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Il diavolo fa le pentole ma non i coperchi



E’ arrivato il dicembre, il mese che annuncia l’inverno, le famiglie si preparano per il Natale. Il Natale coincide con un periodo di festività e di riposo dal lavoro;  i genitori stanno un po’ di più con i figli e provano a inventare qualche gioco.  Questo che segue è un regalo che voglio fare ai genitori; si tratta di tre atti unici recitabili da burattini, un caro ricordo del teatrino che preparavo in casa con i miei figli, magari c’è qualche genitore che vuole provarci e forse in qualche negozio di giocattoli si vende ancora la scatola per costruire un piccolo teatrino dei burattini.  Ricordo che si adattavamo i pupazzi a seconda della storia che si voleva rappresentare e poi una battuta alla volta che veniva spesso aggiustata o modificata.
 Qui il primo dei tre atti unici “Il diavolo fa le pentole ma non i coperchi”, gli altri due li inserirò nei prossimi giorni.
  Lo spunto è quello di Pulcinella che vende l’anima al diavolo, proprio come aveva fatto il dott. Faust, ma Pulcinella lo fa solo per un piatto di spaghetti.
 Chi è interessato alla versione cartacea dell’opuscolo vada a questo link

IL DIAVOLO FA LE PENTOLE MA NON I COPERCHI
Atto unico

Personaggi o burattini:

  Pulcinella - Un elegante signore - Un diavolo - Un angioletto vestito da carabiniere

Quadro di scena unico,  una strada di campagna.

Scena 1°

Pulcinella  - (Piagnucolando) - Ohimè topolino o tapino o come cavolo si dice. Sono quattro giorni che non mangio. Anzi mangio solo aria. La lecco,  la metto in bocca, la mastico, la inghiotto. Poi l’aria  scappa via e va  fuori di nuovo. Cosa non darei per un piatto di spaghetti, pieni di sugo, gra… gra… gratuiti e gra... grattugiati. Darei pure l'anima. (Continua a piangere disperato)

(Entra in scena un elegante signore con un foglio di carta in mano)

Signore -  Ho afferrato i tuoi lamenti e sono arrivato.
Pulcinella – (Dicendo a se stesso) Ma chi è questo qua? Afferra i miei lamenti e si presenta con una carta in mano. (Poi rivolgendosi al signore). Non ho bisogno di  carta per andare a gabinetto.
Signore  - Sono venuto per offrirti gli spaghetti che desideri.
Pulcinella - Allora quella carta è il menù ?
Signore - Non proprio. E’ un contrattino.
Pulcinella – Co.... coo.....crostatino?
Signore - Contrattino, ho detto contrattino.
Pulcinella - E’ che vuol dire?
Signore - Basta mettere una firmetta sotto ed io do una cosa te e tu dai una cosa a me.
Pulcinella – E voi cosa mi date?
Signore - Spaghetti in grande quantità.
Pulcinella - E io cosa ti do ?
Signore - Ci sta tutto scritto. Leggi.
Pulcinella - Veramente in questo momento mi mancano gli occhiali. Dimmi tu cosa c’è scritto.
Signore - C’è scritto solo che Pulcinella è disposto a dare quello che aveva detto prima.
Pulcinella - E che avevo detto prima? Chi si ricorda?
Signore - Beh, allora se non firmi me ne vado e addio spaghetti.
Pulcinella -(Urlando lo trattiene per un braccio) - Ooooh.... fermati. Penso un  momento.
Signore - Solo un momento.
Pulcinella - (Comincia a battere la mano sulla testa, si sente come un tamburo)
Signore - Che fai?
Pulcinella - Sto pensando. (Dice continuando a battere la sua testa come un tamburo)
Signore - Allora?
Pulcinella - Va bene firmo. Che sarà mai una firma. Gli spaghetti sono sempre meglio di una firma.
Signore - Ben detto. Ecco qua carta e penna.
Pulcinella - (Dopo avere provato a scrivere) Ma questa penna non scrive.
Signore - Per forza manca l’inchiostro.
Pulcinella - E datemi questo inchiostro.
Signore - Ce l’hai tu l’inchiostro.
Pulcinella - Io!!??
Signore - Certo, devi firmare col sangue, è un ottimo inchiostro rosso.
Pulcinella – Co...co...co...col sangue. Ma niente,  niente, siete pazzo?  Io,  secondo te, lei, voi, dovrei tirarmi un calamaio di sangue  per firmare la tua carta? E poi dove sono gli spaghetti?
Signore - Li vedrai, li vedrai, saranno una montagna, ma prima firma.
Pulcinella - Una montagna! Senta signor Dracula, io al massimo posso firmare con la saliva. Tanto sempre cosa mia è. Conosce lei  il DNA?  Se  non basta rinuncio e non se ne fa niente.
Signore - Saliva? E va bene firma pure con la saliva. Basta che ti ricordi che hai firmato.
Pulcinella – (Si avvicina al foglio e ci sputa sopra)
Signore - Che fai?
Pulcinella- Ci ho messo il nome. (Poi sputa di nuovo) Ecco il cognome. E ora se volete ci metto anche la data di nascita e la residenza.
Signore - Basta così. Ricordati che hai firmato un contratto, io ti darò gli spaghetti e tu mi darai l’anima.
Pulcinella - L’anima!  A sì, l’anima. (Rivolgendosi al pubblico) Deve essere proprio svitato. Anima e core.  Anima, animella fritta, coratella, cervella, trippa e  baccalà. Firiulì firiulà.
(Canticchia il  mentre il Signore esce di scena)
Pulcinella - Che fa se ne va! E gli spaghetti! (Grida) Signorì ricordatevi gli spaghetti. (Poi  rivolgendosi al pubblico) Vuoi vedere che questo signor elegantone mi ha preso in giro e io che ho sprecato tanta di quella saliva per firmare. (Si sentono dei tuoni, come se fosse un temporale) Ci manca pure che viene a piovere così resto affamato, gabbato e pure bagnato. (Dall’alto del palco cominciano a piovere striscioline bianche e rosse, come  fili di spaghetti)  Piovono spaghetti! Spaghetti col sugo. Che bel temporale. Che bel temporale. (Saltella felice, acchiappa con le mani gli spaghetti portandoli alla bocca)

