Home page -Comunicazioni Questo blog non rappresenta un testata giornalistica e non viene aggiornato periodicamente – raccoglie opere © di francesco zaffuto
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Covid 19 e le parole sparse (tentativo di una poesia)








COVID 19 e LE PAROLE SPARSE
(tentativo di una poesia)



Noi eravamo indecisamente vecchi
e il Tempo passava
nell'attesa della "luce" di una sera.

Il Mondo camminava confuso
nella crescita delle moltiplicazioni
e la Terra era ancora bella
anche se gravida di mali e di guerre.


Sul limitare di un messaggio di Speranza
avvenne che non c'incontrammo più.


Ora il Tempo fugge e il Dopo resta a Voi,
ed è mancato un attimo
per dire qualche parola dolce
e per il cenno di una carezza.*


 27 Aprile 2020 Francesco Zaffuto

 

° Infermieri e medici ci hanno raccontato della drammaticità della morte di chi era in isolamento per il Covid 19; il pericolo del contagio ha impedito ogni minimo contatto.



immagine - Vincent Van Gogh - due mani - https://it.wahooart.com/@@/8XZ6BY-Vincent-Van-Gogh-due-mani

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Aprii

in un punto
una casa non mia
in casa di altri

c’erano  porte e finestre
ed entrava vento

c’erano mura e  colori
volti e segni
mancavano
odore
soffitto e pavimento 

Aprii una casa non mia
in casa d’altri
e la tenevo su
con magiche parole
del riso e del pianto
pareva s’ascoltassero
e fuggivano nel vento

Come un fantasma
abito un senso
senza senso

11 Aprile 2018   Francesco Zaffuto

Tra terremoti e frane aggrappati ad un fiore

La natura vive i suoi assestamenti molecolari, spesso a noi ignoti, e non ascolta le ragioni della nostra mente e neanche le ragioni del nostro cuore.
La solidarietà umana, come indicava Giacomo Leopardi nella Ginestra, è l’unico debole rimedio ai disastri della natura.

Se volete potete pregare, ma il debole rimedio che noi come esseri umani possiamo porre è avere cura di chi ha bisogno di aiuto e di chi soffre; ed avere cura anche di coloro che con grande coraggio portano aiuto nei momenti più tragici. Avere cura anche quando si levano critiche e commenti. (f.z.)
post inserito il   20/01/2017

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Girgenti


Girgenti

Da qualche parte
so
che il sole d’inverno
rinnova un miracolo.

Tra le pietre arenarie
della mia terra lontana,
brilla nella luce
della mia memoria,
un mandorlo fiorito

In quel che c’è di perduto
tra le tante rovine delle civiltà
resta ancora un tempio
chiamato Concordia,
testardo
come il cuore che porto dentro,
e aspetta nuovamente
nel freddo di gennaio
il rifiorire dei mandorli.

gennaio 2017 francesco zaffuto


Immagine –  da internet - particolare del Tempio della Concordia nella Valle dei Templi di Agrigento e la fioritura dei mandorli

post inserito il   19/01/2017

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dedicata a Jo Cox


A Jo Cox

C’era una ragazza

che amava tutto

il mondo;

incontrò senza cercarlo

un uomo (forse)

che amava del mondo

solo una parte.

L’uomo della parte

per parlare

usava una pistola

e con il suo dire

uccise tutto

il mondo.


http://www.nextquotidiano.it/jo-cox-la-deputata-laburista-accoltellata-birstall/

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ad Ashraf Fayadh

Poesia di Francesco Zaffuto, letta nell’incontro de I Poeti dell’Ariete 
del 18 Maggio 2016,  dedicata a Ashraf Fayadh
La poesia presenta una traduzione in inglese di Federico Zaffuto 
per farla pervenire al sito web del poeta in prigione

ad  Ashraf Fayadh

Si può tenere chiusa in prigione una nuvola di  Maggio?
Da qualche parte nel mondo accade
La si strappa al suo volo
La si scrosta dal cielo azzurro
La si chiude dietro le sbarre
In attesa della frusta o della morte
In attesa che gli uomini
Persi nelle strade del mondo
Trovino la parola
Libertà

Can you keep locked in prison a cloud of May?
Somewhere in the world 
that happens
They torn from its flight
They scrape it off from the blue sky
They put it behind bars
Pending for the whip or the death
Pending for the men 
lost in the roads of the world 
That they may find the word 
Freedom 

