia fatta liberamente e che venga debitamente manifestata, non si richiede invece che qualcuno la accetti.
Allora dove sta la Rarità del gesto di Benedetto XVI, sta nel fatto che altri Papi non lo hanno mai fatto, e che tantì uomini di potere si guardano bene dal fare.  Il suo gesto di grande umiltà va nella direzione del riconoscimento dell’uomo, delle sue fatiche della sua uguaglianza con gli uomini.
Non posso che fare un augurio a  Joseph Ratzinger di concludere serenamente gli ultimi anni della sua vita.
11/02/2013 - francesco zaffuto

C Clochard (Non dizionario)


 Clochard è una parola francese ormai entrata in uso frequente nella lingua italiana.  In francese deriva da cloche (campana) . Pare che anticamente venisse usata per indicare gente del volgo vestita in modo trasandato ed anche un po’ suonata. Una parola un po’ offensiva che ormai viene usata per  indicare un’intera specie umana.
 In italiano la parola francese sembra addirittura elegante: vuoi mettere chiamare qualcuno vagabondo, barbone, accattone, senzatetto,  senzalavoro,  povero, suonato di testa, stravagante, disgraziato; gli dici clochard ed hai fatto un riassunto emblematico. 
 Con questa parola “riassunto” pare che quella persona si sia scelta  una professione particolare. Sì,  la cattiva  sorte lo ha colpito, ma il disgraziato pare che per scelta esistenziale voglia fare  il clochard.  Magari qualche rarissimo caso ci sarà, ma quando batte il freddo nessuno vuole fare il clochard.
 Chi problemi no ne  ha con la parola “riassunto” è riuscito a lavare la sua coscienza. Anche le stesse autorità competenti,  in dovere di dare una mano a trovare un alloggio o un lavoro o un sussidio, possono benissimo lavarsi le mani dicendo che si tratta di clochard (gli si può anche mettere una “s” e fare il plurale). 
 Ma se diciamo che il clochard fondamentalmente è un povero la parola diventa inquietante perché appena ci manca il lavoro e i nostri mezzi di sussistenza sono finiti diventiamo poveri anche noi. (f.z.)
Immagine – un clochard dipinto da Raffaelli Jean – Francois http://www.artesuarte.it/articolo.php?id=350

C Conoscenza (Non dizionario)


 Fermo in auto,  ad  una lunga coda, discetto sulla fine del mondo.  Ma possibile che quei buzzurri dei Maya sapessero tutto, anno e giorno?
Sono io che non so un c … !
Io che sto qui a guidare questa automobile e non so un accidenti su come funziona. Se si ferma debbo chiamare un buzzurro di meccanico che ne sa molto più di me.
 La macchina è come il mio corpo, anche di quello non so niente.  Quello sì,  che è poi complicato! Ci sto dentro dalla nascita, lo guido,  ma non capisco niente.  Ad esempio: gli accavallamenti muscolari,  perché si producono? Ho l’angoscia degli accavallamenti muscolari! Forse è una strana attenzione della mente che li produce.  Ti giri e ti si accavalla un muscolo della gamba e impazzisci di dolore; forse perché hai pensato per un attimo, in modo strano,  alla gamba.  E se ti capita con il cuore? Allora è possibile un infarto.  Lo chiederò al mio medico;   che mi dirà alcune cose che non capirò e mi raccomanderà di stare tranquillo.
Sono io che non capisco un c …! Si,  proprio un c …! Figuriamocelo quello! Si alza di notte senza alcun motivo, ti ha dato un sacco di preoccupazioni e ti ha fatto fare anche qualche figuraccia;  capriccioso e stupido. Dico bene,  quando dico che non conosco un c … !
 Eppure mi muovo come un presuntuoso. Addirittura  discetto e scrivo; ma non più con la penna e il calamaio, come mi aveva insegnato il mio maestro, scrivo ormai con il computer di cui ignoro totalmente il funzionamento. Curo un blog senza capire niente del funzionamento di internet ma ci navigo dentro e affido ad esso la possibilità di comunicare con sconosciuti che la pensano come me;  visto che difficilmente potrò comunicare con il mio vicino di casa alla prossima riunione di condominio.  Poi la mia presunta comunicazione viene bloccata da un virus, messo in giro da non so chi. Un nemico! ?  Ma neppure mi conosce. Chi è e cos’è?
Sono io che non conosco un c … ?
 Ma dai!  C’è la divisione del lavoro e della conoscenza, qualcosa almeno la conoscerai in un campo, nel tuo campo. Certo,  ho insegnato economia per  più di trenta anni;  ma di questa crisi economica, onestamente, posso dire che  capisco ben poco. Certo,  ci sono tanti economisti che blaterano, e almeno so che anche loro non capiscono un c … , eppure blaterano.
 Ma cosa so?  A mala pena qualcosa dei miei pensieri. Non come camminano nel mio cervello,  delle cui stanze nulla conosco, so solo di quei pensieri  che arrivano e su cui rifletto. I miei pensieri!  Debbo avere cura che restino pensieri  ben fluidi,  e che non si trasformino in  idee cristallizzate  appartenenti ad altri stupidi e presuntuosi come me.
 Ecco la fila si scioglie, posso riprendere la mia guida. Chissà se,  tornando a casa,  potrò appuntare questa riflessione sulla mia non conoscenza o se sarà fuggita via con i miei fluidi pensieri?  (f.z.)

