Home page -Comunicazioni Questo blog non rappresenta un testata giornalistica e non viene aggiornato periodicamente – raccoglie opere © di francesco zaffuto – ed è collegato in rete con i blog:

addio a una farfalla


è immensa la tristezza quando muoiono pezzi di futuro
In questo fine anno mi ha colto di sorpresa la morte della figlia di un mio nipote
La morte, si sa, ci fa tanta compagnia che preferiamo non parlarne,
ma quando spezza
per una guerra
o per un incidente
o per malattia
una giovane vita
è enorme lo strazio di chi perde un figlio.
Mi è difficile oggi dire buon anno
in qualche modo lo dico lo stesso
buon anno
per aver cura dei fiori
e dei figli di questa terra


da Parole nel tempo

C Clochard (Non dizionario)


 Clochard è una parola francese ormai entrata in uso frequente nella lingua italiana.  In francese deriva da cloche (campana) . Pare che anticamente venisse usata per indicare gente del volgo vestita in modo trasandato ed anche un po’ suonata. Una parola un po’ offensiva che ormai viene usata per  indicare un’intera specie umana.
 In italiano la parola francese sembra addirittura elegante: vuoi mettere chiamare qualcuno vagabondo, barbone, accattone, senzatetto,  senzalavoro,  povero, suonato di testa, stravagante, disgraziato; gli dici clochard ed hai fatto un riassunto emblematico. 
 Con questa parola “riassunto” pare che quella persona si sia scelta  una professione particolare. Sì,  la cattiva  sorte lo ha colpito, ma il disgraziato pare che per scelta esistenziale voglia fare  il clochard.  Magari qualche rarissimo caso ci sarà, ma quando batte il freddo nessuno vuole fare il clochard.
 Chi problemi no ne  ha con la parola “riassunto” è riuscito a lavare la sua coscienza. Anche le stesse autorità competenti,  in dovere di dare una mano a trovare un alloggio o un lavoro o un sussidio, possono benissimo lavarsi le mani dicendo che si tratta di clochard (gli si può anche mettere una “s” e fare il plurale). 
 Ma se diciamo che il clochard fondamentalmente è un povero la parola diventa inquietante perché appena ci manca il lavoro e i nostri mezzi di sussistenza sono finiti diventiamo poveri anche noi. (f.z.)
Immagine – un clochard dipinto da Raffaelli Jean – Francois http://www.artesuarte.it/articolo.php?id=350

Natività


dialogo di Natale

Le lucette …  sì le lucette …
Ma tu che c’entri sei agnostico
La capanna con il bue e l’asinello …
Ma tu che c’entri sei ateo
Il bambinello e la Madonna e San Giuseppe
Ma tu che c’entri  sei di un’altra religione
E la stella e …
Ma tu che c’entri  sei …
In qualche modo sono nato anch’io
Hai portato  una buona novella?
Volevo provarci ma … poi si sono messe tante cose di traverso
Anche quella volta si misero tante cose di traverso e lui ci provò lo stesso
E ora?
Ora il natale è per tutti
… e poi …
…  la vita
…  con tutte quelle cose che si mettono di traverso
…  poi la morte che ci cammina accanto
…  poi di nuovo un Natale per tutti

21/12/12 francesco zaffuto
dalla raccolta Parole nel tempo

IMMAGINE

 Fiori Federico (Urbino 1528 - 1612) detto Barocci o Baroccio. "Natività" 1597; Olio su tela, 134 x 105 cm. Museo del Prado, Madrid.
 Questa Natività del Barocci è diversa dai tanti quadri che siamo abituati a conoscere sulla natività, non ce stasi ma un grande movimento dell’azione e della luce. La madre illuminata dalla luce (di una lanterna fuori scena) si sta avviando verso il bambino con le mani aperte come  a prenderne cura. Il padre Giuseppe sta alla porta, semiaperta, sta facendo entrare qualcuno dei pastori ed indica con la mano verso la culla. Il bue è quasi in primo piano ma si nota solo la sua testa e una piccola parte della testa dell’asinello.  Il bambinello rivolge lo sguardo fuori dal quadro come se fosse rivolto a chi sta guardando il quadro. La luce della paglia si diffonde in quella capanna e pare formare una leggerissima aureola attorno al volto della madonna.

ultima foglia




Sta là l’ultima foglia
rinsecchita
accartocciata
rugginosa e testarda
Ha combattuto
contro tutti i venti dell’autunno
e lasciato scivolare su di sé tutte le piogge
Sta là
testimone di una antica stagione di frutti
Si lascerà cadere
nella notte più magica di dicembre
per annunciare un ritorno


11/12/12 francesco zaffuto

dalla raccolta Parole nel tempo

Invito a pranzo


Concludo il regalo ai genitori per la costruzione di un teatrino di burattini. I primi due atti unici sono stati inseriti in
e

 Per il breve atto unico che segue prendemmo spunto da una scenetta che aveva visto mia moglie quando era bambina e provammo a ricostruirla …

