Home page -Comunicazioni Questo blog non rappresenta un testata giornalistica e non viene aggiornato periodicamente – raccoglie opere © di francesco zaffuto

L Lavoro (Non dizionario)


Il lavoro è fondamentalmente la fatica necessaria per procurarsi dei beni necessari alla sopravvivenza o considerati di qualche utilità.
Il lavoro si esplica all’interno della società e spesso l’individuo viene riconosciuto per il lavoro che svolge o ha svolto: se è in grado di mantenere se stesso e la propria famiglia, se è ha delle qualità, se ha delle esperienze, se ha delle genialità. Ne consegue che: un uomo sprovvisto di beni o con pochi beni cerca un lavoro soprattutto per procurarsi i beni necessari ai suoi bisogni, ma in questa ricerca di un lavoro è pervaso anche da un’ansia di riconoscimento delle sue qualità; anche un uomo provvisto di beni per l’ansia di riconoscimento spesso è portato a cercare una qualche collocazione sociale che si manifesta con un lavoro.
Nel lavoro sono condensati due elementi:
- lavoro come strumento per procurarsi beni atti a soddisfare bisogni umani;
- lavoro come forma di riconoscimento del proprio io;
questo condensato di due elementi fa aumentare la drammaticità della ricerca di un lavoro. La mancanza di un lavoro unita alla mancanza di mezzi per la sopravvivenza può portare a stadi di disperazione estremi.
Una società deve dare a tutti la possibilità di lavorare ed avere mezzi per vivere; ma il riconoscimento di valore dato all’ uomo non può basarsi solo sul lavoro, l’uomo è qualcosa di più elevato del lavoro che accidentalmente fa, è un complesso insieme di pensieri e di sentimenti che vaga nell’universo.

P Pane (Non dizionario)


Farina, acqua, un paziente impasto, una cottura a forno ed ecco il miracolo del cibo per eccellenza: il pane.
Nella cucina più antica si usava il termine cumpanaticum (companatico) per indicare ogni preparazione che poteva accompagnarsi al pane, sottolineando il suo ruolo fondamentale.

Si può intendere per PANE il cibo essenziale per il nutrimento ed anche un PANE sociale che comprende i mezzi minimi per la sopravvivenza. Nel pane sociale si possono comprendere i vestiti, una casa per ripararsi dal freddo e quel minimo che comunemente viene considerato essenziale nella stessa società.

Il pane sociale può derivare dal lavoro o da mezzi precedentemente accantonati.
Ma coloro che non hanno un lavoro per mancata possibilità di occupazione e coloro che non sono condizioni fisiche di lavorare, se non hanno mezzi accantonati, possono nell’ambito di una società restare sprovvisti di pane???? Se restano sprovvisti dei minimi mezzi di sopravvivenza viviamo in una società selvatica dove non regna alcuna solidarietà e dove non può regnare alcun patto sociale degno di essere rispettato.
Purtroppo le società selvatiche continuano ad esistere perché quelli che vengono messi in condizione di estrema indigenza sono pochi in rapporto alla totalità dei componenti o sono fortemente divisi tra loro.
Gli amministratori locali dovrebbero farsi carico di affrontare i più estremi problemi di indigenza. Lo Stato dovrebbe farsi carico di un welfare in grado di assicurare il minimo di sopravvivenza a chi è sprovvisto di lavoro e di mezzi. La Comunità mondiale dovrebbe farsi carico e risolvere con urgenza il problema della fame nel mondo.

Pane come ordine di priorità economica significa interessarsi della terra, delle acque dei fiumi e dei mari, dove si generano le risorse alimentari del mondo. Pane come ordine di priorità economica significa considerare l’agricoltura come cardine economico di riferimento.

I Internazionale (L’) (Non dizionario)