Immagine – un cervello con le sue ipotetiche sezioni

S SIMILITUDINI (Non dizionario)


Plurale di  similitudine, figura retorica usata per confrontare due identità:  in una si individuano qualità che somigliano ad un’altra.
Simile non ha lo stesso significato di uguale, i simili si somigliano per alcune o tante qualità e proprietà.
 Le similitudini richiamano come necessari confronti e paragoni. Nel procedere di confronti e paragoni si potrebbe arrivare alla conclusione che due simili  in realtà sono uguali  o che restano simili per diversi aspetti.
 Spesso per dimostrare una similitudine si racconta una parabola e allora nessuno si scandalizzi se per capire qualcosa sulle similitudini moderne mi servo di una parabola.
 Recentemente vengo a sapere che uno dei capi del partito comunista cinese è un miliardario
 Se guardo all’ammontare delle cifre possedute posso dire che è simile a un miliardario di un paese capitalista.
 Se guardo al grado di sfruttamento che un miliardario capitalista riesce a fare sugli operai che lavorano nelle sue imprese, posso dire che il capitalista cinese e quello di un paese occidentale sono simili.
 Se guardo al plusvalore che riesce ad accumulare un miliardario capitalista cinese e al plusvalore che riesce ad accumulare un miliardario capitalista occidentale, posso dire che sono simili.
 Se guardo a come un occidentale può diventare miliardario capitalista e a come un cinese comunista può diventare miliardario capitalista, posso dire che non sono simili. Non sono simili perché in Cina per tanti anni c’è stato il comunismo e nominalmente ancora si fa chiamare paese comunista, pertanto il miliardario capitalista cinese non dovrebbe teoricamente neanche esistere, dunque è frutto di un guasto del sistema comunista.  Si potrebbe dire che il miliardario capitalista cinese e il miliardario capitalista occidentale sono molto simili anche se non sono uguali, perché il capitalista cinese proviene da un guasto  del sistema comunista, se non si prendesse in considerazione questo elemento si potrebbe dire che  sono uguali;  se diciamo che in Cina non esiste più il comunismo sono uguali .
 Con le similitudini si potrebbe continuare ed è giusto continuare ad operare paragoni, per mettere a frutto il nostro intelletto e  anche per trovare,  oltre alla grande quantità di similitudini negative, qualche similitudine positiva nel tempestoso mare della memoria storica. Ma perché il comunismo si è subito guastato? Ma perché la chiesa cristiana abbandonò le indicazioni di povertà date dal Vangelo. Eppure ci sono stati un Pietro Valdo e un San Francesco che scelsero con rigore la strada della povertà,  e ci sono tanti comunisti che sperano ancora nella giustizia sociale;  ed anche in altre culture che conosciamo poco come l’Islam, il Buddismo, possiamo trovare  similitudini positive,  e vale la pena di cercarle.  (f.z.)

Immagine – due circonferenze – dal  blog http://proooof.blogspot.it/2010/09/erlangen-1872-omotetie-e-similitudini.html - dallo stesso blog questa riflessione sulla similitudine in geometria -
Non sono uguali, nel senso che non sono composte dagli stessi punti. Non sono uguali nemmeno nel senso della geometria euclidea: non sono cioè congruenti; non esiste nessuna isometria che trasforma una nell'altra. Esse sono invece uguali nel senso della geometria elementare, cioè sono simili.