Invito a pranzo

atto unico

per burattini o da recitare a modo di burattini

Personaggi  o burattini

Pulcinella
Padrone di casa
Commendatore Pestalozzi


Scena 1°

(Quadro di scena unico - modesta sala da pranzo  - tavolo con poche sedie -  finestra aperta verso il cielo - Uscita a destra verso l’ingesso alla sala - Uscita a sinistra verso la cucina)

(entra il padrone di casa)

P. di casa - Ohimè, ohimè. Come sono sfortunato. Pensate che ho chiesto al mio capo ufficio, il Commendator Pestalozzi, un aumento dello stipendio. E lui mi ha detto che lo potevo avere. Io ho detto grazie, grazie e per fare bella figura l’ho invitato a pranzo. Ero sicuro che mi diceva “grazie ho da fare non posso” e io potevo dire “prego, prego sarà per un’altra volta”. E invece ha detto subito “accetto con piacere, verrò puntualmente a trovarla a mezzogiorno, gradisco essere invitato a pranzo". Oh me sfortunato! In casa c’è ben poco ed io non ho neanche una lira. Che brutta figura che rischio di fare. Ohimè. Chiederò aiuto al mio cameriere-cuoco Pulcinella. Lui è sempre pieno di idee. (chiama)  Pulcinella. Pulcinella.

(voce da fuori - Eccomi - Eccomi)

(entra Pulcinella)

Pulcinella - Eccomi arrivato. Comandi e servizi. Servizi e comandi. Dica tutto caro padrone.

P. di casa - Pulcinella, oggi abbiamo invitati a pranzo. Cosa puoi preparare di buono?

Pulcinella - Invitati a pranzo? Ma qua ci vuole qualcuno che inviti noi a pranzo.

P. di casa - Su via Pulcinella. Non si potrebbe preparare un arrostino?

Pulcinella – Arrostino!?  L’ultima volta che sono andato dal macellaio mi ha detto che se non paghiamo i debiti mi fa lui ad arrosto e mi mette in bocca pure il rosmarino.

P. di casa - Ah, allora siamo rovinati! Cosa si potrà dare da mangiare al Commendatore Pestalozzi  che verrà a mezzogiorno?

Pulcinella - Commendatore Pestalocchi? Beh, se questo ha gli occhi pesti e non vede, ci penso io. Acchiappo quattro mosche gliele schiaccio nel piatto, un goccio d’olio ed è bella e fatta.

P. di casa - Ma no, Pulcinella non scherzare. Quello ci vede  meglio di te e di me.  Bisogna trovare un rimedio. Cosa abbiamo in cucina?

Pulcinella:  Le pentole, cucchiai e forchette e … mosche,  anche tante.

P. di casa: Dico da mangiare pulcinella.

Pulcinella:   Ci sono delle uova.

P. di casa - E come si fa. Mica posso dare solo un uovo al Commendator Pestalozzi. Faccio una brutta figura e poi quello magari non mi fa più avere l’aumento di stipendio. Qua ci vuole un’idea. Pulcinella,  spremiti le meningi.

Pulcinella - E come fas...sio a spremere queste meningi o arance,  se ci sono solo le uova.

P. di casa - Meningi, meningi ho detto.

Pulcinella - Mingi, mingi ... mi state dicendo delle parolacce?

P. di casa - Non ho detto parolacce. Ho detto spremiti la testa e tira fuori qualche idea per salvarmi da questa brutta figura.

Pulcinella - Ah, sì, sì.

(comincia a spremersi la testa e a sbatterla al muto, mentre il padrone di casa si siede al tavolo sconsolato)

Pulcinella - Ho trovato signor padrone. Ho trovato.

P. di casa - (alzandosi)  Dimmi, dimmi, Pulcinella.

Pulcinella - Dico, dico. Lei fa entrare il Commendatore Pestaspruzzi qui nella sala. Dice che io in cucina sto preparando un ottimo arrosto e tante belle cose. Poi io faccio un gran rumore di pentole e piatti. Poi entro nella sala e dico che è successa una grande disgrazia. E voi chiedete che cosa è successo. E io dico che si è bruciato l’arrosto e che le altre cose che avevo preparato si sono spiaccicate per terra. E voi dite che peccato, che peccato, come si può rimediare? E io dico che si possono preparare delle uova.

P. di casa - Perfetto, magnifico. Così Pestalozzi  capirà che è una disgrazia e io non faccio brutta figura. Bellissima pensata Pulcinella.

Pulcinella - Lo diceva sempre mammà: sei un genio figlio mio.


(si abbassa per un momento il sipario)

Scena 2°

(sulla scena ancora padrone di casa e Pulcinella)

P. di casa – E’ quasi mezzogiorno. E’ proprio mezzogiorno. Come sono emozionato, fra poco arriva il commendatore. E io dirò: prego, prego si accomodi. (suona il campanello e il Padrone di casa  si agita gridando. ) Presto, presto. Suona il campanello. Sta arrivando il Commendatore, Pulcinella vai subito in cucina.  Io … faccio entrare il commendatore. 