Scena 2°

Stesso quadro di scena
Pulcinella – (Seduto per terra, sazio e soddisfatto, canticchia) Firiulì firiula,  che bella mangiata  è questa qua. Cosa importa se non c’era il piatto, cosa importa se ho firmato un contratto, mi so fatto una panza così, firiula firiulì.
(Entra il scena il diavolo, tutto rosso, con corna  forchettone e con in mano un foglio di carta)
Pulcinella – (verso il pubblico) Oh, mamma mia bella. E chi è questo ?  Sarà il cuoco? Che faccia brutta. Però cucinava  bene. E’ ancora tutto pieno di sugo. Sarà caduto dentro la pentola. (Poi rivolgendosi al diavolo) Complimenti signor cuoco è stato veramente ottimo e abbondante.
Diavolo - Sono contento che ti sia piaciuto e ora mi devi dare quello che mi spetta.
Pulcinella - Senti, senti. Vuoi vedere che questo ha portato il conto. Vedi,  sior cuoco, io mi sono messo d’accordo con il tuo padrone e la mangiata era tutta G R A T I S S S.
Diavolo - Guarda che io sono lo stesso di prima.
Pulcinella- Tu saresti quell’elegante signore di prima? Ma allora sei proprio caduto dentro la pentola  del sugo. Quanto mi dispiace.
Diavolo - Basta scherzare. Non hai ancora capito che io sono il diavolo. Lo vedi il forchettone?
Pulcinella - (Verso il pubblico) Questo è proprio tocco, si crede di essere il diavolo.  (Poi rivolgendosi al diavolo) Piacere sior diavolo, io sono il re dell’America, pardon il Presidente.
Diavolo - Ah, non mi credi. Ora ti farò assaggiare il mio forchettone. (Lo percuote con il suo forchettone rovente sul sedere)
Pulcinella - Ai, ahi, auuai. Aiuto questo fa sul serio. Senti diavolo o pazzo che sei, che vuoi da me?
Diavolo - Voglio la tua anima. Come sta scritto nel contratto che tu hai firmato con la tua saliva.
Pulcinella - E che te ne fai della mia anima?
Diavolo - O bella!  Che me ne faccio? La porterò all’inferno, faccio la collezione. La metterò sopra i carboni ardenti. Alla griglia.
Pulcinella - Anima alla griglia?
Diavolo- Sììì!
Pulcinella - Con rosmarino e salvia?
Diavolo - Con pece nera
Pulcinella - E che schifezza di gusti!
Diavolo - La tua anima è mia e me la cucino come voglio io.
Pulcinella - Ao aho, ma che sei veramente ammattito. Io dovrei andare all’inferno per...
Diavolo – Per una montagna di spaghetti. E te li sei mangiati tutti.
Pulcinella - E con questo?
Diavolo - Non vuoi venire e io ti ci porterò lo stesso. Hai firmato. Hai firmato il contratto.
(Comincia a  colpirlo con il forchettone, si rincorrono per la scena)
Pulcinella - Ah, ah. aio, Aiuto, mamma mia bella. Mi manda a fuoco il sedere. Aiuto , carabinieri, aiuto angeli del paradiso. Aiutooooo....
(Comincia a venire giù dal tetto un angelo, con una di divisa di carabiniere e con le ali di angelo)
Angioletto - Chi mi ha chiamato? Che succede qua?
Pulcinella - L’angelo carabiniero!?  Sono io il povero Pulcinella che ti ha chiamato.
Angioletto - Fermi tutti.
Diavolo - Fermi un corno. Anzi due corna. Questo birbante mi appartiene. Ha firmato e ha consumato, ora è mio.