A Apparizioni (Non dizionario)



Con la parola Apparizioni possiamo definire miracoli, spettacoli e lo stesso spettacolo della politica (dove non apparire equivale come a scomparire).  Le Apparizioni sembrano legate alla manifestazione del vedere dove l’essere, divino o umano,  si dispiega per mostrarsi; la verità e la consistenza dell’essere pare sintetizzarsi tutta solo nell’atto del mostrarsi.  La condizione fisica di cecità mette a nudo il vuoto del mostrarsi; l’essere necessita di una sua pienezza per esistere, una pienezza di contenuti e di pensiero,  e il mostrarsi non basta. (f. z.)
 Prendo a prestito il contenuto di un post di Laura Raffaeli  per una ulteriore  riflessione sulla parola Apparizioni.
                          Io appaio, a tutti tranne che a me stessa davanti a uno specchio, e parlo, parlo, parlo. Vorrei dire a tutti la verità nascosta del mondo che vivo, quello delle disabilità. Una verità che potrebbe inaspettatamente arrivare anche solo per la distrazione di uno che fa retromarcia ma pensa ad altro, schiacciando sotto le sue gomme una vita. Un attimo e poi anni, seguono anni in cui si deve rinascere, si deve ricominciare, bisogna dare un senso a quanto è successo. Ma gli ostacoli sono troppi ed anche voluti da chi invece dovrebbe agevolare questo percorso disumano di rinascita, di ritorno a quella che chiamano "normalità".

Appaio quindi, per "diffondere il verbo", ricordare cioè l'importanza della sicurezza stradale, quali e quanti diritti sono ancora negati ai disabili sensoriali italiani come me, cos'è l'accessibilità e quanto sia facile realizzarla, parlo di cosa succede se ti distrai un attimo... Resisto e appaio senza apparenze, senza facciata, sperando che qualcuno ascolti anche una voce fuori dal coro, in questo silenzio assordante e in questa visione globale assuefatta dall'immagine e dalle apparenze.
Di seguito un pezzetto di una mia poesia, che diceva pure "mi metto una Musica ed esco..",
"(...) Meglio l'apparenza o una donna appariscente?
Ricordo che è meglio Essere veri e appariscenti
Che non esistere ed apparire finti.
Meglio resistere senza apparenze
Che crollare nel vuoto di chi non è mai apparso (...)
"
da "Blind-Appariscenza" tratto da "La Ziggurat di Ur" di L.Raffaeli

 Il post di Laura è corredato da un video con una sua intervista rilasciata a RaiNews24, allego il link
immagine – quadro di Magrtte – su fondo viola un abito  con bombetta sospesa, il volto dell’uomo sta spostato accanto all’abito come una entità esterna

L Lavoro (Non dizionario)


Il lavoro è fondamentalmente la fatica necessaria per procurarsi dei beni necessari alla sopravvivenza o considerati di qualche utilità.
Il lavoro si esplica all’interno della società e spesso l’individuo viene riconosciuto per il lavoro che svolge o ha svolto: se è in grado di mantenere se stesso e la propria famiglia, se è ha delle qualità, se ha delle esperienze, se ha delle genialità. Ne consegue che: un uomo sprovvisto di beni o con pochi beni cerca un lavoro soprattutto per procurarsi i beni necessari ai suoi bisogni, ma in questa ricerca di un lavoro è pervaso anche da un’ansia di riconoscimento delle sue qualità; anche un uomo provvisto di beni per l’ansia di riconoscimento spesso è portato a cercare una qualche collocazione sociale che si manifesta con un lavoro.
Nel lavoro sono condensati due elementi:
- lavoro come strumento per procurarsi beni atti a soddisfare bisogni umani;
- lavoro come forma di riconoscimento del proprio io;
questo condensato di due elementi fa aumentare la drammaticità della ricerca di un lavoro. La mancanza di un lavoro unita alla mancanza di mezzi per la sopravvivenza può portare a stadi di disperazione estremi.
Una società deve dare a tutti la possibilità di lavorare ed avere mezzi per vivere; ma il riconoscimento di valore dato all’ uomo non può basarsi solo sul lavoro, l’uomo è qualcosa di più elevato del lavoro che accidentalmente fa, è un complesso insieme di pensieri e di sentimenti che vaga nell’universo.