Internazionale è una stana parola, per comprenderne il significato più profondo occorre metterci dinanzi l’articolo, altrimenti diventa solo una targhetta per distinguere una spedizione o una fiera del mobile.
Allora, aggiungiamo l’articolo, ed ecco: L’Internazionale, diventa l’inno di tutti i proletari del mondo, di riscatto, della speranza sociale. L’Internazionale diventa anche un grande evento politico mondiale che raccolse movimenti e partiti di tutto il mondo ed è stata fondata ben quattro volte (la prima nel settembre 1864, la seconda nel luglio 1889, la terza marzo 1919, la quarta settembre 1938).
Questa bellissima parola è stata rovinata da un insieme poco chiaro di altre parole “dittatura del proletariato”, una specie di impianto indefinito di particolare democrazia autoritaria che poi sfociò nello stalinismo.
La parola L’Internazionale, con il suo articolo , è ancora necessaria; oggi più che mai in un mondo che si globalizza e che insieme si chiude a riccio nei suoi campanili nazionali e regionali; ma va coniugata con altre parole: pane, lavoro, libertà, uguaglianza, giustizia, fratellanza, laicità, pace, felicità.
In attesa di una possibile quinta internazionale allego le parole dell’inno
L’INTERNAZIONALE.
Compagni, avanti! Il gran Partito
noi siamo dei lavorator.
Rosso un fiore in noi è fiorito
e una fede ci è nata in cuor.
Noi non siamo più nell'officina,
entro terra, nei campi, al mar,
la plebe sempre all'opra china
senza ideale in cui sperar.
 Su lottiam!
 L'Ideale nostro alfine sarà,
 l'Internazionale, futura umanità!
 Su lottiam!
 L'Ideale nostro alfine sarà,
 l'Internazionale,  futura umanità
Un gran stendardo al sol fiammante
innanzi a noi glorioso va,
noi vogliamo per esso giù infrante
le catene alla libertà!
Che giustizia venga, noi vogliamo
non più servi, non più signor!
Fratelli tutti esser vogliamo
nella famiglia del lavor.
 
 Su lottiam...
 
Lottiam, lottiam, la terra sia
di tutti eguale proprietà,
più nessuno nei campi dia
l'opra ad altri che in ozio sta.
E la macchina sia alleata
non nemica ai lavorator;
così la vita rinnovata
all'uom darà pace ed amor! 
 
 Su lottiam...
 
Avanti, avanti, la vittoria
è nostra e nostro è l'avvenir;
più civile e giusta, la storia
un'altra era sta per aprir.
Largo a noi, all'alta battaglia
noi corriamo per l'Ideal:
via, largo, noi siam la canaglia
che lotta pel suo Germinal! 
Nota - La parola finale dell’inno, Germinal rievoca un episodio accaduto durante la Rivoluzione Francese, quando un'enorme massa di persone invase le strade di Parigi, gridando "pane,pane", questo fatto avvenne nel periodo
tra il marzo e l'aprile del 1795 , periodo questo che nella terminologia del calendario rivoluzionario francese si chiama, appunto, Germinale.
Le parole dell’inno sono di Eugène Pottier e la musica dell’inno è di Pierre Degeyter 
A questo link la celebre esecuzione di Toscanini
http://www.lacrisi2009.com/2012/03/9-marzo-buona-giornata-fiom.html
Immagine – antica illustrazione della prima Internazionale

IL TRENO SCOMPARSO


Il treno scomparso
(Racconto dedicato ai lavoratori della wagon lits che presidiano la Stazione Centrale di Milano e che occupano la torre del binario 21)

ariel




della dipartita del mio amico Michele Romano ho saputo da una pagina di facebook , ho trovato la cosa molto triste anche perché ci sentivamo almeno un quattro volte l’anno per telefono. Michele era un poeta particolare, era giardiniere e ci teneva tanto a questa qualifica che aveva raggiunto con determinazione, era fondamentalmente estasiato dalla natura, si era rifugiato nella maremma toscana scappando dai rumori ferrosi della Lambrate milanese.
Voglio proporre in lettura alcune sue poesie che ho trovato ieri in un cassetto; Michele Romano preferiva firmarsi ariel (come lo spirito che Shakespeare tratteggia nella Tempesta)

Sarebbe bello una volta incontrare Antigone
Chissà, un mattino di Sole? Presso l’Eretteo
Con la luce che gioca nelle pieghe delle figure
sulla loggia del tempio
Sconfiggere l’Ybris, il Minotauro che ci ha
fissato con gli occhi di brace, dal buio.
Ci piacerebbe incontrare Antigone sopravvissuta all’offesa,
con le mani piene di sabbia, di terra,
raccogliere il fulgore dei doni in quel tempio
della promessa.
Solo i viandanti nani ci hanno lasciato le loro
impronte scavate nella sabbia, i carichi lasciati
presso il mare. Al sole di levante negli occhi
abbagliati, sul viso screpolato di sale.
Un altro viaggio occorre adesso, verso il porto che era
agli inizi della memoria …
(ariel)
Fragmenta … in sol minore
La solitudine è come il basso continuo di ogni esistenza
Ce ne storna la capacità di ascolto dell’altro, che ci
sfiora
ogni tanto e con noi risuona e vibra per un breve tratto
(ariel)
Abitare il cuore del mondo
è vivere nel canto intraducibile
delle cose
(ariel)

La libertà è un luogo così assolato che tutti
si rifugiano all’ombra della frazione univoca
dell’io
(ariel)
Immagine – “La tempesta” nell’adattamento di Strehler