(Si agitano entrambi per la stanza, poi Pulcinella esce da un lato e il padrone di casa dall’altro. Dopo pochi attimi rientra il padrone di casa ) 

P. di casa – Avanti, prego, prego ...

(entra il Commendatore)

Commendatore - Buon giorno.

P. di casa - Prego, prego. Commendatore entrate, fate come foste a casa vostra, accomodatevi. Che bell’aria che avete Commendatore oggi, sembrate più giovane del solito.

Commendatore - Grazie, grazie.

P. di casa - Prego, prego. E’ stata una bella idea questa di venire a pranzo da me.

Commendatore - Beh, l’idea è stata vostra, io ho solo voluto onorarvi della mia presenza.

P. di casa - Grazie, grazie. Vedrete come cucina bene il mio cuoco Pulcinella. Sentite nell’aria questo odorino di arrosto.

Commendatore - (odora rumorosamente con il naso ) Fss, ssff. Sì, ma veramente non sento niente.

P. di casa - Per forza ho aperto la finestra per cambiare un po’ l’aria. Ma poco fa c’era un odore di arrosto che stordiva, era da svenimento. Ho dovuto aprire la finestra e ora c’è l’odore del mare. Pensate che stamattina il mio servitore Pulcinella ha pescato due pesci così.

Commendatore: Come!?

P. di casa: Così … (e fa il segno della lunghezza con la mano) E ora li sta cucinando. Era da svenimento.

Commendatore - Beh, se debbo svenire è meglio che  sto seduto. (si siede)

P. di casa - Prego, prego.

(grandissimo rumore di piatti e pentole proveniente dalla  cucina)

Commendatore e P. di casa (insieme) - Che è successo? Il terremoto? Che baccano! Cade la casa.

(entra Pulcinella)

Pulcinella - Che disgrazia, che disgrazia! Padrone che grande disgrazia!

P. di casa - Che è successo Pulcinella?

Pulcinella - Una grande disgrazia.

P. di casa - Si è forse bruciato l’arrosto?

Pulcinella - Peggio, peggio.

P. di casa - E’ forse caduto il sugo.

Pulcinella - Peggio, peggio.

P. di casa - Hai rovesciato il pesce?

Pulcinella - Peggio peggio.

P. di casa - Ma insomma cosa è successo?

Commendatore - (infuriato) Insomma cosa è successo? Basta.

Pulcinella - Si soo … rrrotte le uova.

P. di casa e Commendatore – Come si so rotte le uova?

Pulcinella – Schiaf … splaff… gnaff … tutte spiaccicate per terra.

(mentre il padrone di casa sviene il sipario si chiude)

                                                               FINE

 Chi è interessato alla versione cartacea dell’opuscolo vada a questo link
Teatro dei burattini – Pulcinella tre 

Pulcinella nel Castello del Mistero



Continuo il regalo ai genitori di cui avevo parlato in
 Questo copione per burattini nacque perché avevamo in casa un peluche di una scimmia con due labbra rosse a forma di cuore e poi ….

Pulcinella nel Castello del Mistero

Atto unico

per burattini o recitabile come burattini

personaggi o burattini

Pulcinella
Guerriero
Olinda
Scimmia
Primo Signore
Secondo Signore
( e se si vuole un Terzo Signore) 


Scena 1°
Quadro di scena – strada di campagna

Pulcinella - Che bella passeggiata. Che bell’aria fresca. Come mi sento ecologico. Bello passeggiar per i campi. Sentire gli uccellini che cinguettano: pio, pio, cip, cip.  Sentire il ruscello: scrosc, scrosc, slap, slap.  Che bello passeggiar quando c’è una bella giornata. Ma oibò, sembra che...

(rumori di temporale - scrosc, tomp, splasc, trarattatta)

Pulcinella - Aiuto. Ma questo è un temporale. Si mette a piovere, mi infradicerò tutto. Dove mi posso riparare? Oh cosa vedo, un castello, si un castello. Posso andare la a ripararmi.

(ancora rumori - si abbassa il sipario per rialzarsi subito con cambio di scena)