Angioletto - E che cosa ha consumato?
Diavolo - Una montagna di spaghetti.
Pulcinella - E per forza, non mangiavo da quattro giorni.
Angioletto - Come erano gli spaghetti? Erano buoni?
Pulcinella - Sì, erano buoni.
Angioletto - Visto. Erano buoni è li ha mangiati. Ha fatto bene.
Diavolo – Certo,  li ho fatti nella mia pentola. Li ho preparati per lui in cambio della sua anima.
Pulcinella - Ma che anima e anima, io pensavo a uno scherzo.
Diavolo - Scherzo. Io non scherzo, sono il diavolo, Belzebù, il più brutto che ci sta giù.
Angioletto - Senti Belzebù, posso farti una domanda?
Diavolo – Parla.
Angioletto - Quanto fa due più due?
Diavolo - Quattro.
Angioletto - E quattro più quattro?
Diavolo - Otto. Cosa vogliono dire queste domande così facili?
Angioletto – Visto che sai fare i conti allora contiamo.  Ti ha forse chiesto diamanti,  oro, brillanti? Voleva diventare re, papa,  presidente, segretario di partito?  Voleva cento schiave o cento ville al mare? Ti  ha chiesto l’eterna giovinezza? Di diventare bellissimo o superpotente? Ha ordinato caviale e champagne? Ha solo chiesto solo della pasta e tu vuoi la sua anima
Diavolo - Ma ha firmato il contratto. (Mostra il foglio di carta)
Angioletto - Non vedo firme su quel contratto.
Diavolo - Per forza ha firmato con la saliva. C’è il DNA.
Pulcinella – Praticamente, ci ho sputato sopra nome e cognome.
Angioletto - Il contratto è nullo. Anche se fosse stato firmato col sangue, per un piatto di spaghetti il contratto è nullo.
Diavolo - Nullo?
Pulcinella – Nullo! Nullo, nullo, tie...e.
Angioletto – Sì, nullo.
Diavolo - Non è possibile che sia nullo?
Angioletto - Insisti?
Diavolo – Insisto.
Angioletto - Allora utilizzando tutti i miei poteri io ti trasformo da demonio in un pollo.
Diavolo - Un pollo?
Angioletto - Per non mancarti di rispetto in un pollo alla diavola.
(gran frastuono,  un bagliore, il diavolo scompare, e ci sta per terra un piatto con sopra un pollo)
Angioletto - Su, pulcinella. Cosa aspetti? Dopo gli spaghetti ci vuole un buon secondo.
Pulcinella - Senza contrattino?
Angioletto - Senza nessun contrattino.
Pulcinella - (si butta sul pollo) Firiulì firiula che mangiata è questa qua. Aahh, se poi mandi un po’ di vino digerisco lo spuntino.
FINE

3 commenti:

  1. Bella e simpatica idea che lascia intravedere una serie di interpretazioni molto vicine alla nostra triste realtà..Tragicomica come Edoardo e sfottente come Mistero Buffo!..
    Ritornerò per leggere agli altri due atti unici.

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  2. Che nostalgia il teatrino! Un testo straordinario!

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  3. Ma che carina la nostra Ambra da darci tutto lo spartito per il teatrino.
    Io da qualche parte devo ancora averlo , ma con tutti 'sti traslochi....
    Per chi non lo trovasse invito a uscire di casa o leggere o ascoltare le ultime notizie ...un teatrino da oscar!!!!

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