P Pane (Non dizionario)


Farina, acqua, un paziente impasto, una cottura a forno ed ecco il miracolo del cibo per eccellenza: il pane.
Nella cucina più antica si usava il termine cumpanaticum (companatico) per indicare ogni preparazione che poteva accompagnarsi al pane, sottolineando il suo ruolo fondamentale.

Si può intendere per PANE il cibo essenziale per il nutrimento ed anche un PANE sociale che comprende i mezzi minimi per la sopravvivenza. Nel pane sociale si possono comprendere i vestiti, una casa per ripararsi dal freddo e quel minimo che comunemente viene considerato essenziale nella stessa società.

Il pane sociale può derivare dal lavoro o da mezzi precedentemente accantonati.
Ma coloro che non hanno un lavoro per mancata possibilità di occupazione e coloro che non sono condizioni fisiche di lavorare, se non hanno mezzi accantonati, possono nell’ambito di una società restare sprovvisti di pane???? Se restano sprovvisti dei minimi mezzi di sopravvivenza viviamo in una società selvatica dove non regna alcuna solidarietà e dove non può regnare alcun patto sociale degno di essere rispettato.
Purtroppo le società selvatiche continuano ad esistere perché quelli che vengono messi in condizione di estrema indigenza sono pochi in rapporto alla totalità dei componenti o sono fortemente divisi tra loro.
Gli amministratori locali dovrebbero farsi carico di affrontare i più estremi problemi di indigenza. Lo Stato dovrebbe farsi carico di un welfare in grado di assicurare il minimo di sopravvivenza a chi è sprovvisto di lavoro e di mezzi. La Comunità mondiale dovrebbe farsi carico e risolvere con urgenza il problema della fame nel mondo.

Pane come ordine di priorità economica significa interessarsi della terra, delle acque dei fiumi e dei mari, dove si generano le risorse alimentari del mondo. Pane come ordine di priorità economica significa considerare l’agricoltura come cardine economico di riferimento.

I Internazionale (L’) (Non dizionario)


Internazionale è una stana parola, per comprenderne il significato più profondo occorre metterci dinanzi l’articolo, altrimenti diventa solo una targhetta per distinguere una spedizione o una fiera del mobile.
Allora, aggiungiamo l’articolo, ed ecco: L’Internazionale, diventa l’inno di tutti i proletari del mondo, di riscatto, della speranza sociale. L’Internazionale diventa anche un grande evento politico mondiale che raccolse movimenti e partiti di tutto il mondo ed è stata fondata ben quattro volte (la prima nel settembre 1864, la seconda nel luglio 1889, la terza marzo 1919, la quarta settembre 1938).
Questa bellissima parola è stata rovinata da un insieme poco chiaro di altre parole “dittatura del proletariato”, una specie di impianto indefinito di particolare democrazia autoritaria che poi sfociò nello stalinismo.
La parola L’Internazionale, con il suo articolo , è ancora necessaria; oggi più che mai in un mondo che si globalizza e che insieme si chiude a riccio nei suoi campanili nazionali e regionali; ma va coniugata con altre parole: pane, lavoro, libertà, uguaglianza, giustizia, fratellanza, laicità, pace, felicità.
In attesa di una possibile quinta internazionale allego le parole dell’inno
L’INTERNAZIONALE.
Compagni, avanti! Il gran Partito
noi siamo dei lavorator.
Rosso un fiore in noi è fiorito
e una fede ci è nata in cuor.
Noi non siamo più nell'officina,
entro terra, nei campi, al mar,
la plebe sempre all'opra china
senza ideale in cui sperar.
 Su lottiam!
 L'Ideale nostro alfine sarà,
 l'Internazionale, futura umanità!
 Su lottiam!
 L'Ideale nostro alfine sarà,
 l'Internazionale,  futura umanità
Un gran stendardo al sol fiammante
innanzi a noi glorioso va,
noi vogliamo per esso giù infrante
le catene alla libertà!
Che giustizia venga, noi vogliamo
non più servi, non più signor!
Fratelli tutti esser vogliamo
nella famiglia del lavor.
 
 Su lottiam...
 