Scena 2°

Cambio quadro di scena – una stanza del castello

Pulcinella - Permesso!? Posso entrare? Ei di casa. Castellano. Castellanaa. Maggiordomo. Cameriere. Oste. Ma che è, non ci sta nessuno in questo castello. Hanno lasciato la porta aperta e sono andati via. (entra con circospezione, in punta di piedi)
 Non c’è proprio nessuno. E io che faccio? Aspetto che passa il temporale. Resterò qua. Se c’era qualcuno potevo chiedere qualcosa da mangiare. Potevo dire: Signora Castellana avete per caso un grissino per fare uno stuzzichino di spuntino, o anche un biscottino, o meglio un panino. Ma se non c’è il grissino posso accontentarmi anche di un piatto di spaghetti alla carbonara e alcune costolette di agnello con patate, sì, patate a forno. (grida di nuovo) Castellanaaaa.
 Ma quale castellana, non c’è proprio nessuno. Speriamo almeno che non ci siano i fantasmi. Almeno posso fare un riposino. Mi metto qua, sopra questo tappeto e faccio un riposino. Ma non mi debbo addormentare, può essere pericoloso. (si adagia giù). Terrò un occhio chiuso e uno aperto. Prima dormo con questo occhio. Due minuti. Poi dormo con l’altro occhio, due minuti. Sempre vigile. Sempre attento. Aahh, sì, si sta molto bene sopra questo tappeto. Ecco ora chiuudo un occhio, ora chiudo, chiudo, chiudo. (comincia a dormire russando rumorosamente)

(rumore di ferraglia)
(entra il guerriero con la spada sguainata)
(si avvicina a Pulcinella e lo punzecchia sulla spalla e poi si allontana)

Pulcinella - Ahio, mi hanno pizzicato. Qui ci debbono essere delle zanzare cavalline. Sciò, sciò, brutte zanzare.

(si rimette a dormire)
(di nuovo il guerriero si avvicina e lo punzecchia nuovamente)

Pulcinella - Via brutte mosche, sciò, sciò.

(Guerriero questa volta al centro della scena e con voce tonante)

Guerriero - Alzati vile intruso. Chi sei?

Pulcinella - E chi è questo!  Un fantasma?  Brrrr, mamma mia, mi tremano tutte le gambe. (si alza e  rivolto al pubblico) Sono rovinato, o è un fantasma o è un pazzo uscito dal manicomio,. Vestito come Orlando è.

Guerriero - Chi sei, intruso?

Pulcinella - Veramente io non sono questo INTRUSO che cercate, sono solo ENTRATO dalla porta e sono entrato solo perché fuori c’è il temporale. Volevo solo evitare di bagnarmi. Vi prego signor fantasma non mi fate del male, io sono buono e poi i fantasmi mi piacciono. Mi sono simpatici i fantasmi, sono amico dei fantasmi.

Guerriero - Smettila, io non sono un fantasma.

Pulcinella - (rivolgendosi al pubblico)  Mizzeca. Non è un fantasma, allora sono nei guai, questo è un pazzo furioso. (rivolgendosi al guerriero) Senta signor Castellano, la prego, non si arrabbi.

Guerriero - (con tono arrabbiato)  Non sono il Castellano. Io sono la guardia della Principessa Olinda del Castello del Mistero.

Pulcinella - Si calmi signora Guardiolina del Clistero. Io non voglio fare niente di male.

Guerriero - Come ti chiami?

Pulcinella - Mi chiamo P,  Pu, Pi, Pi,. . mi sto pisciando addosso dalla paura?

Guerriero - Come ti chiami,  ho chiesto?

Pulcinella - Mi chiamo Pu, Pulcinella.

Guerriero - Pulcinella hai detto ?

Pulcinella - Sì.

Guerriero - Davvero?

Pulcinella - Sì, me lo ha detto la mamma. E ci sta pure scritto sul certificato di nascita.

Guerriero - Bene, se tu sei Pulcinella aspettavo proprio te. Finalmente.

Pulcinella - Me?! Allora sono perso. Dimmi guerriero vestito di ferro: perché mi aspettavi? Mi vuoi infilzare con la spada. Mi vuoi fare allo spiedo come un pollo.

Guerriero - (sorridendo e con voce calma) Niente di tutto questo. Aspettavamo qui al castello un uomo chiamato Pulcinella, perché solo quest’uomo chiamato Pulcinella può rompere l’incantesimo, ci sta scritto nel libro del mistero.

Pulcinella - Come, come? Io non so leggere e sono addirittura scritto su un libro.

Guerriero - Proprio così. Sta scritto nel libro segreto che verrà un uomo chiamato Pulcinella che darà un bacio alla Principessa Olinda e la libererà dall’incantesimo del mago di Oscolcul.

Pulcinella - Guarda, guarda, addirittura si è sparsa la fama che io sono un grande amatore - baciatore al punto che anche le principesse si fanno scrivere su un libro per fare le prenotazioni. Lo diceva sempre mamma “quanto si bello”.

Guerriero - Allora sei pronto per venire a baciare la principessa.

Pulcinella - Pronto, prontissimo, bene, benissimo.

Guerriero - Bene, vado a chiamare la principessa Olinda del Mistero.

Pulcinella - Senta signor guerriero guardiolina del clistero, come dite voi. Non è che dopo aver baciato la principessa potrei avere un grissino per uno spuntino, ma se non avete il grissino posso anche accontentarmi di qualche piatto di spaghetti, di qualche cotoletta di agnello, o di un fritto misto, insomma una cosina  da mettere dentro lo stomaco perché continua a fare clip - clup.