C Curriculum (Non dizionario)


Curriculum, parola spesso accompagnata da “vitae” , che è rimasta in uso nella sua forma latina; la traduzione diventerebbe drammatica: corso della vita. Restando in latino sembra qualcosa di lontano, se poi si arriva alla simbolica abbreviazione usata nel mondo del lavoro CV, si può pensare all’insegna di un servizio, confonderla con qualcos’altro, un WC o qualche altra sigla.
Tutti i nostri giovani che cercano lavoro sono alle prese con la scrittura di questo CV, devi mandarlo ad una ditta che ha ben evidenziato che chiede esperienza e tu non ce l’hai, sei verso i trenta anni e sembra di non avere vissuto … (e di quei CV ne devi scrivere almeno mille e inviarli … perché uno su mille ce la fa…)
Wislawa Szymborska, poetessa che ci ha lasciato molto recentemente (il 2 febbraio 2012), descrive con delicatezza e grande drammaticità lo stato d’animo di chi sta scrivendo un curriculum; riporto i suoi versi che ho trovato giorni fa in rete. (f. z.)
Scrivere il curriculum

Cos'è necessario?
E necessario scrivere una domanda,
e alla domanda allegare il curriculum.
A prescindere da quanto si è vissuto
il curriculum dovrebbe essere breve.

È d'obbligo concisione e selezione dei fatti.
Cambiare paesaggi in indirizzi
e ricordi incerti in date fisse.

Di tutti gli amori basta quello coniugale,
e dei bambini solo quelli nati.

Conta di più chi ti conosce di chi conosci tu.
I viaggi solo se all'estero.
L'appartenenza a un che, ma senza perché.
Onorificenze senza motivazione.
Scrivi come se non parlassi mai con te stesso
e ti evitassi.

Sorvola su cani, gatti e uccelli,
cianfrusaglie del passato, amici e sogni.

Meglio il prezzo che il valore
e il titolo che il contenuto.
Meglio il numero di scarpa, che non dove va
colui per cui ti scambiano.
Aggiungi una foto con l'orecchio scoperto.
È la sua forma che conta, non ciò che sente.
Cosa si sente?
Il fragore delle macchine che tritano la carta.

G Guerra (Non dizionario)


Origine della guerra
Come puoi fare la guerra?
Se la notte ti coglie il sonno
Se c’è un nemico che ti può cogliere nel sonno
Come puoi pensare la guerra?
Dovrai affidare il tuo sonno a una sentinella
Un uomo che ha bisogno di dormire non può generare una guerra
Il perfido connubio di più uomini genera la guerra

(immagine - Malevic - guerra)

dalla raccolta Parole nel tempo

Buon 2012

Buon 2012


Si alza come una nuvola di fumo
un volo di scarafaggi verso il cielo
i fratelli senza guardarsi si consumano in guerre
nella mia terra riscaldata la carezza della pioggia diventa diluvio
Non voglio nutrirmi di apocalissi
amo la notte e il giorno
rincorro la mia frazione di felicità
senza conoscere il suo volto
tra le erbacce del mio piccolo orto
coltivo un filo di speranza
Rinsavire


29/12/2011 francesco zaffuto

dalla raccolta Parole nel tempo

Natale, una festa particolare

Natale, una festa particolare

Una bevuta augurale per inverdire
o annegare la memoria
Se si guarda oltre le luci
si scoprono le assenze
la nostalgia può diventare struggente
ci assale l’infinito precipitandoci
Uno squarcio di materia
qualunque esso sia
ci riporta al presente gradevole o doloroso
Il Natale è il trillo di un bambino che nasce
qualunque sia questo mondo


22/12/2012 francesco zaffuto


dalla raccolta Parole nel tempo

La sorte


Dal 4 dicembre 11, è disponibile la versione cartacea di questa commedia in una tiratura limitata a 199 copie. Qui la copertina con la composizione a cura di Liborio Mastrosimone.
Chi vuole ordinare una copia può farlo inviando una mail a zafra48@gmail.com
Il costo è di € 8,00 + 3,00 per la spedizione

L’opera è fruibile integralmente di seguito in questo post. Per rappresentazioni o adattamenti va contattato l'autore  francesco zaffuto zafra48@gmail.com

La sorte

Personaggi

D Disoccupato e Disoccupati (Non dizionario)