Il poeta Ashraf Fayadh, 35 anni,  rappresentante dell’organizzazione di 
artisti britannico-saudita Edge of Arabia; nel 2013 è stato tra i curatori 
della mostra Rhizoma alla Biennale di Venezia; è stato accusato di aver 
promosso l’ateismo con i suoi testi inclusi nell’antologia poetica "Instructions 
within" (2008), di aver avuto relazioni illecite, di aver mancato di rispetto 
al profeta Maometto e di aver minacciato la moralità saudita.Dopo una prima 
sentenza che lo condannava a quattro anni di prigione e 800 frustate, con 
una nuova sentenza è stato condannato a morte. La condanna a morte 
di Ashraf Fayadh è stata commutata dal Tribunale generale di Abha, a sudovest 
dell'Arabia Saudita, il 2 febbraio 2016,  in una sentenza a otto anni di 
carcere e 800 frustate
Si può firmare l’appello di Amnesty su
si può far pervenire qualche parola incoraggiante sul suo sito web:http://www.ashraffayadh.org. 

immagine - collage di Luigi Giurdanella 

dalla raccolta parole nel tempo

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Dopo Natale


Dopo Natale

Ora restiamo in attesa di un nuovo Natale,  
ritorniamo a contare i giorni di guerra.
Passerà un tempo lungo o breve,
ma solo quando chiameremo la Chiesa col il nome Terra,
ogni pietra servirà per costruire il Tempio della Pace,
e il tempio avrà come nome Uomo;
ogni parola pronunciata nella lingua universale sarà compresa,
e le bandiere si dissolveranno nei colori dei fiori.

26 dicembre 2015  Francesco Zaffuto
dalla raccolta Parole nel tempo

immagine - Monet - fiori a Vetheuil 

Buon Natale 2015 - Un problema con il Presepe


A tutti coloro che passano di qua il mio augurio di Buon Natale 2015
Qui la mia poesia che è già stata pubblicata nei blog Crea pane e lavoro - Arpa eolica – e letta il 16 dicembre di quest’anno nell’incontro dei Poeti dell’Ariete.

Un problema con il Presepe

Sto provando a fare il Presepe.
Sopra sistemo
il cielo di carta blu scura e stellata
e sotto una capanna malandata
nell’antico uso che l’interno
si possa vedere dall’esterno
alla faccia del freddo dell’inverno.
Sulle tegole,
se reggono !?
ci metto, a traccia della via,
una stella che lascia la scia.
E dentro la capanna asino e bue,
stretti tra la paglia tutte e due,
e poi proprio li vicino,
ci piazzo una culla
con padre, madre e Bambino.
E verso la capanna in fila
e di lato e di fronte,
una massa pastori
e tante pecore sparse in paesaggio,
e neve e alberi e luci
e case di cassette di cartone.
Così con case davanti e case fuori mano
posso  fare un  presepe napoletano,
ogni figura ha giusto il suo mestiere:
il calzolaio, il postino ed il barbiere,
la portatrice d’acqua e il ferraiolo,
c’è pure un tassinaro e un legnaiolo.
Trovo uno spazio anche per il porcaio
e vicino ci sistemo il macellaio.
E per non far torto a nessuno,  l’ortolano
che vende la cicoria al vegetariano
In chiusura a sinistra
con l’ultimo cartone faccio un casalino
e ci metto un oste che versa il vino
al sindaco che con fascia tricolore
si fa una bevuta con il questore
In chiusura a destra
sotto i palmizi
cammelli, Re Magi, frati e suore.
Ho finito.
Ma mi sorge un problema di cuore!
Poiché tutti i posti sono assegnati,
dove li posso mettere i disoccupati?

dicembre 2015 Francesco Zaffuto

dalla raccolta Parole nel tempo

Considerazioni antiche su un funerale moderno


Considerazioni antiche su un funerale moderno

S’ iu ca ‘un sugnu Re di Roma
moru comu muriti vui,
partu pri iri a truvari li mortacci nostri e vostri,
e a lu funerali ci sunnu pri bastari
quattru parenti e quattru amici cari,
e sulu quattru juri ponnu stari
‘mpinti a lu casciuni a salutari.
Cu  nun era puliticu, viscuvu o  patrinu
 miraculi ‘un ni fici a lu camminu.
Lu signu di granni tombi e funerali,
quannu simu arrivati a lu fuiri,
nun sunnu pri li morti ma pri li vivi
c’ànnu a ristari sempri ‘mpinciuti a lu putiri.
A  la conclusioni di la cursa,
cu vali tantu e cu ‘un vali un cazzu
simu tutti un pugnu di cinirazzu.
Chi resta si la vita ni leva l’imbarazzu?
Cu pretenni di sapilrlu o ‘mbrogghia o è pazzu.
Cu sapi di lu beni e di lu mali
cerca armunia tra la testa e tra lu cori,
teni la manu attenta ni lu camminu
pri ‘un fari dannu a lu so vicinu,
 ‘un cerca gloria pi lu so muriri
mori di sula morti e accussi sia.