Guerriero - Certo, potrai avere tutto. E’ scritto nel libro del mistero, dopo avere baciato la principessina Olinda diventerai subito il suo sposo, dunque Castellano di questo castello, dunque Principe di Vallefritta e potrai avere tutto quello che vorrai.

(il guerriero esce di scena)

Pulcinella - Sogno o son desto. Possibile che mi sta arrivando sulla testa una tale fortuna. Io Pulcinella, per un solo bacio, dico un solo.....ba..bacio, divento Castellano,  Principe addirittura di Vallefritta. Potrò farmi friggere tutto quello che vorrò: Non mi sembra l’ora di dare questo bacio e comincerà finalmente la vera storia di Pulcinella Principe di Vallefritta, mica valle in brodo. Appena lo sapranno al mio paese mi faranno una festa con statua e fuochi d’artificio. Pum....pummm...taratapum.

(si mette a ballare per la felicità)

Scena 3°

(rientra il guerriero)

Guerriero - Venite principessa Olinda

(entra una scimmia pelosa e con delle labbra rosse fuoco)

Pulcinella - San Gennaro santissimo aiutami. E chi è quella, è scappata dal circo?

Guerriero - Questa è la Principessa Olinda. Baciala sulla bocca.

Pulcinella - Uhh, che schifo! Io dovrei baciare la scimmia. Neanche per sogno, rinuncio a tutto. Grazie per il castello, ve lo potete pure tenere. Anzi vado a prendermi l’acqua del temporale.

(cerca di uscire ma il guerriero lo ferma con la spada)

Guerriero - Fermo. Baciala sulla bocca o con un colpo ti taglio la testa.

Pulcinella - Uh  che guaio, sono perduto: o un bacio o la morte. Non mi resta altra possibilità. Com’è pelosa.

(si avvicina  con i piedi indietro e la testa avanti e bacia sulle labbra rosse la scimmia)

(gran rumore, si spegne la luce, frastuono, si sente una voce stregata che grida: INCANTESIMO, INCANTESIMO - si riaccende la luce e al posto della scimmia ci sta una bellissima fanciulla, la principessa Olinda)

P. Olinda - Oh, mio caro Principe Pulcinella, grazie di avermi salvato dall’incantesimo, sono felice di diventare la tua sposa.

Pulcinella - Cosa vedono i miei occhi! Riesco a fare miracoli. Ho il bacio scioccante. Ohe che bella figliola, come sono fortunato.

Guerriero -Viva la Principessa Olinda. Viva il nuovo Principe Pulcinella. Viva i principi di Vallefritta. Ora si potrà celebrare il matrimonio.


Scena 4°

(Quadro di scena, una strada di paese addobbata a festa con uno striscione dove sta scritto. Viva gli sposi - Viva il Principe Pulcinella)

(entrano in scena signori e paesani –  due o tre, secondo le energie del vostro teatrino )

Primo Signore- Che bella coppia, che bel principe questo Pulcinella. Sarà sicuramente un ottimo principe.

Secondo Signore - Sì, è molto allegro. Forse è anche un po' fessacchiotto.

Primo Signore - Ma che dite!? Ha un’aria così gentile e poi la principessa è veramente bellissima.

Terzo Signore- Speriamo che questo nuovo principe sappia governare e non metta troppe tasse da pagare.

Primo Signore -  Speriamo pure che faccia tante feste e che ci inviti sempre a pranzo. Oggi abbiamo mangiato magnificamente.

(suona la tromba ed entra il guerriero)

Guerriero - Ecco a voi il Principe e la Principessa. Viva gli sposi.

(si sentono applausi e grida di gioia - entrano Pulcinella e la Principessa Olinda)

Pulcinella - Che bella festa e che bella mangiata. Come vedete miei cari sudditi io sssono un principe magnetico, magnotico e come si dice magnanimo. Insomma che magna sempre. Ora vi dirò qual’è il mio programma di governo.

(urla di bravo, bravo)

Pulcinella - Siete tutti qui riuniti, sssiamo qui tutti rrriuniti per il prrrogramma. Ci siete tutti.

(sì, bravo,  bravo ed applausi - grida di programma - programma)

     Grazie, grazie, prego, prego, dunque, dunque, ecco come primo punto del programma sarà aumentato lo stipendio a tutti del doppio.

(bene , bravo, bravo applausi e grida di urrah)

    Grazie, grazie, prego, prego, e ora e ora ecco secondo punto del programma: sarà festa tre volte alla settimana, anzi quattro, anzi cinque. Cinque perché cinque sono le dita di una mano e ci deve essere una festa per ogni dito.

(bravo, bravissimo - urla - applausi e tric trac)

    Grazie, grazie, prego, prego e ora e orrrrraaaa ecco il terzo punto; niente tasse, abolite. Quarto punto scuole, sei giorni di vacanza la settimana.  Quinto punto, un vestito nuovo per tutti. Sesto punto una chitarra. Settimo Tarantella. Si balla.