Lottiam, lottiam, la terra sia
di tutti eguale proprietà,
più nessuno nei campi dia
l'opra ad altri che in ozio sta.
E la macchina sia alleata
non nemica ai lavorator;
così la vita rinnovata
all'uom darà pace ed amor! 
 
 Su lottiam...
 
Avanti, avanti, la vittoria
è nostra e nostro è l'avvenir;
più civile e giusta, la storia
un'altra era sta per aprir.
Largo a noi, all'alta battaglia
noi corriamo per l'Ideal:
via, largo, noi siam la canaglia
che lotta pel suo Germinal! 
Nota - La parola finale dell’inno, Germinal rievoca un episodio accaduto durante la Rivoluzione Francese, quando un'enorme massa di persone invase le strade di Parigi, gridando "pane,pane", questo fatto avvenne nel periodo
tra il marzo e l'aprile del 1795 , periodo questo che nella terminologia del calendario rivoluzionario francese si chiama, appunto, Germinale.
Le parole dell’inno sono di Eugène Pottier e la musica dell’inno è di Pierre Degeyter 
A questo link la celebre esecuzione di Toscanini
http://www.lacrisi2009.com/2012/03/9-marzo-buona-giornata-fiom.html
Immagine – antica illustrazione della prima Internazionale

C Curriculum (Non dizionario)


Curriculum, parola spesso accompagnata da “vitae” , che è rimasta in uso nella sua forma latina; la traduzione diventerebbe drammatica: corso della vita. Restando in latino sembra qualcosa di lontano, se poi si arriva alla simbolica abbreviazione usata nel mondo del lavoro CV, si può pensare all’insegna di un servizio, confonderla con qualcos’altro, un WC o qualche altra sigla.
Tutti i nostri giovani che cercano lavoro sono alle prese con la scrittura di questo CV, devi mandarlo ad una ditta che ha ben evidenziato che chiede esperienza e tu non ce l’hai, sei verso i trenta anni e sembra di non avere vissuto … (e di quei CV ne devi scrivere almeno mille e inviarli … perché uno su mille ce la fa…)
Wislawa Szymborska, poetessa che ci ha lasciato molto recentemente (il 2 febbraio 2012), descrive con delicatezza e grande drammaticità lo stato d’animo di chi sta scrivendo un curriculum; riporto i suoi versi che ho trovato giorni fa in rete. (f. z.)
Scrivere il curriculum

Cos'è necessario?
E necessario scrivere una domanda,
e alla domanda allegare il curriculum.
A prescindere da quanto si è vissuto
il curriculum dovrebbe essere breve.

È d'obbligo concisione e selezione dei fatti.
Cambiare paesaggi in indirizzi
e ricordi incerti in date fisse.

Di tutti gli amori basta quello coniugale,
e dei bambini solo quelli nati.

Conta di più chi ti conosce di chi conosci tu.
I viaggi solo se all'estero.
L'appartenenza a un che, ma senza perché.
Onorificenze senza motivazione.
Scrivi come se non parlassi mai con te stesso
e ti evitassi.

Sorvola su cani, gatti e uccelli,
cianfrusaglie del passato, amici e sogni.

Meglio il prezzo che il valore
e il titolo che il contenuto.
Meglio il numero di scarpa, che non dove va
colui per cui ti scambiano.
Aggiungi una foto con l'orecchio scoperto.
È la sua forma che conta, non ciò che sente.
Cosa si sente?
Il fragore delle macchine che tritano la carta.

G Guerra (Non dizionario)


Origine della guerra
Come puoi fare la guerra?
Se la notte ti coglie il sonno
Se c’è un nemico che ti può cogliere nel sonno
Come puoi pensare la guerra?
Dovrai affidare il tuo sonno a una sentinella
Un uomo che ha bisogno di dormire non può generare una guerra
Il perfido connubio di più uomini genera la guerra

(immagine - Malevic - guerra)

dalla raccolta Parole nel tempo

D Disoccupato e Disoccupati (Non dizionario)