Dedicata alle vittime del 26 giugno 2015

La tristizza è un pisu                                         
Ca si teni ‘ntra lu cori                                  
acchiana susu                                             
E scinniri nun po,’                                       
Nun si affaccia pi vidiri  li ciuri                  
Ca ni detti la natura e lu Signuri.              
Sinti allatu uomini  luntani                     
Ca truvaru lu giustu pi vinnitta                 
Vannu chiuiennu lu cori c’un purtuni      
Pi sentiri sulu la so ragiuni.                   
Chidda ca si chiamava libertà                   
Si perdi dintra un paradisu tunnu          
E si duna scantu e morti pi lu munnu,   
Ma si la spiranza si perdi ‘ntra lu jornu
Nun c’è luci c’abbasta pi la notti      
…………….            

La tristezza è un peso
che si tiene nel cuore
sale
e non si placa,
non si affaccia per vedere i fiori
che ci diede la natura e Dio.
Senti accanto uomini lontani
che trovarono il giusto per vendetta
vanno chiudendo il cuore con un portone
per sentire solo la loro ragione.
Quella che si chiamava libertà
si perde dentro un paradiso tondo
e si dà paura e morte per il mondo,
ma se la speranza si perde nel giorno
non c’è luce che basta per la notte

dalla raccolta Parole nel tempo

Diario di volo, 27 marzo 2015


Quel desiderio di risposte certe e gli abissi della mente dell’uomo
eppure non abbiamo altro che la mente dell’uomo
il prodotto di tante immagini e di tante storie
sedimentate
e accatastate  nei meandri della memoria.
Abbiamo fondamentalmente bisogno di aiuto
per non diventare mostri a noi stessi
Abbiamo bisogno di guardare negli occhi di un altro uomo
specchiarci per ritrovarci anche nel buio


francesco zaffuto

dalla raccolta Parole nel tempo

I Turisti, la Tunisia e la Pace

In giro un po’ sudati, con la macchina fotografica a tracolla, a volte criticati per alcuni aspetti consumistici, per l’essere superficiali o per l’eccesso di attenzione verso ruderi cadenti, eppure i turisti sono il simbolo della Pace.  Il loro passeggiare per il mondo ci mostra un mondo che vuole dimenticare la guerra, che vuole la pace e che può realizzare la pace.
I tunisini possono vantare una tradizione di ospitalità e chi ha ucciso i turisti ha voluto colpire i tunisini nel senso della fratellanza, generare inimicizia e guerra.

Uccidere un turista é uccidere l’ospitalità, la fratellanza, e la Pace. (f.z.)

da Parole nel tempo
Immagine: una famigliola di turisti a spasso (da internet)

diventare italiani


diventare italiani

C'è chi per nascita è diventato italiano
c'è chi per destino del suo navigare
è diventato italiano
ci sono italiani
che per il loro destino
sono diventati inglesi, americani, svizzeri, tedeschi
Scorgo lontana sul mare
una bandiera e una barca
i colori ancora non si distinguono
si sentono lontane delle voci
rese ovattate dalle onde marine
arrivano come un
. . . _ _ _ . . .

parole perdute
libertà
uguaglianza
fraternità
Se quella barca
non ci porta all’inferno
in un lontano non so quando
diventeremo cittadini del mondo

25/02/2015 francesco zaffuto
dalla raccolta Parole nel tempo

Immagine: La zattera di Medusa di Théodore Géricault

COMUNQUE UNA TRAGEDIA

La vicenda della strage della redazione di Charlie Hebdo si è conclusa con la morte dei tre terroristi. Se si considerano i 12 morti della strage, la vigilessa uccisa nelle vicinanze, i 4 ostaggi uccisi nel supermercato e gli stessi terroristi, la conta sale a venti: una tragedia dove la grande vincitrice è la morte.
C’è chi pensa di conoscere paradisi dopo la morte, c’è chi pensa che l’eredità lasciata all’umanità possa realizzare una laica immortalità, al momento con certezza la morte segna l’uguaglianza tra gli uomini. Dalla consapevolezza di questa uguaglianza dovremmo avere cura di ogni parola per capire e capirci.
10/01/15
da Parole nel tempo

La Morte sul Cavallo Bianco, di Gustave Dorè,  ispirato dal passo 6:8 dell'Apocalisse di Giovanni