(bravo - bravo - iniziano a ballare tutti in scena la tarantella)

( quando la musica cessa,  e mentre gli altri burattini escono di scena,  Pulcinella si rivolge al pubblico)

Pulcinella - Avete visto ragazzi come si governa. Sarò il miglior principe di Vallefritta, ma anche di Vallecotta e di Vallecruda. Insomma di tutte le  valli. Avete visto che bellissima principessa. Ora vi debbo lasciare. Beh, mi capite è la prima notte di nozze. Vedete come mi fa il cuore. Pum , pum . sbang, splaf, sblanc, brrr.....arrivederci.

(scappa e si chiede i sipario)

Scena  5°

(Quadro di scena - camera da letto)

(entra Pulcinella in camicia da notte)


Pulcinella - Olinda, Olinduccia. Cara... Tesoruccio mio. Vieni ti sto aspettando.

(entra Olinda)

P. Olinda - Arrivo mio caro principe.

Pulcinella - Vieni mia cara Olinda che voglio darti un bacino.

P. Olinda - No, il bacino no.

Pulcinella - Come no? Vieni amoruccio, tesorino mio.

P. Olinda - No, no, no, bacino no.

Pulcinella - Sì, sì, sì, bacino sì.

(l’abbraccia e la bacia)

(grande rumore, buio,voce terribile INCANTESIMO – INCANTESIMO - scompare Olinda, si riaccende la luce, ricompare la scimmia)

Pulcinella - Aiuto. E’ ritornato l’ INCAZZESIMO, è tornata la scimmia.

Scimmia - Sono io la tua Olinduccia, dammi un bacino, fammi tornare di nuovo principessa.

Pulcinella -  Questa va avanti e indietro a forza di bacini. Aiuto !!!  Non voglio più essere principe. Basta incazzesimmi.

Scimmia - Bacino, bacino.

Pulcinella - Schifio, schifio. Non voglio fare il principe. Non voglio no.

(la scimmia continua a rincorrere Pulcinella mentre si chiude il sipario)


FINE

 Chi è interessato alla versione cartacea dell’opuscolo vada a questo link
Teatro dei burattini – Pulcinella tre 

Il diavolo fa le pentole ma non i coperchi



E’ arrivato il dicembre, il mese che annuncia l’inverno, le famiglie si preparano per il Natale. Il Natale coincide con un periodo di festività e di riposo dal lavoro;  i genitori stanno un po’ di più con i figli e provano a inventare qualche gioco.  Questo che segue è un regalo che voglio fare ai genitori; si tratta di tre atti unici recitabili da burattini, un caro ricordo del teatrino che preparavo in casa con i miei figli, magari c’è qualche genitore che vuole provarci e forse in qualche negozio di giocattoli si vende ancora la scatola per costruire un piccolo teatrino dei burattini.  Ricordo che si adattavamo i pupazzi a seconda della storia che si voleva rappresentare e poi una battuta alla volta che veniva spesso aggiustata o modificata.
 Qui il primo dei tre atti unici “Il diavolo fa le pentole ma non i coperchi”, gli altri due li inserirò nei prossimi giorni.
  Lo spunto è quello di Pulcinella che vende l’anima al diavolo, proprio come aveva fatto il dott. Faust, ma Pulcinella lo fa solo per un piatto di spaghetti.
 Chi è interessato alla versione cartacea dell’opuscolo vada a questo link

IL DIAVOLO FA LE PENTOLE MA NON I COPERCHI
Atto unico

Personaggi o burattini:

  Pulcinella - Un elegante signore - Un diavolo - Un angioletto vestito da carabiniere

Quadro di scena unico,  una strada di campagna.

Scena 1°

Pulcinella  - (Piagnucolando) - Ohimè topolino o tapino o come cavolo si dice. Sono quattro giorni che non mangio. Anzi mangio solo aria. La lecco,  la metto in bocca, la mastico, la inghiotto. Poi l’aria  scappa via e va  fuori di nuovo. Cosa non darei per un piatto di spaghetti, pieni di sugo, gra… gra… gratuiti e gra... grattugiati. Darei pure l'anima. (Continua a piangere disperato)

(Entra in scena un elegante signore con un foglio di carta in mano)