Non esiste il non fare, facciamo tutti qualcosa e in capo a sera spesso siamo stanchi e distrutti, ma mentre alcuni hanno un riconoscimento per quello che hanno fatto altri non hanno alcun riconoscimento e sono considerati disoccupati.
La disoccupazione è uno stato sociale di mancanza di riconoscimento una specie di disprezzo per l’essere umano.
L’uomo con il suo lavoro è riconosciuto nella società non solo come singola esistenza ma anche per le sue azioni e per le sue capacità.
La condizione di disoccupazione, con il mancato riconoscimento delle proprie capacità crea a chi cerca lavoro un grande malessere. Se alla condizione di disoccupazione si somma anche la mancanza di mezzi per sopperire ai bisogni primari l’insieme che si viene a creare è capace di dilaniare un singolo individuo e la stessa collettività. La condizione di disoccupazione emargina uomini e intere famiglie; crea sacche di attività ai margini della legalità; colpisce la vita affettiva; può provocare gravissimi squilibri psichici; e in casi estremi può portare al suicidio.
Quando i disoccupati sono pochi vengono considerati strutturali al sistema, quando dono tanto come sintomo di grave malessere per la società; ma alla disoccupazione occorre guardare per gli effetti devastanti che si producono in ogni singolo essere umano. Chi offre la propria disponibilità al lavoro va riconosciuto in sé come membro della società e va pagata la disponibilità al lavoro; anche se il pagamento non può avvenire nella stessa misura del lavoro effettuato almeno deve colmare i bisogni essenziali. Chi ha dato la disponibilità al lavoro può essere utilizzato in tutti i lavori socialmente utili. Qui non si tratta di socialismo o di capitalismo, si tratta di società umana o non umana.
Immagine tratta da internet http://www.gazzettadellavoro.com/disoccupazione-sud-allarme/72379/

A Accattone e Accattoni (Non dizionario)


Chi vive elemosinando. Mendicante abituale Sin. : barbone
“và a laurà … a laurà barbun”.
Ma che cazzo ne sai della sua vita, di quello che gli è successo? Ti sembra piacevole starsene all’angolo della strada e chiedere l’elemosina, dipendere dall’atto di grazia di chi passa? Sei disposto a sentire la sua lunga storia e aiutarlo a trovare un lavoro? E allora è meglio dar via quella stupida monetina e sentire anche un po’ di vergogna quando gliela consegni.
La monetina leva dall’impiccio, ma può bastare per il primo e forse per il secondo accattone, ma quando se ne incontrerà un terzo e poi altri dieci anche il più caritatevole dovrà abituarsi all’esercizio del no.
E’ sul plurale che la tragicità individuale diventa tragicità sociale. Il plurale Accattoni agli inizi del secondo millennio è un plurale di ordine mondiale; i poveri sono proprio tanti e solo una sorta di ritegno morale degli stessi poveri frena l’esercizio della pratica di accattonaggio. La società planetaria a capitalismo selvatico è accompagnata dal plurale Accattoni.
Accattone nel cinema di Pasolini
testamento di accattone
immagine tratta da

A Abbastare ed Abbisognare (Non dizionario)


A

Abbastare ed Abbisognare
Lu picca m’abbasta e l’assà m’assuperchia(proverbio siciliano che può tradursi in: il poco mi basta e l’assai si soverchia)

Il proverbio può essere inteso per rabbonire quelli che hanno poco ad accontentarsi, come può essere inteso per porre un limite alla ricchezza. La misura delle cose certo varia se esse si guardano da un punto di vista individuale oppure da un punto di vista collettivo. Ma si può individuare almeno un metodo: prima di fare l’elenco di ciò che può Abbisognare è giusto fare l’elenco di ciò che può Abbastare.

Abbastare
Abbastare, come parola, mi sembra più forte di bastare, forse per via della A posta dinanzi che gli conferisce la sonorità della primaria vocale.

Prima di abbastare agli occhi del mondo occorre abbastare a se stessi, ragionare sui propri bisogni, desideri e limiti. Si può arrivare a convenire che i bisogni essenziali sono limitati e distinguere tra bisogni necessari e quelli superflui.

Abbisognare
L’uomo sociale ed economico viene descritto come un pozzo inesauribile di bisogni, eppure l’uomo in natura ha bisogni limitati; una società attenta all’uomo dovrebbe avere cura dei bisogni necessari.

.

