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ariel




della dipartita del mio amico Michele Romano ho saputo da una pagina di facebook , ho trovato la cosa molto triste anche perché ci sentivamo almeno un quattro volte l’anno per telefono. Michele era un poeta particolare, era giardiniere e ci teneva tanto a questa qualifica che aveva raggiunto con determinazione, era fondamentalmente estasiato dalla natura, si era rifugiato nella maremma toscana scappando dai rumori ferrosi della Lambrate milanese.
Voglio proporre in lettura alcune sue poesie che ho trovato ieri in un cassetto; Michele Romano preferiva firmarsi ariel (come lo spirito che Shakespeare tratteggia nella Tempesta)

Sarebbe bello una volta incontrare Antigone
Chissà, un mattino di Sole? Presso l’Eretteo
Con la luce che gioca nelle pieghe delle figure
sulla loggia del tempio
Sconfiggere l’Ybris, il Minotauro che ci ha
fissato con gli occhi di brace, dal buio.
Ci piacerebbe incontrare Antigone sopravvissuta all’offesa,
con le mani piene di sabbia, di terra,
raccogliere il fulgore dei doni in quel tempio
della promessa.
Solo i viandanti nani ci hanno lasciato le loro
impronte scavate nella sabbia, i carichi lasciati
presso il mare. Al sole di levante negli occhi
abbagliati, sul viso screpolato di sale.
Un altro viaggio occorre adesso, verso il porto che era
agli inizi della memoria …
(ariel)
Fragmenta … in sol minore
La solitudine è come il basso continuo di ogni esistenza
Ce ne storna la capacità di ascolto dell’altro, che ci
sfiora
ogni tanto e con noi risuona e vibra per un breve tratto
(ariel)
Abitare il cuore del mondo
è vivere nel canto intraducibile
delle cose
(ariel)

La libertà è un luogo così assolato che tutti
si rifugiano all’ombra della frazione univoca
dell’io
(ariel)
Immagine – “La tempesta” nell’adattamento di Strehler

Mattinata come serenata

una mattinata come serenata ma anche una stupenda poesia d'amore accompagnata da una dolce musica, è il miracolo che sono riusciti a costruire Giovanni Formisano per le parole e Gaetano Emanuele Calì per la musica. I due autori, entrambi di Catania, producono questo breve capolavoro agli inizi di un secolo tremendo il '900. E' la canzone d'amore più sentita dai siciliani all'inizio di quel secolo e la portano nel cuore i soldati siciliani che vanno a combattere nella terribile prima guerra mondiale. "Si dice che fosse il 1916. Sul fronte della Carnia si fronteggiavano gli austriaci e due reggimenti formati da Siciliani. Si sparavano e si ammazzavano. Una sera, splendendo la luna, uno dei nostri, un soldato siciliano, prese la sua chitarra e cantò. E mentre cantava, gli spari cessarono. E quando finì di cantare, gli austriaci applaudirono …
Questa canzone è stata cantata da tanti grandi cantanti di musica leggera e da tanti cantanti lirici, ho trovato questo video su youtube nella versione cantata da Enzo Montagna nella forma più popolare e genuina della Sicilia.
Qui sotto il testo (accompagnato da qualche nota di traduzione)
E vui durmiti ancora
Lu suli è già spuntatu di lu mari
E vui bidduzza mia durmiti ancora
L’aceddi sunnu stanchi di cantari
Affriddateddi aspettanu ccà fora
Supra ssu barcuneddu su pusati
E aspettanu quann’è ca v’affacciati
Lassati stari nun durmiti cchiui
Ca ‘nzemi a iddi dintra sta vanedda
Ci sugnu puru iu c’aspettu a vui
Ppi viriri ssa facci accussì bedda
Passu cca fora tutti li nuttati
E aspettu sulu quannu v’affacciati
Li ciuri senza i vui nun vonnu stari
Su tutti ccu li testi a pinnuluni
Ognunu d’iddi nun voli sbucciari
Se prima nun si rapi ssu barconi
Intra li buttuneddi su ammucchiati
E aspettanu quann’è ca v’affacciati
Lassati stari nun durmiti cchiui
Ca ‘nzemi a iddi dintra sta vanedda
Ci sugnu puru iu c’aspettu a vui
Ppi viriri ssa facci accussì bedda
Passu cca fora tutti li nuttati
E aspettu sulu quannu v’affacciati
E voi dormite ancora
Il sole è già spuntato dal mare
E voi dolcezza mia dormite ancora
Gli uccelli sono stanchi di cantare
Infreddoliti, aspettano qua fora
Sopra il balconcino son posati
E aspettano a voi che vi affacciate
Lasciate stare, non dormite più
Perché insieme a loro, in questa piccola via
Ci sono anch’io che aspetto a voi
Per vedere questo viso così bello
Passo qui fuori tutte le nottate
E aspetto solo quando vi affacciate
I fiori senza di voi non vogliono stare
Sono tutti con la testa abbassata
Non ce n’è uno che voglia sbocciare
Se prima non si apre quel balcone
Stanno nascosti fra i boccioli
E aspettano che voi vi affacciate
Lasciate stare, non dormite più
Perché insieme a loro, in questa piccola via
Ci sono anch’io che aspetto a voi
Per vedere questo viso così bello
Passo qui fuori tutte le nottate
E aspetto solo quando vi affacciate

C Curriculum (Non dizionario)


Curriculum, parola spesso accompagnata da “vitae” , che è rimasta in uso nella sua forma latina; la traduzione diventerebbe drammatica: corso della vita. Restando in latino sembra qualcosa di lontano, se poi si arriva alla simbolica abbreviazione usata nel mondo del lavoro CV, si può pensare all’insegna di un servizio, confonderla con qualcos’altro, un WC o qualche altra sigla.
Tutti i nostri giovani che cercano lavoro sono alle prese con la scrittura di questo CV, devi mandarlo ad una ditta che ha ben evidenziato che chiede esperienza e tu non ce l’hai, sei verso i trenta anni e sembra di non avere vissuto … (e di quei CV ne devi scrivere almeno mille e inviarli … perché uno su mille ce la fa…)
Wislawa Szymborska, poetessa che ci ha lasciato molto recentemente (il 2 febbraio 2012), descrive con delicatezza e grande drammaticità lo stato d’animo di chi sta scrivendo un curriculum; riporto i suoi versi che ho trovato giorni fa in rete. (f. z.)
Scrivere il curriculum

Cos'è necessario?
E necessario scrivere una domanda,
e alla domanda allegare il curriculum.
A prescindere da quanto si è vissuto
il curriculum dovrebbe essere breve.

È d'obbligo concisione e selezione dei fatti.
Cambiare paesaggi in indirizzi
e ricordi incerti in date fisse.

Di tutti gli amori basta quello coniugale,
e dei bambini solo quelli nati.

Conta di più chi ti conosce di chi conosci tu.
I viaggi solo se all'estero.
L'appartenenza a un che, ma senza perché.
Onorificenze senza motivazione.
Scrivi come se non parlassi mai con te stesso
e ti evitassi.

Sorvola su cani, gatti e uccelli,
cianfrusaglie del passato, amici e sogni.

Meglio il prezzo che il valore
e il titolo che il contenuto.
Meglio il numero di scarpa, che non dove va
colui per cui ti scambiano.
Aggiungi una foto con l'orecchio scoperto.
È la sua forma che conta, non ciò che sente.
Cosa si sente?
Il fragore delle macchine che tritano la carta.