Signore -  Ho afferrato i tuoi lamenti e sono arrivato.
Pulcinella – (Dicendo a se stesso) Ma chi è questo qua? Afferra i miei lamenti e si presenta con una carta in mano. (Poi rivolgendosi al signore). Non ho bisogno di  carta per andare a gabinetto.
Signore  - Sono venuto per offrirti gli spaghetti che desideri.
Pulcinella - Allora quella carta è il menù ?
Signore - Non proprio. E’ un contrattino.
Pulcinella – Co.... coo.....crostatino?
Signore - Contrattino, ho detto contrattino.
Pulcinella - E’ che vuol dire?
Signore - Basta mettere una firmetta sotto ed io do una cosa te e tu dai una cosa a me.
Pulcinella – E voi cosa mi date?
Signore - Spaghetti in grande quantità.
Pulcinella - E io cosa ti do ?
Signore - Ci sta tutto scritto. Leggi.
Pulcinella - Veramente in questo momento mi mancano gli occhiali. Dimmi tu cosa c’è scritto.
Signore - C’è scritto solo che Pulcinella è disposto a dare quello che aveva detto prima.
Pulcinella - E che avevo detto prima? Chi si ricorda?
Signore - Beh, allora se non firmi me ne vado e addio spaghetti.
Pulcinella -(Urlando lo trattiene per un braccio) - Ooooh.... fermati. Penso un  momento.
Signore - Solo un momento.
Pulcinella - (Comincia a battere la mano sulla testa, si sente come un tamburo)
Signore - Che fai?
Pulcinella - Sto pensando. (Dice continuando a battere la sua testa come un tamburo)
Signore - Allora?
Pulcinella - Va bene firmo. Che sarà mai una firma. Gli spaghetti sono sempre meglio di una firma.
Signore - Ben detto. Ecco qua carta e penna.
Pulcinella - (Dopo avere provato a scrivere) Ma questa penna non scrive.
Signore - Per forza manca l’inchiostro.
Pulcinella - E datemi questo inchiostro.
Signore - Ce l’hai tu l’inchiostro.
Pulcinella - Io!!??
Signore - Certo, devi firmare col sangue, è un ottimo inchiostro rosso.
Pulcinella – Co...co...co...col sangue. Ma niente,  niente, siete pazzo?  Io,  secondo te, lei, voi, dovrei tirarmi un calamaio di sangue  per firmare la tua carta? E poi dove sono gli spaghetti?
Signore - Li vedrai, li vedrai, saranno una montagna, ma prima firma.
Pulcinella - Una montagna! Senta signor Dracula, io al massimo posso firmare con la saliva. Tanto sempre cosa mia è. Conosce lei  il DNA?  Se  non basta rinuncio e non se ne fa niente.
Signore - Saliva? E va bene firma pure con la saliva. Basta che ti ricordi che hai firmato.
Pulcinella – (Si avvicina al foglio e ci sputa sopra)
Signore - Che fai?
Pulcinella- Ci ho messo il nome. (Poi sputa di nuovo) Ecco il cognome. E ora se volete ci metto anche la data di nascita e la residenza.
Signore - Basta così. Ricordati che hai firmato un contratto, io ti darò gli spaghetti e tu mi darai l’anima.
Pulcinella - L’anima!  A sì, l’anima. (Rivolgendosi al pubblico) Deve essere proprio svitato. Anima e core.  Anima, animella fritta, coratella, cervella, trippa e  baccalà. Firiulì firiulà.
(Canticchia il  mentre il Signore esce di scena)
Pulcinella - Che fa se ne va! E gli spaghetti! (Grida) Signorì ricordatevi gli spaghetti. (Poi  rivolgendosi al pubblico) Vuoi vedere che questo signor elegantone mi ha preso in giro e io che ho sprecato tanta di quella saliva per firmare. (Si sentono dei tuoni, come se fosse un temporale) Ci manca pure che viene a piovere così resto affamato, gabbato e pure bagnato. (Dall’alto del palco cominciano a piovere striscioline bianche e rosse, come  fili di spaghetti)  Piovono spaghetti! Spaghetti col sugo. Che bel temporale. Che bel temporale. (Saltella felice, acchiappa con le mani gli spaghetti portandoli alla bocca)