Su abbastare e abbisognare vale la pena di leggere la Terza Satira di Ariosto, nota per alcuni versi come

In casa mia mi sa meglio una rapa

ch’io cuoca, e cotta s’un stecco me inforco

e mondo, e spargo poi di acetto e sapa,


che all’altrui mensa tordo, starna o porco

selvaggio; e così sotto una vil coltre,

come di seta o d’oro, ben mi corco.

.

immagine - pomodori su un balcone

A Abbaglio (Non dizionario)

A Abbaglio


Se cerchiamo velocemente su un dizionario troviamo: errore, fraintendimento SIN svista. Qualche dizionario ci dice anche: raro, Abbagliamento, splendore abbagliante. E ancora: alterare momentaneamente la vista con luce troppo viva.
L’abbaglio allora è un errore molto particolare che può derivare dall’oggetto osservato che presenta una qualche qualità lucente; come anche derivare dal soggetto che osserva e che reggendo poco alla luce facilmente cade in confusione e chiude gli occhi immaginando realtà che non esistono.
E’ facile lasciarsi abbagliare dal bello o da ciò che percepiamo come bello, allora gli abbagli in amore possono essere tanti.
C’è un particolare abbaglio che accade in politica quando le masse cominciano a guardare all’uomo del destino, all’uomo che potrebbe risolvere tutti i loro problemi. Quell’uomo assume una particolare qualità, anzi pare possedere tutte le qualità che tu vorresti avere; anzi tutte le tue qualità che pensi di avere e che per mala sorte non riesci ad esprimere. Affidarsi a quell’uomo diventa la possibile soluzione di tutti i problemi. E da qui gli abbagli dell’umanità che la Storia ci narra. Per uscire dall’abbaglio politico spesso si impiegano diversi decenni, anche perché l’abbaglio lo avevano preso in molti. La tecnica per uscire da questo abbaglio politico potrebbe essere: cominciare a capire che tutte quelle qualità in fin dei conti tu stesso non le hai, che le qualità non si racchiudono tutte in un solo uomo e che è necessaria la faticosa collaborazione di tanti uomini per far fare un passo all’umanità.

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Immagine – l’uomo del destino – acquarello

Per le altre parole vai al link NON DIZIONARIO

A Abbassarsi (Non dizionario)

un'altra parola con la A di questo Non dizionario

A
Abbassarsi



Se serve per raccogliere qualcosa è un gesto sicuramente utile.
Ma abbassarsi di fronte alla prepotenza di un superbo, di fronte a una norma ingiusta … abbassarsi per sopravvivere è un atto doloroso e umiliante.
Nell’abbassarsi ci si può irrimediabilmente spezzare, oppure rialzarsi come un giunco appena è passata la piena delle acque.
L’essere giunchi e abbassarsi di fronte a qualcosa di più forte e di più autorevole (anche per il suo portato di forza della natura o di forza divina) può essere una qualità necessaria per procedere nel proprio cammino.
I giunchi erano le uniche piante che Dante vide sulla spiaggia del Purgatorio, e Virgilio, per indicazione di Catone, cinge Dante di un giunco prima della salita del monte.
Allora abbassarsi ma solo per nuovamente erigersi.
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Immagine i giunchi sulla spiaggia del Purgatorio – acquerello

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A Abbandonare ( Non dizionario)

Con questo post inizio una specie di un "Non dizionario". Una specie di grande viaggio nei grovigli delle parole.


Comincio dalla A

A



Abbandonare



In ogni caso dovremo abbandonare anche le persone e le cose più care. Dovremo abbandonare anche le cose non fatte, le aspirazioni più celate, gli ultimi impegni e le ultime promesse. Abbandonare, partire, morire. Dopo un abbandono o in seguito a una partenza ci può cogliere la nostalgia, un sentimento struggente, una miscela di piacere misto a dolore. A volte quella nostalgia riesce a produrre momenti poetici e versi e a volte crea una vertigine di struggimento che ci impedisce ogni azione. Quale tipo di nostalgia ci può cogliere dopo la morte? Percependo la nostalgia Omero descrisse l’Ade nel suo aspetto struggente. Se facciamo riferimento ai Veda quella nostalgia può crearci un nodo capace di riportarci ad una nuova reincarnazione impedendoci di raggiungere l’assoluta liberazione, Brahman ( l'unità cosmica da cui tutto procede). In ogni caso dobbiamo abbandonare.
Immagine – papaveri rossi tra le colonne dell’Acropoli di Atene

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