Non esiste il non fare, facciamo tutti qualcosa e in capo a sera spesso siamo stanchi e distrutti, ma mentre alcuni hanno un riconoscimento per quello che hanno fatto altri non hanno alcun riconoscimento e sono considerati disoccupati.
La disoccupazione è uno stato sociale di mancanza di riconoscimento una specie di disprezzo per l’essere umano.
L’uomo con il suo lavoro è riconosciuto nella società non solo come singola esistenza ma anche per le sue azioni e per le sue capacità.
La condizione di disoccupazione, con il mancato riconoscimento delle proprie capacità crea a chi cerca lavoro un grande malessere. Se alla condizione di disoccupazione si somma anche la mancanza di mezzi per sopperire ai bisogni primari l’insieme che si viene a creare è capace di dilaniare un singolo individuo e la stessa collettività. La condizione di disoccupazione emargina uomini e intere famiglie; crea sacche di attività ai margini della legalità; colpisce la vita affettiva; può provocare gravissimi squilibri psichici; e in casi estremi può portare al suicidio.
Quando i disoccupati sono pochi vengono considerati strutturali al sistema, quando dono tanto come sintomo di grave malessere per la società; ma alla disoccupazione occorre guardare per gli effetti devastanti che si producono in ogni singolo essere umano. Chi offre la propria disponibilità al lavoro va riconosciuto in sé come membro della società e va pagata la disponibilità al lavoro; anche se il pagamento non può avvenire nella stessa misura del lavoro effettuato almeno deve colmare i bisogni essenziali. Chi ha dato la disponibilità al lavoro può essere utilizzato in tutti i lavori socialmente utili. Qui non si tratta di socialismo o di capitalismo, si tratta di società umana o non umana.
Immagine tratta da internet http://www.gazzettadellavoro.com/disoccupazione-sud-allarme/72379/

Ciclo

Fiori che s’aprono all’alba
ali che tagliano il cielo
colori che lambiscono il guardo

Il sole è già alto
pronto a cadere

Scarne pietre colorano le ceneri
e gli arti fermi

Ai vivi il ripetersi teatrale delle parti
Le idee chiedono ai tempi
Tremolanti lampade resistono al vento

Poesia tratta dalla raccolta Vento da queste parti di Francesco Zaffuto (1966/1969)
Per maggiori informazioni sulla raccolta
clic su raccolta di poesie “Vento da queste parti”

A Accattone e Accattoni (Non dizionario)


Chi vive elemosinando. Mendicante abituale Sin. : barbone
“và a laurà … a laurà barbun”.
Ma che cazzo ne sai della sua vita, di quello che gli è successo? Ti sembra piacevole starsene all’angolo della strada e chiedere l’elemosina, dipendere dall’atto di grazia di chi passa? Sei disposto a sentire la sua lunga storia e aiutarlo a trovare un lavoro? E allora è meglio dar via quella stupida monetina e sentire anche un po’ di vergogna quando gliela consegni.
La monetina leva dall’impiccio, ma può bastare per il primo e forse per il secondo accattone, ma quando se ne incontrerà un terzo e poi altri dieci anche il più caritatevole dovrà abituarsi all’esercizio del no.
E’ sul plurale che la tragicità individuale diventa tragicità sociale. Il plurale Accattoni agli inizi del secondo millennio è un plurale di ordine mondiale; i poveri sono proprio tanti e solo una sorta di ritegno morale degli stessi poveri frena l’esercizio della pratica di accattonaggio. La società planetaria a capitalismo selvatico è accompagnata dal plurale Accattoni.
Accattone nel cinema di Pasolini
testamento di accattone
immagine tratta da

La giostra

Uomini
con un fardello più o meno grave
vanno
I forti tengono la strada
il magro carco cede il passo
sudato
senza respiro
s’accascia
cade
Guardano e passano
alcuni calpestano
Col capo senza vita
bacia la terra e muore
Ora si fermano
guardano
si commuovono
qualcuno piange
nessuno si sente colpevole
“E’ sempre stato così”
Frase fatta
d’inumana saggezza
Rea giustizia ammantata di fango
Sopportare
Una bara in paradiso
.
Poesia tratta dalla raccolta Vento da queste parti di Francesco Zaffuto (1966/1969)
Per maggiori informazioni sulla raccolta
clic su raccolta di poesie “Vento da queste parti”

eseguita la pena di morte su Troy Davis

La pena

Da qualche parte del mio paese
nelle città annerite
in campi di fango
c’è chi parla della giustizia come morte