Scena 2°

Stesso quadro di scena
Pulcinella – (Seduto per terra, sazio e soddisfatto, canticchia) Firiulì firiula,  che bella mangiata  è questa qua. Cosa importa se non c’era il piatto, cosa importa se ho firmato un contratto, mi so fatto una panza così, firiula firiulì.
(Entra il scena il diavolo, tutto rosso, con corna  forchettone e con in mano un foglio di carta)
Pulcinella – (verso il pubblico) Oh, mamma mia bella. E chi è questo ?  Sarà il cuoco? Che faccia brutta. Però cucinava  bene. E’ ancora tutto pieno di sugo. Sarà caduto dentro la pentola. (Poi rivolgendosi al diavolo) Complimenti signor cuoco è stato veramente ottimo e abbondante.
Diavolo - Sono contento che ti sia piaciuto e ora mi devi dare quello che mi spetta.
Pulcinella - Senti, senti. Vuoi vedere che questo ha portato il conto. Vedi,  sior cuoco, io mi sono messo d’accordo con il tuo padrone e la mangiata era tutta G R A T I S S S.
Diavolo - Guarda che io sono lo stesso di prima.
Pulcinella- Tu saresti quell’elegante signore di prima? Ma allora sei proprio caduto dentro la pentola  del sugo. Quanto mi dispiace.
Diavolo - Basta scherzare. Non hai ancora capito che io sono il diavolo. Lo vedi il forchettone?
Pulcinella - (Verso il pubblico) Questo è proprio tocco, si crede di essere il diavolo.  (Poi rivolgendosi al diavolo) Piacere sior diavolo, io sono il re dell’America, pardon il Presidente.
Diavolo - Ah, non mi credi. Ora ti farò assaggiare il mio forchettone. (Lo percuote con il suo forchettone rovente sul sedere)
Pulcinella - Ai, ahi, auuai. Aiuto questo fa sul serio. Senti diavolo o pazzo che sei, che vuoi da me?
Diavolo - Voglio la tua anima. Come sta scritto nel contratto che tu hai firmato con la tua saliva.
Pulcinella - E che te ne fai della mia anima?
Diavolo - O bella!  Che me ne faccio? La porterò all’inferno, faccio la collezione. La metterò sopra i carboni ardenti. Alla griglia.
Pulcinella - Anima alla griglia?
Diavolo- Sììì!
Pulcinella - Con rosmarino e salvia?
Diavolo - Con pece nera
Pulcinella - E che schifezza di gusti!
Diavolo - La tua anima è mia e me la cucino come voglio io.
Pulcinella - Ao aho, ma che sei veramente ammattito. Io dovrei andare all’inferno per...
Diavolo – Per una montagna di spaghetti. E te li sei mangiati tutti.
Pulcinella - E con questo?
Diavolo - Non vuoi venire e io ti ci porterò lo stesso. Hai firmato. Hai firmato il contratto.
(Comincia a  colpirlo con il forchettone, si rincorrono per la scena)
Pulcinella - Ah, ah. aio, Aiuto, mamma mia bella. Mi manda a fuoco il sedere. Aiuto , carabinieri, aiuto angeli del paradiso. Aiutooooo....
(Comincia a venire giù dal tetto un angelo, con una di divisa di carabiniere e con le ali di angelo)
Angioletto - Chi mi ha chiamato? Che succede qua?
Pulcinella - L’angelo carabiniero!?  Sono io il povero Pulcinella che ti ha chiamato.
Angioletto - Fermi tutti.
Diavolo - Fermi un corno. Anzi due corna. Questo birbante mi appartiene. Ha firmato e ha consumato, ora è mio.
Angioletto - E che cosa ha consumato?
Diavolo - Una montagna di spaghetti.
Pulcinella - E per forza, non mangiavo da quattro giorni.
Angioletto - Come erano gli spaghetti? Erano buoni?
Pulcinella - Sì, erano buoni.
Angioletto - Visto. Erano buoni è li ha mangiati. Ha fatto bene.
Diavolo – Certo,  li ho fatti nella mia pentola. Li ho preparati per lui in cambio della sua anima.
Pulcinella - Ma che anima e anima, io pensavo a uno scherzo.
Diavolo - Scherzo. Io non scherzo, sono il diavolo, Belzebù, il più brutto che ci sta giù.
Angioletto - Senti Belzebù, posso farti una domanda?
Diavolo – Parla.
Angioletto - Quanto fa due più due?
Diavolo - Quattro.
Angioletto - E quattro più quattro?
Diavolo - Otto. Cosa vogliono dire queste domande così facili?
Angioletto – Visto che sai fare i conti allora contiamo.  Ti ha forse chiesto diamanti,  oro, brillanti? Voleva diventare re, papa,  presidente, segretario di partito?  Voleva cento schiave o cento ville al mare? Ti  ha chiesto l’eterna giovinezza? Di diventare bellissimo o superpotente? Ha ordinato caviale e champagne? Ha solo chiesto solo della pasta e tu vuoi la sua anima
Diavolo - Ma ha firmato il contratto. (Mostra il foglio di carta)
Angioletto - Non vedo firme su quel contratto.
Diavolo - Per forza ha firmato con la saliva. C’è il DNA.
Pulcinella – Praticamente, ci ho sputato sopra nome e cognome.
Angioletto - Il contratto è nullo. Anche se fosse stato firmato col sangue, per un piatto di spaghetti il contratto è nullo.
Diavolo - Nullo?
Pulcinella – Nullo! Nullo, nullo, tie...e.
Angioletto – Sì, nullo.
Diavolo - Non è possibile che sia nullo?
Angioletto - Insisti?
Diavolo – Insisto.
Angioletto - Allora utilizzando tutti i miei poteri io ti trasformo da demonio in un pollo.
Diavolo - Un pollo?
Angioletto - Per non mancarti di rispetto in un pollo alla diavola.
(gran frastuono,  un bagliore, il diavolo scompare, e ci sta per terra un piatto con sopra un pollo)
Angioletto - Su, pulcinella. Cosa aspetti? Dopo gli spaghetti ci vuole un buon secondo.
Pulcinella - Senza contrattino?
Angioletto - Senza nessun contrattino.
Pulcinella - (si butta sul pollo) Firiulì firiula che mangiata è questa qua. Aahh, se poi mandi un po’ di vino digerisco lo spuntino.
FINE