Sento lo stridio dei denti
che allontana la pietà per l’ innocente boia

Non mi resta che cercare una fascia nera
un crisantemo bianco
e cancellarmi



francesco zaffuto


dalla raccolta Parole nel tempo

Pezzi

Camminare sempre
senza fermarsi
correre verdi piani
aride sabbie
monti

Senza fermarsi
passi
paesi
genti

Non sostare
per parlare
Solo vedere
senza guardare

Passerà il giorno e la notte
senza mostrarsi diversi

Tentativo di fuggire
oltre
i pungoli ticchettii del tempo

Vagabondare senza meta

Sognare un’isola
una radura dove fermarsi

Riposare le ossa stanche
e riprendere a sognare
un altro mondo

Poesia tratta dalla raccolta Vento da queste parti di Francesco Zaffuto (1966/1969)
Per maggiori informazioni sulla raccolta
 clic su raccolta di poesie “Vento da queste parti”

La mia fronte

La mia fronte
collina di desideri
di dirupi
di dune
di dinieghi
di disperanti
nel suo deliberare rugosamente s’aggrotta
caduco si fa l’ambire
.

dalla raccolta Altra età

A Abbastare ed Abbisognare (Non dizionario)


A

Abbastare ed Abbisognare
Lu picca m’abbasta e l’assà m’assuperchia(proverbio siciliano che può tradursi in: il poco mi basta e l’assai si soverchia)

Il proverbio può essere inteso per rabbonire quelli che hanno poco ad accontentarsi, come può essere inteso per porre un limite alla ricchezza. La misura delle cose certo varia se esse si guardano da un punto di vista individuale oppure da un punto di vista collettivo. Ma si può individuare almeno un metodo: prima di fare l’elenco di ciò che può Abbisognare è giusto fare l’elenco di ciò che può Abbastare.

Abbastare
Abbastare, come parola, mi sembra più forte di bastare, forse per via della A posta dinanzi che gli conferisce la sonorità della primaria vocale.

Prima di abbastare agli occhi del mondo occorre abbastare a se stessi, ragionare sui propri bisogni, desideri e limiti. Si può arrivare a convenire che i bisogni essenziali sono limitati e distinguere tra bisogni necessari e quelli superflui.

Abbisognare
L’uomo sociale ed economico viene descritto come un pozzo inesauribile di bisogni, eppure l’uomo in natura ha bisogni limitati; una società attenta all’uomo dovrebbe avere cura dei bisogni necessari.

.

Su abbastare e abbisognare vale la pena di leggere la Terza Satira di Ariosto, nota per alcuni versi come

In casa mia mi sa meglio una rapa

ch’io cuoca, e cotta s’un stecco me inforco

e mondo, e spargo poi di acetto e sapa,


che all’altrui mensa tordo, starna o porco

selvaggio; e così sotto una vil coltre,

come di seta o d’oro, ben mi corco.

.

immagine - pomodori su un balcone

Le croste

Le croste

Lascio a chi vuole
il giorno memorabile
lussurioso di potere
salato di morte
cimentoso nei sensi
maleodorante di gloria

Carico di croste di passato
le dispongo a mosaico perenne
per ricordare
anche un solo lamento


Roma gennaio 1980
dalla raccolta Altra età

A Abbaglio (Non dizionario)

A Abbaglio


Se cerchiamo velocemente su un dizionario troviamo: errore, fraintendimento SIN svista. Qualche dizionario ci dice anche: raro, Abbagliamento, splendore abbagliante. E ancora: alterare momentaneamente la vista con luce troppo viva.
L’abbaglio allora è un errore molto particolare che può derivare dall’oggetto osservato che presenta una qualche qualità lucente; come anche derivare dal soggetto che osserva e che reggendo poco alla luce facilmente cade in confusione e chiude gli occhi immaginando realtà che non esistono.
E’ facile lasciarsi abbagliare dal bello o da ciò che percepiamo come bello, allora gli abbagli in amore possono essere tanti.
C’è un particolare abbaglio che accade in politica quando le masse cominciano a guardare all’uomo del destino, all’uomo che potrebbe risolvere tutti i loro problemi. Quell’uomo assume una particolare qualità, anzi pare possedere tutte le qualità che tu vorresti avere; anzi tutte le tue qualità che pensi di avere e che per mala sorte non riesci ad esprimere. Affidarsi a quell’uomo diventa la possibile soluzione di tutti i problemi. E da qui gli abbagli dell’umanità che la Storia ci narra. Per uscire dall’abbaglio politico spesso si impiegano diversi decenni, anche perché l’abbaglio lo avevano preso in molti. La tecnica per uscire da questo abbaglio politico potrebbe essere: cominciare a capire che tutte quelle qualità in fin dei conti tu stesso non le hai, che le qualità non si racchiudono tutte in un solo uomo e che è necessaria la faticosa collaborazione di tanti uomini per far fare un passo all’umanità.

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Immagine – l’uomo del destino – acquarello

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